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Il paradigma Bamberg e la sfida di Andrea Trinchieri, l'italiano diventato grande anche in Germania

Il paradigma Bamberg e la sfida di Andrea Trinchieri, l'italiano diventato grande anche in Germania

Il 10/10/2017 alle 13:17Aggiornato Il 10/10/2017 alle 14:52

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CUSAGO (Milano) – Provateci voi. Provateci voi a registrare un’intervista nel mezzo dell’estate più canicolare degli ultimi 15 anni (dal 2003), ai margini di un borgo medioevale a due porte da Milano, sorseggiando caffè con ghiaccio e succo di pesca (…). Poi lasciatela lì due mesi esatti, fate passare i campionati Europei, tutta la pre-season, le prime giornate di campionato, la vigilia (tutta) della nuova Eurolega. Ed ecco- magicamente- che quelle parole scorreranno filate, limpide, cristalline come direbbe il colonello Nathan Jessep in Codice d’Onore. Fatela decantare, come si farebbe con un Barolo di Giacomo o Aldo Conterno.

Maccabi, Barcellona, una maggiorente d’Eurolega: i si dice e i boatos su Trinchieri si sprecavano. E invece no, è ancora Bamberg. E con piena fiducia. Perché? Chiedetelo ad uno dei pochi potenziali, veri esegeti del pensiero trinchieriano- Marco Crespi- che ha diversi punti di contatto col Poeta Guerriero, ed ha farcito i commenti degli Europei su Sky elevando il ‘gioco’ Bamberg ad esegesi (appunto) pura. Perché il Bamberg, appunto, sotto la guida di Trinchieri è diventato un paradigma: da ‘saccheggiare’ quando i suoi giocatori arrivano al massimo rendimento di carriera, dove (ri)fugiarsi se si vuole dare una svolta.

Il Poeta Guerriero scarta di lato, fa spallucce se le maggiorenti di cui sopra depredano il roster, sorride a quanti esaltano i progressi di Nik Melli (e invece bastava leggere quanto disse su queste colonne virtuali nel 2015 e nel 2016), rispolvera Ricky Hickman, accoglie finalmente Danny Boy, si trova con un roster del tutto rinnovato. Basterà, per ripetere i miracoli delle ultime stagioni? Il viaggio conta più della meta. Voi godetevi alcuni passaggi destinati ad entrare per sempre nella cosmogonia trinchieriana, e intanto sappiate che il Poeta Guerriero vive molto più a suo agio con la sua smisurata intelligenza rispetto a ieri (copyright Stefano Michelini) e continua a predicare che allenare cristoni di 2.10 in calzoncini e maglia bucherellata è meno importante che salvare vite umane. E oltre, cosa c’è? Secondo noi, la perpetuazione della cosmogonia di Pop. Dove? L’avete capito. E adesso, buona lettura.

Andrea Trinchieri mette la propria firma nell'albo d'oro dopo aver vinto il titolo in Bundesliga con il Bamberg nel 2017

Andrea Trinchieri mette la propria firma nell'albo d'oro dopo aver vinto il titolo in Bundesliga con il Bamberg nel 2017Getty Images

Coach, ‘Hic manebimus optime’. Anche a Bamberg, ancora a Bamberg... Ti senti di dirlo... Ancora?

In estate se la contano tutti. Poi, però... Penso che siamo consistenti, concreti.Penso che Ricky (Hickman) abbia ancora ‘della pallacanestro’, penso che farà una buona stagione. Diciamo anche che il nostro storico parla a favore del lavoro intrapreso: se contiamo i giocatori che sono venuti a Bamberg per avere la migliore stagione della loro carriera, ormai siamo alla doppia cifra.

Nell’estate e nel pre campionato 2016 avresti pronosticato di essere nella stessa condizione l’anno successivo? Che avresti cominciato la quarta stagione in Germania?

No, ma neppure l’opposto. Ero focalizzato sull’anno sportivo, non sull’oltre. Posso soltanto dire che c’era già il circoletto rosso su Hickman, fino dal 2016.

Eppure, vedendolo la scorsa stagione, io avrei pronosticato per lui un certissimo ‘Sunset Boulevard’ cestistico.. E’ per questo che l’hai voluto?

Lo storico mi aiuta, ripeto... Nessuno ci garantisce che faremo lo stesso, ma avevamo bisogno di quel tipo di giocatore.

