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Majd Eddin Ghazal, dai bombardamenti in Siria al bronzo mondiale

Majd Eddin Ghazal, dai bombardamenti in Siria al bronzo mondiale

Il 16/08/2017 alle 12:31Aggiornato Il 16/08/2017 alle 13:35

La storia dell'atleta di Damasco ha fatto commuovere gli appassionati: senza poter contare sui mezzi dei suoi colleghi a causa della guerra, non ha mai smesso di crederci e a Londra è stato premiato salendo sul terzo gradino del podio nel salto in alto.

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È calato il sipario sui Mondiali di Londra, una rassegna che ci ha regalato colpi di scena e storie incredibili come quella di Majd Eddin Ghazal. La sua è una storia che commuove e, senza timore di cadere nella facile retorica, può essere tranquillamente catalogata come rivelazione.

Dentro lo stadio olimpico il 30enne, siriano di Damasco, realizza con stupore di aver vinto il bronzo nella finale del salto in alto. È solo la terza medaglia mondiale nella storia della Siria dopo l’oro vinto nell’heptathlon da Ghada Shouaa nel 1995 e il successivo bronzo nel 1999. La misura non trascendentale di 2.29 metri, che vale il terzo gradino del podio grazie all’errore in meno rispetto al messicano Rivera, ha il sapore della beffa ripensando al nostro Tamberi che con il medesimo risultato non è riuscito a qualificarsi per la finale. L’oro se lo aggiudica un dominante Mutaz Essa Barshim (2.35 con percorso netto, primo oro mondiale per il qatariota) mentre l’argento va a Danil Lysenko (2.32), uno dei 19 atleti russi ammessi a gareggiare senza bandiera.

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Evidentemente la favola doveva giungere a compimento e gli dei dell’atletica hanno dato una mano a un ragazzo che sembrava provenire dagli anni ’80 con un abbigliamento improvvisato rispetto ai suoi colleghi pluriaccessoriati. In fondo, cosa volete che importi a Ghazal dell’apparenza. Lui è uno che bada alla sostanza e a imporglielo è stata la vita. Qualche settimana prima dei Giochi 2012 si stava allenando a casa, quando lo stadio della capitale venne bombardato:

" Una granata esplose vicino al materasso dei salti, mi spaventai. Erano tempi di guerra civile, la situazione in città era tremenda: militari, sparatorie, esplosioni, pianti e grida per le strade. La mia Damasco era sotto assedio. Difficile prepararsi per un’Olimpiade, in una situazione così. Non volevo andare ma il governo decise che, per dimostrare al mondo che la Siria era ancora viva, qualcuno dovesse partire per rappresentarci"

Poco importa se a Londra, da portabandiera, fu 28°:

" Cercavo di concentrarmi, ma il mio cervello era invaso da ricordi di guerra: un film dell’orrore"
Majd Eddin Ghazal, Mondiali di atletica 2017

Majd Eddin Ghazal, Mondiali di atletica 2017Getty Images

Ghazal si allena in Siria a Damasco senza tanti mezzi, ha solo un coach (Imad Sarraj) dopo che per anni si è allenato da solo. Nel 2015 aveva bisogno di un supporto professionale e dunque si affidò a Sarraj che, però, non è nemmeno uno specialista del salto in alto. Di staff personale, massaggiatore o fisioterapista nemmeno a parlarne: il siriano si mantiene facendo l’insegnante di ginnastica. Ogni volta che deve prendere parte a una competizione o a un meeting la burocrazia lo costringe ad affrontare miriadi di ostacoli: oltrepassa il confine con il Libano, prende un volo internazionale da Beirut e poi staziona per ore e ore in fila negli uffici delle ambasciate per ottenere i documenti necessari. A volte va persino in Kuwait:

" Due giorni persi, tra andata e ritorno. E non è mai facile: tutti pensano che io sia un potenziale immigrato solo perché sono siriano"

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Capita, però, che i pass gli vengano negati. Ai Mondiali ha potuto gareggiare perché è sbarcato a Londra grazie a un visto di sei mesi rilasciatogli da un’ambasciata spagnola. Il suo personale è 2.36, 5 cm di miglioramento al meeting di Pechino 2016 “quando tutti si chiesero: chi è quel siriano e da dove salta fuori?”. Prima delle Olimpiadi di Rio disse: “Credo che sia solo l’inizio della mia carriera a livello internazionale. Credo di poter spiccare il volo. So di poter saltare oltre 2.40 metri". Ai Giochi brasiliani il portabandiera siriano chiuse settimo, ma non ha mai smesso di lottare.

Majd Eddin Ghazal, Mondiali di atletica 2017

Majd Eddin Ghazal, Mondiali di atletica 2017Getty Images

" Avrei bisogno di strutture migliori. Abbiamo solo una vecchia area di atterraggio a Damasco. Questo non è sufficiente per raggiungere lo step successivo delle prestazioni. Ma ciò che conta di più è credere in se stessi e avere intorno persone che credono in te"

Ha partecipato a quattro Mondiali e tre Olimpiadi, ma la sorpresa è arrivata a Londra, accompagnata dal boato del pubblico. Quando Ghazal si piega sulle ginocchia e bacia la pedana, dagli occhi sprigiona un’emozione pura dimostrando al mondo quanto conta crederci.

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