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#DreamTeamDay, Pippen contro Kukoc: la “battaglia” che cambiò la storia di Team Usa e dei Bulls

#DreamTeamDay, Pippen contro Kukoc: la “battaglia” che cambiò la storia di Team Usa e dei Bulls

Il 08/08/2017 alle 17:10Aggiornato Il 08/08/2017 alle 17:27

A 25 anni dall’oro di Team USA a Barcellona 1992 celebriamo la più grande e leggendaria squadra di basket mai allestita con una serie di contenuti esclusivi. Qui riviviamo la partita in cui Pippen annullò Kukoc, futuro compagno ai Bulls, per una vendetta anticipata. Il croato avrebbe infatti firmato un contratto più oneroso rispetto a quello del numero "33".

Per ricordare il Dream Team e risalire alle origini del mito è obbligatorio passare dalla sfida nella sfida tra Scottie Pippen e Toni Kukoc nel primo Usa-Croazia delle Olimpiadi di Barcellona 1992 (si ritrovarono anche in finale e l'esito fu il medesimo), che scrisse una delle pagine più significative di un libro che portò all'oro olimpico; uno tra i più scontati di sempre nonostante dall'altra parte ci fosse Drazen Petrovic che, in finale, tenne in vita la gara per tre quarti. Fu proprio in questa occasione che la squadra di basket più forte di tutti i tempi si manifestò al mondo come irraggiungibile, allora come oggi. Era la nazionale di Michael Jordan e Magic Johnson, dove già decidere chi sarebbe dovuto essere leader era un'impresa. Il livello dei soli allenamenti era a livelli Finals Nba, la posta in palio non era solo l'alloro olimpico, bensì la storia. Quella che sia Jordan che Magic stavano già scrivendo insieme a Pippen, Malone, Ewing, Bird, Barkley, Robinson, Mullin, Stockton, Drexler, elementi che in quella squadra dovevano sottostare alla legge del più forte (MJ) ma che, presi singolarmente, erano o sarebbero stati leader di qualsivoglia franchigia. Un gruppo che solo a leggerne i nomi è difficile immaginarlo ripetibile.

Ma il tema su cui vogliamo soffermarci è la sfida che, in quella specifica partita del girone, Pippen intraprese con Toni Kukoc, allora 24enne pronto a sbarcare in Nba, proprio nella Chicago di Jordan e, per l'appunto, Scottie Pippen. L'ala croata, in uscita dalla Benetton Treviso con cui aveva appena vinto lo scudetto, avrebbe firmato un contratto con i Bulls più remunerativo rispetto a quello del numero “33”, superandolo così nel monte stipendi e andando, sulla carta, a prendere il suo posto da ala titolare e nelle idee iniziali anche di leader, con Jordan che avrebbe di lì a poco lasciato (si ritirò proprio nel 1993). La motivazione extra portò Pippen – coadiuvato dal comprensivo “comandante” MJ - a francobollarsi alla maglietta di Kukoc, rendendogli la vita impossibile e facendolo chiudere con appena 4 punti e 2/11 al tiro. Una forma di pressione - usando un termine tecnico – che ha avuto ben pochi eguali nella storia e che, se aggiunta all'importanza che quella partita e quella squadra (il Dream Team) hanno avuto per la pallacanestro, fa difficilmente immaginare come il malcapitato Toni abbia vissuto quei 40' di “gioco”. Mani addosso, occhi addosso e l'americanissimo 'trash talking', che per un ragazzo slavo posato com'era Kukoc devono essere stati un incubo. Non un caso che la sua prestazione fu altamente sottotono, ma a riguardare le immagini sono gli occhi di Kukoc a parlare. Rassegnati.

" L'avete montata come una sfida diretta e invece era solo la partita tra due squadre. Però confesso che qualcosa volevo dimostrare, contro quello che dovrebbe togliermi il posto. Mi aspettavo di più, ma è un buon giocatore. Forse non era al massimo, l'ho visto nervoso. Ma allora mi chiedo: come lo vivrebbe un play-off Nba?"

Le parole di Pippen nel post partita. Una lezione di vita cestistica di cui Kukoc fece tesoro e grazie alla quale gli fu probabilmente più facile approcciarsi al mondo Nba, dove divenne protagonista proprio insieme a quel Pippen a cui avrebbe dovuto soffiare la maglia da titolare. Lo stesso Jordan disse: “Ci siamo molto concentrati in difesa su di lui”, testimoniando quanto l'ala croata andasse, in qualche modo, battezzata.

Anni dopo, sentendo le parole dei protagonisti, tutti affermano come quella che possiamo definire una vendetta anticipata da parta di Pippen, fosse stata ampiamente premeditata. “Sarebbe stata la sua peggior esperienza su un campo da basket”, disse Pippen ad anni di distanza, con la consapevolezza che anche grazie a quella cattiveria agonistica e quegli occhi spiritati che lui e Jordan avevano nel marcare Kukoc, la nazionale statunitense stravinse quella partita (103-70 il risultato finale), poi l'oro olimpico (117-85 sempre sulla Croazia) e la gloria eterna.

In occasione dell’anniversario del 25esimo anno dall’oro di Team USA a Barcellona 1992 dedichiamo tutta una serie di approfondimenti sul Dream Team, la squadra di basket più forte e dominante mai allestita. Attivate le notifiche del basket per ricevere gli alert e non perderti nessun contenuto

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