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#DreamTeamDay: Magic Johnson-Larry Bird, una rivalità trasformatisi in amicizia grazie a uno spot

#DreamTeamDay: Magic Johnson-Larry Bird, una rivalità trasformatisi in amicizia grazie a uno spot

Il 08/08/2017 alle 12:13Aggiornato Il 08/08/2017 alle 16:01

A 25 anni dall’oro olimpico di Team USA a Barcellona 1992 celebriamo la più grande e leggendaria squadra di basket mai allestita con una serie di contenuti esclusivi. Qui ci concentriamo sul legame unico fra i due capitani del Dream Team, Larry Bird e Magic Johnson coloro che col loro talento e carisma hanno riportato in auge il basket e l'NBA e nel 1986 grazie a uno spot sono diventati amici veri

26 marzo del 1979. La NBA vive quello che, molto probabilmente, è il momento peggiore della sua storia, affossata da una disaffezione generalizzata del pubblico americano che stigmatizza i tanti problemi di una Lega che verrà salvata soltanto dalla restaurazione totale di David Stern: scommesse, alcolismo e droga sono cancri che asfissiano i giocatori, quasi all’ordine del giorno. I dati dello sharing televisivo sono precipitati: da sempre battuta da football e baseball, la NBA soffre anche la concorrenza della NHL, la “cenerentola” dei 4 major sport americani. Il grande pubblico si riversa sul college basket, dove sente di poter entrare ancora in contatto con una pallacanestro integra, vera, positiva, salutare.

Magic e Bird: due fenomeni agli antipodi

Ventiquattro apparecchi televisivi su 100 sono sintonizzati sul parquet di Salt Lake City, nello Utah, sede delle finals del torneo NCAA: la sfida per il titolo vede gli Spartans di Michigan State e i Sycamores di Indiana University. In una sola parola è Earvin “Magic” Johnson contro Larry Joe Bird.

Magic e Bird sono sulla soglia della NBA, pronti a entrarci per costruire una delle più grandi rivalità della storia, ma anche per portare al grande pubblico le nuove immagini di due campioni veri, verissimi, straordinari, proprio nel momento in cui la Lega ha più bisogno di un radicale cambio di look. Pur essendo entrambi nati e cresciuti nel mid-west, Magic e Bird sono agli esatti opposti: il primo è il classico afroamericano guascone, dal carattere solare, il sorriso sempre pronto e la lingua sciolta e velocissima. Il secondo, invece, è il classico figlio dell’Indiana, un ragazzone di discendenza nordeuropea, bianco, biondo, alto, introverso, tranquillo. Magic è talento allo stato puro, un dono di madre natura che gli permette dall’alto dei suoi 206 cm, di giocare in tutti i ruoli, dal playmaker (la sua posizione naturale) al centro, come fece, con una partita straordinaria in gara-6 delle Finals dell’anno successivo. Bird è, invece, tecnica allo stato puro: mai baciato da particolari doti fisico-atletiche, il ragazzone dell’Indiana ha lavorato così tanto e duramente sui suoi fondamentali da poter segnare in qualunque modo e da qualsiasi posizione su un campo da basket. Gli Spartans di Magic vincono quella finale 75-64, consumando il primo atto della grande battaglia: “Avevo passato tutta la settimana a sognare di battere Bird”, dichiara poi Johnson.

La rivalità in NBA e gli 8 anelli

Magic e Bird entrano in NBA nello stesso anno, il 1979: i Los Angeles Lakers scelgono Magic con la numero 1, i Boston Celtics avevano già messo le mani su Bird con la 6 l’anno precedente. Da quel momento in poi, Lakers e Celtics riaccendono la rivalità più forte della storia: 5 titoli finiscono nella bacheca gialloviola (1980, 1982, 1985, 1987, 1988) 3 in quella biancoverde (1981, 1984, 1986), con l’unica eccezione del 1983 che vede trionfare i Philadelphia 76ers di Julius Erving e Moses Malone. Lakers e Celtics si affrontano in finale in tre occasioni, con la vittoria di Bird alla prima (1984) e quella di Magic nelle successive due (1985 e 1987). Ma, nel mezzo, accade qualcosa di impensabile, qualcosa che trasforma per sempre quella che, fino a quel momento, è stata una delle più grandi lotte tra superstar della storia della NBA.

L’amicizia nata sul set di uno spot

Nell’estate del 1986, Converse gira uno spot televisivo che mette Magic e Bird l’uno di fronte all’altro. La location è la sonnolenta campagna dell’Indiana, scossa dall’arrivo di una limousine da cui si affaccia, in tenuta gialloviola, Magic Johnson: i due si scambiano battute di sfida finché Magic non scende dall’auto pronto a giocare un 1vs1 con Bird. Ma lo spot, per quanto divertente e innovativo, rimane marginale. Quello che ci interessa è il pranzo che i due consumano insieme a casa di Larry durante una pausa tra le riprese.

Sedere alla stessa tavola del peggior nemico è l’ultimo dei desideri di Magic, ma quando si presenta sulla soglia di casa Bird, la mamma di Larry lo accoglie come un figlio, stringendolo in un abbraccio impossibile da dimenticare. In quel momento, Magic e Bird cominciano a parlare e a conoscersi per le persone che sono, lontano dai cliché e dagli stereotipi che li vogliono nemici giurati. E, improvvisamente, scoprono di essere molto più simili di quanto pensassero: è gettata la base di quella che diventerà un’amicizia fortissima, intatta ancora oggi.

Magic Johnson, Larry Bird quote

L’HIV

Quando a Magic viene diagnosticato l’HIV durante un controllo di routine nel 1991, Bird è la prima persona a saperlo, molto prima della conferenza stampa indetta per dare l’annuncio in diretta tv. La telefonata è surreale. Dopo qualche istante di silenzio imbarazzato. Bird domanda, per stemperare la tensione: “Allora, come ti sembrano i Celtics quest’anno?”.

Pronta la risposta di Magic: “Probabilmente vi romperemo il culo!”.

Quando Bird riattacca, si rivolge, stupito, alla moglie: “Era Magic che cercava di tirare su il morale a me… non io a lui”.

L’ultimo atto: insieme nel Dream Team

L’anno successivo, Bird e Magic si ritrovano a giocare per la prima volta da compagni di squadra in quella che, con ogni probabilità, è stata la squadra più forte mai assemblata nella storia della pallacanestro: nonostante una schiena ormai a pezzi, Bird accetta di vestire la maglia della nazionale sotto richiesta dell’amico Magic. Si sarebbe poi ritirato al termine delle Olimpiadi di Barcellona, dominate contro qualsiasi avversario, il primo vero momento in cui tutto il mondo entra in contatto con le superstar della NBA.

In occasione dell’anniversario del 25esimo anno dall’oro di Team USA a Barcellona 1992 dedichiamo tutta una serie di approfondimenti sul Dream Team, la squadra di basket più forte e dominante mai allestita. Attivate le notifiche del basket per ricevere gli alert e non perderti nessun contenuto

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