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Isaiah Thomas, il nuovo Allen Iverson: quanto regge il paragone?

Isaiah Thomas, il nuovo Allen Iverson: quanto regge il paragone?

Il 09/03/2017 alle 11:44Aggiornato Il 09/03/2017 alle 12:10

Isaiah Thomas sta vivendo una stagione spaziale che lo rende terzo incomodo nella corsa all’MVP tra Russell Westbrook e James Harden: con 29.4 punti di media a partita, è vicino a battere la miglior stagione di Larry Bird in maglia Celtics, e si è ormai specializzato nell’essere l’uomo decisivo dei quarti periodi. I rimandi ad Allen Iverson fioccano, ma...

" Devo migliorare. Devo diventare come Allen Iverson."

Quest’estate, Isaiah Thomas aveva commentato così il suo incontro ravvicinato con Allen Iverson alla serata di gala della Hall of Fame. E, per un giocatore che ha sempre fatto della competitività il proprio pane e che ha sempre mostrato un agio smisurato con il pallone tra le mani, non ci può essere un modello migliore.

Le somiglianze

Primo passo fulminante, ball-handling di qualità assoluta, capacità di infilarsi tra le maglie difensive in penetrazione, spirito competitivo pazzesco, leadership totale e spiccata capacità di essere decisivi, senza timore di caricarsi sulle spalle la responsabilità per il tiro o la giocata della partita. Se Iverson è sempre stato terribilmente clutch, Thomas si è evoluto in un vero e proprio giocatore, anzi, “animale” da quarto periodo: la stella dei Celtics realizza il 32% dei punti della squadra nell’ultimo quarto e la differenza, in termini di efficienza offensiva, con lui e senza di lui è molto marcata. Con Thomas in campo, i Celtics hanno un’efficienza offensiva di 116.2, dato che li pone al top della Lega, sopra anche ai Golden State Warriors, mentre, con lui in panchina, precipitano a 103.8, ossia quartultimi, pari ai Brooklyn Nets, la squadra con il peggior record della NBA. Il delta è +12.4: nessuno di lui fa meglio.

Quest’anno, sta viaggiando a 29.4 punti e 6.1 assist di media (Iverson ha chiuso la carriera a 26.7 punti e 6.2 assist a partita), con un season-high da 52 punti contro Miami (e un quarto periodo da 29, record di franchigia), 5 gare sopra i 40, e una striscia di 43 partite consecutive con 20 o più punti, che ha distrutto il precedente primato dei Celtics tenuto da John Havlicek. Tenendo questo ritmo, Thomas potrebbe puntare anche al record di franchigia per produzione offensiva, mettendo nel mirino la fantastica stagione 1987-88 di Larry Bird, chiusa a 29.9 punti di media. Ma sarebbe un po’ troppo semplicistico ridurre Thomas e Iverson a due straordinari realizzatori dal fisico “normale”, capaci di spaccare a ripetizione le difese e caricarsi sulle spalle il peso delle responsabilità offensive della squadra.

Le differenze

Anzitutto, il ruolo. Thomas gioca point-guard, Iverson, dopo aver iniziato la carriera in quel ruolo, è stato poi traslato nella posizione di guardia per evitare un logorio continuo. In secondo luogo, il modo in cui questi punti vengono realizzati. Tra il periodo del prime di Allen Iverson e i giorni nostri è trascorsa, ormai, una quindicina d’anni, periodo all’interno del quale il gioco si è molto evoluto. Il ritmo si è notevolmente alzato (i Celtics giocano 98.9 possessi a partita, i Sixers del 2001, invece, 93.1), il livello difensivo è calato (i Celtics hanno un’efficienza difensiva di 105.7, quei Sixers di 96.2) e il tiro da tre punti è diventato l’arma primaria: i Celtics tentano 33.2 triple a partita (e ne segnano 12.1, pari al 36.5%), terzi nella speciale classifica alle spalle di Houston e Cleveland, mentre quei Sixers ne tentavano solamente 9.8, con 3.2 mandate a bersaglio (32.6%).

Squadra Pace Eff. dif. Eff. off. 3 pt realizzati 3 pt tentati
Celtics 2016-17 98.9 105.7 108.7 12.1 33.2
Sixers 2000-01 93.1 96.2 100.7 3.2 9.8

Thomas costruisce buona parte della mole di gioco offensiva in situazioni di pick’n’roll, dove può prendere vantaggio per attaccare centralmente la difesa in penetrazione o crearsi lo spazio per un tiro da tre punti, arma molto utilizzata, con 8.5 conclusioni tentate a partita (e 3.2 segnate, 38.3%). Nell’anno dell’MVP, Iverson ne tentava la metà (4.1), segnandone soltanto 1.4 (32.0%) a gara. Poco più di 3 punti, quasi ininfluente sul gioco. Iverson viveva tanto di isolamenti, e di quel mid-range game che viene oggi invece sempre più rifuggito come la peste: il suo movimento classico, ribattezzato appunto “Iverson cut”, lo vedeva tagliare da un lato all’altro del campo sfruttando un doppio blocco portato attorno alla lunetta e ricevere sul lato opposto con quel mezzo metro di spazio sufficiente per prendere un jumper (oggi sarebbe un long-two che finirebbe direttamente nel cestino della carta straccia) o attaccare il difensore che lo inseguiva in ritardo.

Iverson cut

Iverson Cut - Iverson (2) sfrutta il doppio blocco di (4) e (5) per uscire sul lato opposto e ricevere da (1). Nel frattempo, (3) libera il quarto di campo tagliando a sua volta in angolo opposto

Un sistema di gioco diverso prevede anche compagni di squadra differenti: se l’Iverson del 2001 era sostanzialmente una one-man band in attacco supportata da un gruppo di mestierante di livello altissimo nella metacampo difensiva, Thomas ha a disposizione un cast molto più qualitativo, a partire da Al Horford (presenza offensiva sotto i tabelloni che quei Sixers non avevano) e continuando poi con Avery Bradley, Jae Crowder, sviluppatosi ormai in un tiratore affidabile, e Marcus Smart. Last but not least, nonostante Iverson abbia tendenzialmente sofferto fisicamente in difesa, non è mai stato così passivo nella propria metacampo, soprattutto nella parte iniziale della carriera, quando, ancora non preoccupato da problemi di gestione, dava tutto anche su entrambi i fronti. La difesa di Thomas, e il suo atteggiamento complessivo, sono invece un problema evidente per i Celtics: secondo un recente studio di ESPN, tra le 86 point-guard della Lega, Thomas è il peggiore per efficienza difensiva.

2001, Philadelphia 76ers, Tyrone Hill, Aaron McKie, Allen Iverson (AFP)

2001, Philadelphia 76ers, Tyrone Hill, Aaron McKie, Allen Iverson (AFP)AFP

Conclusione

Ogni giocatore vive e fiorisce (o meno) nella propria epoca di appartenenza. Per quanto Iverson e Thomas possano condividere certi aspetti del gioco, la pallacanestro NBA (e mondiale) è talmente cambiata che sarebbe forzato, anzi, forzoso, voler costruire un paragone tra i due. Iverson ha scritto una pagina di storia straordinaria quando la NBA viveva il finale dell’epoca dei centri, le partite agli 80-90 punti, le difese strutturate e di squadra, e il tiro dall’arco era ancora uno strumento relativamente per pochi. Thomas sta fiorendo in un contesto completamente differente, di early-offense, pick’n’roll, stretch-forward e uso e abuso del tiro da tre punti. Ognuno al suo tempo: due grandi realizzatori di piccola taglia non sono necessariamente uguali.

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