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Verso Tokyo 2020: Tortu, Tamberi e Palmisano le speranze di medaglia, i giovani per il 2024

Verso Tokyo 2020: Tortu, Tamberi e Palmisano le speranze di medaglia, i giovani per il 2024

Il 15/08/2017 alle 11:21Aggiornato Il 15/08/2017 alle 20:32

Dal nostro partner OAsport.it

A Londra è andato in archivio l’ennesimo Mondiale fallimentare per l’atletica italiana. Il bronzo nella marcia di Antonella Palmisano ha evitato il secondo ‘zero’ consecutivo nel medagliere, tuttavia non ha oscurato le voragini di un movimento agonizzante da ormai oltre un lustro.

Nel turbamento del presente, il futuro non lascia intravedere una netta inversione di tendenza. Guardando alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020, le potenziali punta da podio, realisticamente, potrebbero essere appena tre: Gianmarco Tamberi, Filippo Tortu, talento cristallino che ha il potenziale per inserirsi tra i big internazionali della velocità, e la stessa Palmisano. Non vanno esclusi a priori alcuni potenziali outsider come Daniele Meucci (maratona) o Anna Eleonora Giorgi (marcia), sperando che gli infortuni e la malasorte smettano di accanirsi con Marco Fassinotti (alto). Sebbene manchino ancora tre anni ai Giochi, ad ogni modo, non si vede chi altro possa compiere un salto di qualità tale da poter entrare a far parte del gotha mondiale.

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Eppure gli ultimi Europei juniores ed Under23 hanno riservato medaglie a grappoli per le nuove leve azzurre. Risultati, oggettivamente, dal valore relativo e da analizzare caso per caso. In primis, il livello di tali rassegne continentali non può in alcun modo essere comparato ad un Mondiale o ad una Olimpiade. E’ come paragonare il Giro Under23 nel ciclismo al Tour de France, o gli Europei Under20 ai Mondiali di calcio…Qualche esempio: Ayomide Folorunso vinse l’oro U23 nei 400 hs in 55″82, poi ai Mondiali è approdata in semifinale con un discreto 55″65. Per ambire ad un podio iridato, occorrerebbe però abbassare questi tempi di almeno due secondi: un’enormità. Si tratta di due dimensioni differenti. Sempre agli Europei U23, Erika Furlani colse il bronzo nel salto in alto con 1,86 metri, misura modesta in qualsiasi contesto internazionale a livello Seniores; stesso discorso per i mezzofondisti: i trionfi di Yemaneberhan Crippa (5000 metri), Yohanes Chiappinelli (oro nei 3000 siepi) e Ahmed Abdelwahed (argento nei 3000 siepi) hanno palesato riscontri cronometrici distanti anni luce dai big planetari.

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Si potrebbero citare numerosi altri esempi, ma la sostanza non cambia: i trionfi giovanili non assicurano per niente una carriera gloriosa anche nell’atletica che conta davvero. Anzi. Solo una programmazione mirata può portare un atleta promettente a compiere negli anni quegli step determinanti per issarsi nell’empireo dei grandi campioni. Questo, in Italia, accade raramente: si tratta di un problema irrisolto, probabilmente il più improrogabile per poter pensare di ricostruire una squadra competitiva almeno in vista di Parigi 2024.

Non mancano comunque alcune individualità davvero interessanti. Non ancora 19enne, Vladimir Aceti è già stato capace di scendere sotto il muro dei 46″ nei 400 metri (45″92): un ragazzo di talento su cui investire per ridare prestigio al settore del giro di pista, anche in ottica 4×400. Lo stesso discorso vale per la 4×100: attorno ad un talento come Tortu andrà costruita una squadra di 7-8 elementi interscambiabili ed in grado di garantire solidità nel lungo periodo. Da seguire anche Andrea Dallavalle (personale di 16.87 metri nel triplo), Christian Falocchi (2,24 metri nell’alto), Filippo Randazzo (già sopra gli 8 metri nel salto in lungo) e Carolina Visca (giavellotto), quest’ultima uno dei rari barlumi di speranza di un settore, quello dei lanci, che vede quasi sempre il Bel Paese colpevolmente assente dai grandi palcoscenici. Si tratta di atleti di indubbio valore, il cui salto di qualità dipenderà da motivazioni, programmazione, guida tecnica adeguata e salute (troppe volte i migliori prospetti azzurri hanno visto le proprie carriera zavorrate o addirittura compromesse da infortuni a catena).

Ricapitolando: l’Italia dovrà fare di tutto per presentarsi a Rio con tre carte da medaglia (Tamberi, Tortu e Palmisano) e qualche outsider in grado di tentare il colpaccio (Meucci, Giorgi e Fassinotti). Non è molto, ma bisogna accontentarsi in un contesto che vede il Bel Paese molto distante da un livello sufficiente nei lanci, nel mezzofondo, negli ostacoli, nelle prove multiple ed anche nella marcia maschile che da ormai troppo tempo non riesce a sfornare atleti di livello. Per costruire una squadra competitiva occorrerà lavorare sui giovani: i 7 anni che ci separano da Parigi 2024 rappresentano un lasso di tempo adeguato per ricostruire delle fondamenta solide dalle macerie del passato recente. A patto che vi sia una reale volontà di farlo.

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