Forse perché l’Assoluto, nel basket, non esiste. Il migliore, il più adatto...

No, assolutamente. Una volta c’erano i bravi e i cattivi, cosa che si può sempre fare. Poi quello che scrivi il martedì non vale più nulla il giovedì successivo.

Un anno fa, a 50 metri da questo bar, dicesti ‘Daniel Hackett muore per quel pallone lì, ed è la ragione per cui mi piace così tanto’. Rieccoci. Tra l’altro fu una frase che facemmo leggere a Franco Del Moro, e gli piacque tanto. Perché ti piace tanto? Parliamo prima del giocatore.

Hai detto troppi paroloni. Non salviamo vite umane, non siamo una Onlus. Semplicemente la pallacanestro va in quella direzione: servono giocatori fisici, atletici, che in campo ci mettono il corpo. Daniel ha il cuore di un toro, è un giocatore che quando viene amato ti dà qualcosa che pochi riescono a dare.

Come l’hai sentito, nell’estate dell’Europeo?

A me interessava sapere come stava, non solo fisicamente. E’ un giocatore che mette tantissima energia in campo ed era rimasto fermo per diversi mesi: l’ho incontrato e m’interessava vedere la cicatrice sull’anima. Ho visto un uomo pronto ad andare a sbattere contro i muri; ecco, forse il mio lavoro sarà evitare che s’imbatta in quei muri.

E’ azzardato fare un parallelo tra Niccolò Melli e Daniel Hackett?

Lo faranno in molti. Sono giocatori differenti, penso tuttavia che l’idea di centralità del suo ruolo per il nostro gioco sia la stessa.

ll roster del Bamberg 2017-18 è molto intrigante, anche se parlare di meglio o peggio è improprio. Che aggettivi accosti alla tua nuova formazione?

Siamo meno belli, più duri, più atletici..

Più da Eurolega?

Dobbiamo fare due competizioni, e farle bene entrambe, sapendo che una è fatta di 30 grandi partite che dobbiamo goderci. E che Bamberg non vincerà mai l’Eurolega, finché non succederà l’imponderabile.

I tuoi colleghi dicono che Andrea Trinchieri è uno dei migliori allenatori d’Eurolega, però non alleni un top team d’Eurolega. Questo ti dispiace?

No. Puoi essere contento anche mangiando alla trattoria da Gisella, dove fanno un coniglio con le cozze indimenticabile. A volte l’aragosta stufa. Forse succederà (di allenare un top team, nda), forse no, non è una malattia. Mi piace come facciamo le cose, il taglio, dove le faccio.

Si è parlato di Maccabi, di Tel Aviv.

Sai, ormai prendo le cose in modo più leggero. Dicono così tante cose. Forse è vero un decimo. Alla fine le squadre di Eurolega sono 16, non è facile farne parte.

A novembre del 2016 dicesti una cosa a mio avviso molto importante, ma che non creò dibattito.. ‘L’Eurolega sta diventando una competizione di giocatori, non di allenatori’. Lo sarà sempre di più?

Il nuovo calendario è stato una secchiata d’acqua in faccia a tutti. Nessuno aveva la percezione reale di cosa sarebbe successo. Ogni tanto mi scappano delle frasi che hanno un certo impatto, però io non sono il rettore della Sorbona. E non faccio attentati nelle metropolitane, ossia non credo di custodire il Verbo, come san Giovanni Apostolo. Ho avuto la percezione che l’impatto da allenatore, con questo calendario, fosse diverso. Con tre allenamenti di fila, prima potevi dare una sterzata al timone: oggi non ce li hai più, 3 allenamenti in fila. E allora ho capito che è molto importante quello che dici, parli molto di più rispetto al fare. Poi c’è questa grandissima favola, ossia che nella regular season dell’Nba non contino le sconfitte. Una suprema cazzata. Quando perdi e dici ‘pensiamo alla prossima’ non significa che non t’importi nulla dell’eventuale sconfitta subita. Quando cominci a preparare il back to back, parlo dell’Eurolega, devi pensare alla prossima partita già mentre stai concludendo la precedente, che a volte devi lasciare andare, scorrere.

Adesso invece sarete maggiormente pronti?

Siamo tutti più pronti, abbiamo fatto come Obelix e siamo caduti nella pozione. Qualcuno ne uscirà più forte.

