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La finalissima tra Serbia e Slovenia è il trionfo della scuola slava

La finalissima tra Serbia e Slovenia è il trionfo della scuola slava

Il 17/09/2017 alle 10:10

Dal nostro partner OAsport.it

Saranno Serbia e Slovenia a giocarsi la finalissima degli Europei di basket 2017. Sono le due squadre che hanno mostrato la migliore pallacanestro nell’arco di tutto il torneo. Gli sloveni arrivano all’atto finale addirittura da imbattuti, grazie ad un collettivo organizzato alla perfezione e nel quale spicca il talento di Goran Dragic e Luka Doncic. Un’organizzazione che già in semifinale ha consentito alla Slovenia di realizzare un piccolo capolavoro, schiantando la favoritissima Spagna. La Serbia, invece, è una certezza: pur con una squadra rimaneggiata e piena di assenze, la squadra di Djordjevic ha mostrato il solito sistema vincente, arricchito dalle stelle Bogdan Bogdanovic e Boban Marjanovic, che consente a questa Nazione di mantenersi da tempo ai vertici della pallacanestro europea e mondiale. Due squadre diverse, con una radice comune. La scuola slava.

La Nazionale della Jugoslavia è stata, fino allo scioglimento della Repubblica Jugoslava nel 1991, la dominatrice della scena mondiale: cinque medaglie olimpiche (un oro a Mosca 1980, tre argenti ed un bronzo), tre titoli Mondiali (1970, 1978 e 1990, più tre argenti e due bronzi) e cinque titoli Europei (1973, 1975, 1977, 1989 e 1991, con cinque argenti e tre bronzi). Un vero e proprio Dream Team, senza necessariamente scomodare quello americano del 1992. Nella squadra che ha conquistato il Mondiale in Argentina nel 1990, infatti, c’era gente del calibro di Drazen Petrovic, Toni Kukoc, Vlade Divac e Zoran Savic. L’anno successivo agli Europei, invece, si aggiunsero Predrag Danilovic e Aleksander Djordjevic – sì, proprio lui – non certo due giocatori qualunque.

Poi è arrivato lo scioglimento e di conseguenza la nascita della Serbia, della Croazia e della Slovenia (a cui si sono aggiunte successivamente Bosnia e Montenegro). Alle Olimpiadi di Barcellona del 1992 fu la Croazia di Petrovic ad arrivare in finale: tralasciando l’aspetto politico della vicenda, se la Jugoslavia si fosse presentata “unita” sarebbe cambiata la storia della pallacanestro mondiale ed oggi staremmo probabilmente parlando di un altro Dream Team…

È stata proprio la Croazia, dopo lo scioglimento, a raggiungere i primi traguardi nella pallacanestro, con due bronzi europei ed uno Mondiale tra il 1993 ed il 1995. Serbia e Slovenia, invece, hanno seguito due destini differenti. Superata la sospensione dovuta alla guerra, la Nazionale serba ha vissuto un’epoca d’oro a cavallo di anni ’90 e 2000: tre ori europei (1995, 1997 e 2001) e soprattutto due Mondiali (1998 e 2002), con in mezzo l’argento olimpico di Atlanta 1996 e il bronzo europeo del 1999 (perdendo in semifinale contro l’Italia). Qual era l’elemento di continuità rispetto all’ultima Jugoslavia? Ancora lui, Aleksander Djordjevic.

Poi sono arrivate diverse delusioni, fino alla nascita della generazione attuale, che si presentò con un argento europeo nel 2009, rimasto per un po’ isolato. La Serbia ha infatti ripreso il suo posto nell’élite della pallacanestro europea e mondiale solo recentemente, con gli argenti mondiale ed olimpico del 2014 e del 2016 e questa finale europea. Indovinate un po’ chi ha guidato dalla panchina la Serbia a questi risultati? Esatto. Djordjevic ha ricreato una tradizione solida, infondendo una mentalità vincente ed una precisa organizzazione di squadra. La finale di quest’anno rappresenta già un piccolo capolavoro: sono solo quattro, infatti, tra infortuni ed assenze, i giocatori che lo scorso anno sono saliti sul podio olimpico arrendendosi solo agli Stati Uniti. Eppure la Serbia è sempre lì, al top, e non è certo un caso.

La Slovenia ha avuto molte più difficoltà nel frattempo. Almeno a livello di Nazionale. Il primo risultato di rilievo è arrivato con il sesto posto agli Europei del 2005, che ha consentito di debuttare ai Mondiali l’anno successivo. Nel 2009 poi, guidata già allora da Goran Dragic, la Slovenia si spinse fino alla semifinale degli Europei, finendo poi quarta (perdendo la semifinale, tra l’altro, contro la Serbia…). Nell’edizione casalinga del 2013, invece, è arrivato un quinto posto. Fino a quest’anno: comunque finirà la finale di stasera si tratterà della prima storica medaglia per la Slovenia.

Che in tutti questi anni, pur non ottenendo risultati prestigiosi come Nazionale, non è certo stata a guardare. Dal 1992, infatti, anno della nascita della Federazione slovena, sono stati 10 i giocatori che hanno militato in NBA. Alcuni certamente non hanno lasciato il segno, ma si tratta comunque di un numero interessante per uno Stato così piccolo, un numero, per dire, maggiore rispetto a nazioni più grandi – una a caso l’Italia – Il più forte sloveno ad aver giocato in NBA è proprio Dragic, giunto oltreoceano alla definitiva maturazione e al comando, adesso, di una squadra in missione. In attesa dell’undicesimo sloveno in NBA, quel Luka Doncic chiamato al grande salto il prossimo anno. Nel frattempo, il giocatore del Real Madrid sta mostrato tutto il suo talento a questi Europei, un talento fatto di tecnica, fisico, mentalità, voglia di lavorare e migliorarsi.

Un risultato che parte da lontano, dunque, per entrambe. Frutto di una mentalità che non si insegna di certo ma che è ben radicata. Un movimento solido, cresciuto negli anni, che continua a produrre talenti su talenti e che raccoglie i frutti del lavoro con i risultati delle Nazionali. La Serbia è oramai una certezza. La Slovenia lo sta diventando (abituiamoci all’idea di vederla al top europeo). Due nazioni in cui si respira pallacanestro, in cui i giovani vivono di questo sport fin da piccoli, con campetti ad ogni angolo delle strade – e non è il classico luogo comune – Due nazioni dalle quali bisognerebbe cominciare ad imparare, anziché continuare ad aspettarsi risultati senza fare alcunché per pianificarli.

alessandro.tarallo@oasport.it

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