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Milano in finale con Avellino: fuori Cremona e Trento

Milano in finale con Avellino: fuori Cremona e Trento

Il 20/02/2016 alle 20:22Aggiornato Il 20/02/2016 alle 23:04

Finale inedita con due grandi ritorni per Olimpia e Scandone: Avellino va alla caccia del bis dopo la Coppa Italia conquistata 8 anni fa agli ordini di Matteo Boniciolli, mentre Milano torna a giocarsela in casa dopo quella vinta nell’ormai lontano 1996

DOLOMITI ENERGIA TRENTO-SIDIGAS AVELLINO 69-71 (16-18, 30-34; 53-55)

E con questa fanno 9. Nove vittorie consecutive tra campionato e Coppa, questa sudatissima, artigliata – ma meritata – con enorme sofferenza, al termine di una sfida da Iliade con Trento: dopo 8 anni, la Scandone Avellino torna a giocarsi la finale di Coppa Italia, otto anni dopo aver sollevato quello che finora è l’unico trofeo della storia societaria con quello spettacolare capolavoro di Matteo Boniciolli. A gestire quell’Avellino, proprio come oggi, c’era Marques Green, certo, un giocatore completamente differente da quello odierno, con una freschezza atletica e un talento offensivo di livello superiore, ma anche con una capacità inferiore di dettare ritmi e tempi di gioco; d’altronde, l’età rende più lenti, ma anche più saggi ed esperti. E ora c’è Pino Sacripanti per cercare di aggiungere un nuovo capolavoro nella sala dei trofei della famiglia Scandone, a completare un favoloso percorso che l’ha visto raccogliere una squadra completamente distrutta dai bassifondi della classifica e riportarla in alto, là dove il valore complessivo del roster odierno e l’ambizione societaria vorrebbe essere.

Il basket è strano, perché Avellino vince una partita completamente differente da quella di venerdì, a basso punteggio, con un tasso di intensità e difesa molto più elevato, così com’è strano che una squadra che soffre in maniera tremenda a rimbalzo (46-36 il contro per Trento, che ne raccoglie anche 23 offensivi) riesca poi a vincere sfruttando le giocate in pick’n’roll e la presenza di Riccardo Cervi e Ivan Buva (19 punti a testa) in vernice: l’ex-reggiano parte con le marce altissime e finisce piazzando i due tiri liberi decisivi dopo una lunga pausa in panchina, mentre l’ex-canturino è il fattore X del quarto periodo, dove scrive 12 punti con 5/6 al tiro e una capacità strepitosa di farsi sempre trovare pronto per raccogliere i palloni alzati da Green e Ragland, questa sera molto funzionali in coppia all’interno di un assetto leggero ma con grandi doti di fantasia e creatività. Poi, il solito lavoro silenzioso di Maarty Leunen (7 punti, 12 rimbalzi e blocchi che aprono autostrade alle penetrazioni dei piccoli allontanando le braccione di Julian Wright dal ferro) e la capacità di James Nunnally di farsi trovare pronto a infilare i tiri importanti nei momenti importanti, come le due bombe mandate a bersaglio nel terzo periodo.

Trento, dal canto suo, sbaglia tanto, forse troppo, quando il pallone scotta per davvero, affrettando le conclusioni e scegliendo quintetti non propriamente funzionali alla causa: il 40% da due è segno di attacchi sofferti, così come il 26% dall’arco non permette di aprire la scatola per sfruttare al meglio le possibilità della coppia Wright-Pascolo (comunque 28 punti in due). Sull’ultima azione, con Buscaglia a disegnare una tripla, Wright si impasta sulla difesa di Leunen senza nemmeno riuscire a tirare: foto-partita se ce n’è una.

Trento: Sanders 3, Pascolo 13, Forray 15, Sutton 4, Wright 15; Poeta 2, Flaccadori 5, Lockett 4, Berggren 8. N.e.: Lechtaler. All.: Buscaglia.

Avellino: Green 10, Acker 0, Leunen 7, Cervi 19, Nunnally 10; Ragland 3, Veikalas 3, Severini 0, Pini 0, Buva 19. N.e.: Parlato, Norcino. All.: Sacripanti.