Dal vaso gigante della pozione esce ancora Nikos Zisis, non penso sia un caso. Uno dei tuoi Pretoriani, ormai. Passano le primavere, quanto conta il suo fosforo?

Conta sempre di più. Starà a me salvaguardare il suo corpo, anche se è una persona estremamente professionale. Qualche volta starà a guardare. Lui è come quei grandissimi Sauternes. Non puoi berne troppo.

Anche perché costa tantissimo e la bottiglia è da 37 e mezzo..

Esatto.

Luka Mitrovic: ricordo l’invasione della Stella Rossa a Milano, una pallacanestro ordinata, ‘bianca’, europea, molto trinchieriana direi. Perché Mitrovic, anzitutto?

Dobbiamo fare conto che andava sostituito Melli, giocatore portante e tutto il cavolo che vuoi...

E’ cresciuto ancora Melli, e ne parlammo già nel 2016. Cosa gli hai detto, sulla scelta del Fenerbahce?

E’ un ragazzo così intelligente che non è servito dargli il mio parere. Lui mi ha spiegato perché, dal momento che dà il massimo quando prende le decisioni in prima persona.

Quindi, ora, Mitrovic.

Mitrovic è un giocatore capace di fare il 4, intelligente, non è duro come Nik ma conto di farcelo diventare.

Ma la pallacanestro ‘stile’ Stella Rossa 16-17 è ancora attuale?

Mi chiederei qual è lo stile Stella Rossa. Loro sono una squadra che difendeva di squadra meglio di tutti: avevano nove giocatori simili, della stessa etnia, che giocavano insieme da tantissimo. E questo conta. Non penso sia proponibile da altri.Ti faccio solo un esempio: Jenkins. A Milano è stato arrestato più volte per vagabondaggio in Tangenziale, mentre alla Stella Rossa penso abbia fatto qualcosa di importante. Allora significa che il loro brand, il modo di giocare era funzionale a quel gruppo, arrivato alla fine di un determinato percorso. Adesso ne comincia un altro. Mitrovic, quindi, è un 4 che sa giocare a pallacanestro.

Tu che hai sangue croato nelle vene: Croazia, Serbia, la diaspora. Ho un pregiudizio, forse errato: che i serbi siano più fedeli all’idea di basket ‘stile Jugoslavia’, mentre reputo la Croazia una nazionale diversa. Una è quindi ‘più jugoslava’ dell’altra?

Nessuno si può fregiare del titolo di ‘più jugoslavo’, sarebbe un peccato mortale. Ho vissuto la Jugoslavia da bambino, la ricordo nei racconti di mia nonna, di mia madre, ci ho vissuto, ho visto quelle Nazionali che hanno raggiunto una vetta di talento e di gioco che non si vedrà mai più. Penso che noi siamo la geografia, il clima, le migrazion.. La Croazia è per tre quarti sul mare. Diciamo che i talenti sono medesimi, la Serbia ha forse espresso il miglior gioco corale di questi anni assieme alla Spagna, però la Spagna ha avuto i Gasol e i Navarro per dieci anni, invece i serbi hanno un sì un grande individualismo, ma assieme esprimono qualcosa di magico, unico. Il gruppo, in nazionale, assorbe talenti ed ego nel modo migliore.

Come vedi Teodosic in Nba?

Non lo so. Penso possa finire la stagione a 12 assist di media, dipende sempre se potrà avere un’occasione, sicuramente può fare benissimo.

Tu ami molto citare Churchill, però l’altro giorno leggevo un passo della Thatcher-illuminante-in cui disse ‘del buon Samaritano tutti ricordano le buone intenzioni, ma non che avesse molti soldi’. Bertomeu è una specie di Samaritano: ora ci saranno le finestre, lo stop ai giocatori di Nba ed Eurolega. Contano solo i soldi o c’è altro?

Ci ricordiamo l’infortunio di Llull in Spagna-Tunisia ad agosto? Nove mesi di stop. Non lo so, si fanno sempre delle vittime prima di cambiare. So solo che così non si può andare avanti, calendario troppo compresso, non c’è riposo. Poi Llull me lo ricordo bene, non è che avesse una predilezione per Bamberg e il sottoscritto, diciamo...

