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Alex Schwazer: “Dopo Pechino mi sono dopato per essere come gli altri. I media sono agli estremi"

Alex Schwazer: “Dopo Pechino mi sono dopato per essere come gli altri. I media sono agli estremi"

Il 21/09/2017 alle 11:04Aggiornato Il 21/09/2017 alle 11:18

Dal nostro partner OAsport.it

Imparare a rialzarsi da cadute anche assai dolorose. E’ all’insegna di questa e del tema del cambiamento che si è tenuta ieri in occasione dell’evento “Sabes 007 – dieci anni di Azienda sanitaria”, svoltosi a Vipiteno, un incontro che ha avuto per ospite Alex Schwazer.

L’ex marciatore azzurro, squalificato per doping, ha raccontato la sua storia e le proprie sofferenze per quanto accaduto. Ecco le sue parole, riportate dal "Corriere dell'Alto Adige".

" Avrei avuto bisogno di una pausa dopo aver vinto le Olimpiadi di Pechino del 2008, ma non me la sono concessa, cominciando invece ad allenarmi con ancor più forza. Questo mi ha portato alla fatale decisione di doparmi. Anche a causa della convinzione che tutti i concorrenti praticassero il doping. Da parte mia, si è trattato di una sorta di sfida, seguendo un po’ il motto: allora lo faccio anch’io."
2012, Alex Schwazer (AP/LaPresse)

2012, Alex Schwazer (AP/LaPresse)LaPresse

Poi venne il periodo post squalifica e tutte le difficoltà annesse, come quella di accettare le critiche dei media per il forte impatto avuto: “I media stanno sempre agli estremi: o qualcosa è eccezionale o assolutamente pessimo, non esiste una via di mezzo".

Infine una considerazione sul secondo caso di doping che lo ha riguardato: “Il processo presso il Tribunale arbitrario sportivo si è ormai concluso, ora spero che sia fatta luce sulla verità grazie ai successivi procedimenti giudiziari".

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Giandomenico Tiseo

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