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Brittney Griner, quel sogno impossibile di una ragazza in NBA

Brittney Griner, quel sogno impossibile di una ragazza in NBA

Il 11/03/2017 alle 12:08Aggiornato Il 11/03/2017 alle 13:19

Prima del draft 2013, Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks, aveva azzardato l’ipotesi di scegliere al secondo giro Brittney Griner, il centro di 203 centimetri uscito da Baylor dopo aver disintegrato i record di stoppate e schiacciate. Quattro anni dopo, abbiamo potuto vedere la Griner da vicino in occasione della partita di Eurolega contro Schio: il sogno NBA è destinato a rimanere tale.

Quasi quattro anni fa, Mark Cuban sorprendeva il mondo cestistico annunciando l’intenzione di scegliere al secondo giro del draft 2013 Brittney Griner. La stella dell’università di Baylor aveva appena concluso una stagione epica, chiusa con 748 stoppate e 18 schiacciate, numeri sbalorditivi nel basket femminile, ma raggiunti grazie a doti fisiche strabilianti: con 203 centimetri di altezza, un’apertura alare di 222 cm e mani addirittura più grandi di quelle di LeBron James, Brittney Griner poteva vantare una superiorità fisico-atletica dominante su tutte le avversarie. Prima di quel momento, non si era mai vista una ragazza così alta e contemporaneamente così ricca di talento per il gioco, e Cuban, che in questi 17 anni alla guida dei Dallas Mavericks si è fatto notare per una mente straordinariamente lucida, aperta e lungimirante, cullava l’idea di poter essere il primo a portare una ragazza in NBA. “D’altronde – diceva – non si può mai giudicare qualcuno se non gli si dà prima una possibilità. E se questa ragazza è la migliore che c’è sulla piazza, perché non farlo? Alla fine, quanti esperimenti si fanno con le chiamate tra la 50 e la 60 al draft?”. Se ve lo steste chiedendo: sì, il regolamento lo permette. O, meglio, non dice niente a riguardo.

Ma fu WNBA, con Phoenix e Diana Taurasi

Alla fine, non se ne fece nulla: i Mavs chiamarono Mike Muscala con la 44 al secondo giro (poi scambiato all’interno della trade per Shane Larkin) e la Griner fu prima scelta nel draft WNBA per le Phoenix Mercury. Nel suo primo anno da pro tra le donne non fu rookie dell’anno (battuta da Elena Delle Donne), ma cominciò subito a martellare sotto i tabelloni, e nella stagione successiva, al fianco di Diana Taurasi, si mise al dito l’anello WNBA. E oggi?

Brittney Griner, Diana Taurasi, Phoenix Mercury (imago)

Brittney Griner, Diana Taurasi, Phoenix Mercury (imago)Imago

L’Eurolega con Ekaterinburg

Quattro anni dopo il sogno sfumato del draft NBA, Brittney Griner veste sempre la maglia delle Phoenix Mercury nella WNBA e, in inverno, quella della superpotenza russa dell’Ekaterinburg, che ha ricomposto la coppia con Diana Taurasi nelle ultime tre stagioni di Eurolega: dopo il terzo posto nel 2013-14, l’Ekaterinburg ha poi perso in finale contro Praga due anni fa e vinto il terzo titolo della storia nella passata stagione. Oggi, l’Ekaterinburg si è qualificata per le semifinali risolvendo in maniera semplice la pratica contro il Famila Schio, occasione che ci ha permesso di vedere Brittney Griner da vicino, molto vicino.

L’analisi fisica e tecnico-tattica

La ragazza ha un fisico impressionante, specialmente nella parte alta del corpo, dove spiccano due spalle cesellate su una cassa toracica molto ampia. In riscaldamento schiaccia con una facilità disarmante, catalizzando le attenzioni e gli “ooh” di meraviglia di un PalaRomere decisamente non abituato a questo genere di esibizioni, ma ha braccia talmente lunghe e mani talmente larghe, da poter portare la palla sopra al ferro quasi senza sforzo. La Griner corre bene il campo, e nonostante i piedi non siano rapidissimi negli spostamenti laterali, possiede un ottimo livello di coordinazione che le permette di trovare facilmente soluzioni in post-basso. Buona la tecnica di tiro, con un raggio affidabile anche dalla media distanza, interessante anche la visione di gioco, con la capacità di trovare le compagne sugli scarichi quando viene raddoppiata nelle situazioni di post-up. Marmorea sui blocchi nei giochi in pick’n’roll, portati con ottima tecnica e angolo: spostarla è impossibile, e quando li gioca con la Taurasi (26 punti, 7/10 da tre contro Schio) si trasforma in un’arma impropria. Difensivamente è impenetrabile se mantiene la posizione a centro-area, ma attaccabile sul lato debole: i suoi movimenti di aiuto e recupero non sono particolarmente rapidi. Incostante la concentrazione e il linguaggio del corpo, ma il fatto di aver preso presto un margine rassicurante ha influito.

Conclusione

Ma la Griner avrebbe potuto/potrebbe/potrà giocare in NBA? Come avevamo già puntualizzato quattro anni fa, la risposta rimane negativa. Anzi, fortemente negativa, considerando il fatto che, in questi quattro anni, il gioco NBA è molto cambiato, con una chiara impronta verso un ritmo alto e l’importanza del tiro da tre punti. Con i suoi 203 centimetri per 93 kg, la Griner sarebbe fisicamente inadatta per fungere da giocatrice interna in un contesto NBA maschile e dovrebbe reinventarsi da stretch-four, cosa impensabile per un vero e proprio centro abituato alle situazioni di post-up e privo di pericolosità dall’arco (0 triple tentate in 4 stagioni di WNBA). E, se anche fosse, non avrebbe la velocità e il condizionamento atletico per reggere i ritmi della NBA odierna, e nemmeno la rapidità di piedi necessaria per poter difendere su avversari di pari stazza, così come essere difensivamente efficiente nelle situazioni di aiuto e di recupero sul lato debole. Come indicato a suo tempo da Shane Battier, potrà venire il giorno in cui una ragazza sbarcherà in NBA, ma sarà un esterno molto tecnico e rapido, non una giocatrice interna. Non una Brittney Griner.

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