La partita persa col Pana ad Atene, negli ultimi possessi. Quegli ultimi 30 secondi non mi erano parsi da Bamberg. La fortuna non vi ha sorriso molte volte, la scorsa stagione in Europa. Cosa ti resta di quelle (tante) sconfitte di misura? Rimpianti?

Tutti rivolti a me stesso. Quelle tante partite perse di poco, che hanno deciso la nostra Eurolega scorsa, mi hanno fatto uscire di senno. Ero davvero incazzato nero, male, acido. E quando sei così prendi decisioni sbagliate e rendi più difficile la vita ai tuoi giocatori.

Un limite che intendi superare?

Sicuro. Magari col cilicio, ho pensato di usarlo.

Ho assistito alla rocambolesca sconfitta in casa contro il Real, quando a fronte di fischi arbitrali obiettivamente insulsi chiedesti maggiore rispetto per i tuoi giocatori.

Anche questo è un errore: prima ho gonfiato il petto, poi mi sono incazzato, poi ho chiesto spiegazioni. E non è cambiato un cazzo. Bisogna imparare.

Obradovic cosa insegnerebbe, in questi casi?

Eh..Lui sa cos’è il rango. Il rango.

Ha vinto la squadra più forte, nella scorsa Eurolega?

Ha vinto la squadra che dall’inizio si era preparata a farlo. Non si sono mai smarriti, eppure hanno perso quasi di 40 a Vitoria. Poi vincono l’Eurolega.

Non pensi che Obradovic abbia fatto una diabolica pre tattica, nei primi mesi della scorsa Eurolega?

No, ha sempre detto che loro erano i più forti. Ha sempre convinto i suoi giocatori di questo assioma. Hanno vinto l’Eurolega con due centri nello starting five, cosa impensabile.

Basket sempre più senza ruoli, copy Spoelstra e Massimo Oriani, oppure no?

No, secondo me quello che si evince è molto chiaro: devi cucire per la tua squadra l’abito migliore che puoi, senza fare quello che NON puoi. Se non sei atleticamente pronto, non vai da nessuna parte. Il Fenerbahce ha menato, sportivamente parlando, tutto l’anno. Io con loro ho perso di 1 e di 4. E ho avuto quella impressione: se prendevo vantaggio per la qualità del gioco espresso, venivo preso a pugni. Allora ho fatto una squadra che potesse resistere meglio mentre si fa a pugni.

Se ti dessero da allenare il Fenerbahce 2017-18 saresti pronto o spaventato?

Quello che mi spaventa sono le malattie e il futuro dei miei figli, il resto è pallacanestro. Penso di averne studiata abbastanza, poi nessuno è pronto finché non provi.

Quindi quella dell’esordiente è una leggenda..

Viviamo in un mondo nel quale contano le etichette. Sbagliatissimo. Bamberg è una grande squadra, almeno per come va in campo. Quindi io alleno una grande squadra, pur senza avere il budget più grande. Del resto non ho mica fatto sempre tutto per soldi, nella mia vita. M’importa che i miei ragazzi provino ad andare oltre i propri limiti. Grande squadra è solo quella dai nomi altisonanti? Non lo accetto.

Venezia che vince il campionato che riflessione ti stimola?

Non ho avuto tempo, ma sarei andato a rileggere i giornali dello scudetto del 1983 di Osvaldo Bagnoli a Verona, con Fanna, Marangon, Briegel, Elkjaer.. Secondo me potresti leggere le stesse cose. Venezia ha sfruttato la propria occasione, molti non riescono a farlo per tutta la vita. Quindi LODE a Venezia.

Alle conferenze stampa in Italia ci annoiamo spesso, per fortuna c’è Matteo Boniciolli, che dopo l’invasione di campo contro Cavaliero e Parks dice ‘se al loro posto di fossero stati Meneghin e Premier, oggi staremmo celebrando le esequie dei tifosi che li hanno aggrediti’. Intrigante.

Anzitutto è vero, del resto se ricordi Pupuccio Premier a Livorno...

Interessante, Boniciolli.

Matteo è sempre interessante. Ogni tanto, come tutte le persone che hanno qualcosa da dire esagera (lo faccio anche io), però.. Se io fossi proprietario di una squadra di ragazzi giovani a cui insegnare come si vive e si diventa professionisti, ecco la darei sempre a lui.

Ma un carattere così forte può essere ingombrante, per una franchigia?