2015-2016, Coppa Italia, Avellino, James Nunnally (LaPresse)

2015-2016, Coppa Italia, Avellino, James Nunnally (LaPresse)LaPresse

VANOLI CREMONA-EA7 MILANO 58-90 (17-24, 31-45; 45-76)

Terza Final8 in quattro anni al Forum, e Milano che torna a giocarsi la finale in casa dopo quella del 1996 vinta su Verona, ultimo successo biancorosso nella competizione: dopo il ko dello scorso anno sofferto al PalaDesio contro Sassari, l’Olimpia incrocia Avellino a tre settimane di distanza dalla rocambolesca sconfitta subita proprio sul parquet di Assago, con quel +13 scialacquato nei 5’ finali, in una sfida che, tradizionalmente, ha sempre visto la Scandone come osso molto duro da rodere.

Quest’anno, Milano arriva all’appuntamento finale dopo essere passata come uno schiacciasassi nei due turni iniziali, rullando in serie Venezia (+29) e Cremona (+32), spietata nello stritolare prima una Reyer in condizione psico-fisica terrificante e poi una Vanoli dalle rotazioni risicate e il fiato già cortissimo dopo il prodigioso epilogo nella sfida in overtime con la Dinamo: Repesa non avrà il suo mastino difensivo d’eccezione, Bruno Cerella, già operato al menisco distrutto contro Venezia, e probabilmente nemmeno Alessandro Gentile, ancora presente in panchina ma soltanto per onor di firma, ma potrà sbizzarrirsi nuovamente con turnover e rotazioni, scegliendo se continuare a puntare sull’assetto leggero con Mantas Kalnietis in uscita dalla panchina, o se appesantire il centro-area con il reintegro di uno tra Esteban Batista e Stanko Barac. Dubbi fastidiosi, certo, ma di quelli che qualsiasi allenatore vorrebbe avere.

Nel frattempo, si può gustare una cavalcata a briglie sciolte su una Cremona che regge poco più di un quarto, fino a quando le gambe hanno ancora qualche briciolo di forza e la coesione ancora da trovare nel secondo quintetto dell’Olimpia concede qualche giro a vuoto di troppo. Ma il ritorno dello starting-five, guidato ancora una volta da un Kruno Simon in grandissima forma (17 punti, 9 rimbalzi) e splendidamente supportato dalla miglior versione milanese di Andrea Cinciarini (13 punti, 8 falli subiti) e dalla solita morsa difensiva di Charles Jenkins, scava il break decisivo sul finire del secondo periodo, allargandolo poi a dismisura in un terzo quarto in cui Cremona viene più che doppiata (31-14 nel frangente).

Con un solido Daniele Magro rispolverato in quintetto, un Rakim Sanders che pare trovarsi a grandissimo agio come leader offensivo in uscita dalla panchina (16 punti, 7 rimbalzi), e un Mantas Kalnietis che non sconvolge le gerarchie giocando in modo ordinato, pulito e con grande dedizione difensiva, l’Olimpia veleggia senza staccare le mani dal volante, anche quando la Vanoli somiglia tanto a un pugile contato in piedi: il solo Deron Washington, sempre generosissimo con 15 punti, 5 rimbalzi e 6 falli subiti, è poco o nulla in una serata in cui Elston Turner tradisce in maniera amara (6 punti con 2/9 al tiro dopo lo show di venerdì sera), Nikola Dragovic segna il suo unico canestro dal campo nell’ultima azione e alla batteria degli italiani non riescono i miracoli di Sassari.

Cremona: Dragovic 6, Cusin 4, Cazzolato 2, Washington 15, Turner 6; Mian 5, Gaspardo 6, Biligha 2, McGee 12, Boccasavia 0. All.: Pancotto.

Milano: Macvan 10, Magro 8, Cinciarini 13, Jenkins 10, Simon 17; Sanders 16, Lafayette 4, Kalnietis 2, McLean 7, Amato 3, Vecerina 0. N.e.: Gentile. All.: Repesa.

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