L’han detto anche di me. Onestamente, il mondo è fatto di piccole persone ma anche di chi vive l’obiettività. Se l’allenatore non prevarica altre aree del club, perché dev’essere ingombrante? Vujosevic ha regalato libri ai suoi giocatori per una vita, un modo per sviluppar loro anche l’encefalo. Io penso che fino a quando sta nella sua area di operatività, un allenatore non nuoce affatto. Se poi sbagli, cerchi di non commettere altre volte l’errore fatto una volta.

Vlado Micov a Milano continuerà a ‘non saltare e non sudare’ (cit. Trinchieri)?

Non lo so. Ogni volta che sono stato a Istanbul l’ho visto, ormai è un ragazzo di 32 anni che ha raggiunto la piena maturità, che sa andare da solo, che non ha bisogno di altro. Se sta bene fisicamente, è ancora un grandissimo giocatore

E Milano? Come ti sembra?

Hanno un roster di 77 persone, qualsiasi cosa si dica su Milano sembra che gli auguri una sfiga o metti il becco in casa di altri.

Ma pensi che Simone Pianigiani sia ‘fit’, adatto, al progetto Olimpia?

Lo sanno loro, io non lo so. Capisco la domanda, ci sta. Però onestamente ho una squadra tutta nuova e devo guardare da me, prima di giudicare gli altri.

Meo Sacchetti coach della Nazionale, dopo Messina, a partire da novembre. Depenalizzerà l’errore anche lì?

Prima di tutto sono contento della scelta, penso che Petrucci abbia fatto una cosa di taglio diverso ma giusta. Anzitutto devono capire come sopravvivere nel mezzo dello scontro Fiba-Eurolega, e allora chi meglio di una persona che se ne ha 5 ne fa giocare 5 col sorriso, se ne ha 10 ne fa giocare 10? Di chi è stato un grande giocatore? Certo, la sua Nazionale quasi certamente non avrà Hackett, Belinelli, Datome, Gallinari e tantissimi altri. Anzitutto, io credo che l’unico modo per uscire da questo stallo fatto di continue liti sia un ‘gentleman agreement’. I club d’Eurolega si sono espressi. Trasferte, viaggi.. Nessun giocatore è sottoposto allo stress di chi gioca campionato ed Eurolega insieme, quindi la base dei giocatori da scegliere potenzialmente si allarga, poi però ci sono i risultati.. Fossero tutte amichevoli sarebbe un conto, ma non è così purtroppo

Nell’agosto 2018 compirai 50 anni. Cosa vorresti regalarti?

Sono così incazzato di non avere più davanti il 4, che non ci voglio manco pensare.

Non c’è più l’ossessione Nba..

No, non ce l’ho più. Ne ho avute ed ho avuto abbastanza. Mi piace tantissimo il lavoro che faccio, in un bellissimo posto. Abbiamo trovato la via maestra, da qualche anno. Non ho sogni nel cassetto, o meglio ne ho tantissimi. Mi piacerebbe battere il Real Madrid, che ancora non ho battuto.. Ho vinto con Cska, Olympiakos, Barcellona, Maccabi. Sono così bravo a far cagate che ormai ho imparato a riconoscerle, quando le faccio. E’ già molto.

L’Nba sta cambiando volto, anche tecnicamente. Inarrivabile a livello organizzativo. Ti piace?

E’ il massimo del massimo, a livello lavorativo. E questo non puoi toglierglielo. Se fai il purista del gioco puoi fare dell’altro, poi ognuno ha il libero arbitrio e fa quello che fa. A me intriga. E’ un’ossessione? No. Succederà? Non lo so.

Dopo aver cantato a Modena, davanti a 230mila persone, a chi gli chiedeva ‘sei felice’ Vasco Rossi ha risposto ‘la felicità è una cosa per i mistici. Io sono soddisfatto’. E tu?

Guarda, penso che le cose vadano messe al loro posto. Essere felici come allenatore è una frase estremamente pomposa. Una cosa che ha sempre mosso il mio motore interiore è che le fasi di soddisfazione durano molto poco. Troppo poco. Ma ci stiamo lavorando. La felicità ce l’hai quando riesci a insegnare qualcosa ai tuoi figli. La felicità si spera sia qualcosa ‘long lasting’.

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di Fabrizio Provera

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