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Talento e tanto cuore: l’Under 19 di Capobianco da esempio per i "grandi"

Talento e tanto cuore: l’Under 19 di Capobianco da esempio per i "grandi"

Il 10/07/2017 alle 10:05Aggiornato Il 10/07/2017 alle 13:14

L’argento al Mondiale è un’impresa da tenerci stretti. Serve al movimento, dove i giovani azzurri hanno però poco spazio nei club, e alla prima squadra azzurra, tanto onsannata ma mai vincente e abituatasi forse a troppa esposizione mediatica.

Un patrimonio da non disperdere e un suggerimento per i “più grandi”. L’Italbasket Under19 lascia ai posteri non solo un argento mondiale e una finale di categoria come non accadeva dal 1991 (quando poi diventammo campioni d’Europa), ma un’eredità importante per la prima squadra, che a settembre sarà impegnata nell’Europeo maschile. Se è vero infatti che nella finale contro il Canada non c’è stata storia e il tonnellaggio fisico degli avversari ha fatto la differenza, è altrettanto vero che l’unione del gruppo – così come è stato per la selezione femminile, sempre allenata dall’ottimo Andrea Capobianco – e una grande umiltà, hanno concretizzato un cammino che non si pronosticava mettendo sotto la lente d’ingrandimento ragazzi che, seppur inseriti in contesti di serie A, hanno avuto fin qui poco spazio nelle rispettivi club. Il loro spirito combattivo, tramutato in una pallacanestro costruita sulla difesa ma anche godibile in attacco, può essere spunto per la prima squadra.

Talento e cuore, ma i minuti…

Ciò che lascia la spedizione egiziana al movimento cestistico azzurro è un segnale importante, del quale fare tesoro e sul quale riflettere. I vari Oxilia, Okeke, Penna, Visconti sono (ancora) prospetti per il nostro campionato e ad oggi, come lo è stato nell’ultima stagione, è difficile pronosticare chi e quanti di loro potranno avere minuti importanti nelle rispettive compagini. Basti pensare che il leader, Tommaso Oxilia (13 punti e 7,8 rimbalzi di media a partita nel Mondiale appena terminato), è nel giro della prima squadra della Virtus Bologna da tre anni ma a conti fatti il suo minutaggio (A2, stagione 2016-17) dice 13’ a partita in regular season e poco più di 3’ nei playoff. Dati che non sorprendono, suffragati da altri. Riccardo Visconti, guardia tiratrice classe ’98 della Reyer Venezia, si è laureato campione d’Italia con gli orogranata ma il suo impiego è stato irrilevante (19’ giocati in tutto il campionato). Lorenzo Penna, playmaker tascabile tutto grinta e visione di gioco, ha avuto un ruolo importante nella gara 4 che la Virtus ha vinto contro Casale Monferrato agli scorsi playoff, ma senza l’infortunio di Spissu (altro ragazzo molto interessante, classe ’95), sarebbe rimasto ai margini. Il punto del discorso è qui. Sono giovani, bisogna dargli tempo, ma sappiamo benissimo che uso comune è non saperli né volerli aspettare: si cerca di vincere subito e piuttosto che dare fiducia a loro si investe su qualche prospetto più fisicato proveniente dall’altra parte dell’oceano, relegandoli a ruoli marginali più o meno giustamente, a seconda delle diverse realtà (Bucarelli, ad esempio, a Siena quest'anno giocava quasi 20' a gara). Non vuole essere un giudizio sulle scelte delle società, che lavorano e programmano in base anche a budget e ambizioni, ma non stupiamoci se dopo l’esaltazione per questa meravigliosa squadra – pochi dubbi su questo – molti dei 12 di Capobianco collezioneranno N.E. nella prossima stagione.

Tommaso Oxilia, Italia Under 19

Tommaso Oxilia, Italia Under 19Eurosport

Il suggerimento per i grandi

Un monito per il nostro basket - per trovare il modo di valorizzare il proprio materiale umano - e un suggerimento per i grandi, che dal prossimo 21 luglio si raduneranno (prima a Milano, poi a Folgaria) in vista dell’Europeo che si svolgerà, per l’Italia, prima a Tel Aviv e poi, in caso di passaggio del turno, a Istanbul. Oxilia, Okeke e compagnia hanno dimostrato ancora una volta come la nazionale italiana (in qualsiasi specialità), da “underdog” e nelle difficoltà sappia dare il meglio di sé, ottenendo risultati inattesi (la nazionale di calcio nel 2006, in piena bufera Calciopoli). Più facile, chiaramente, da mezzi sconosciuti salire alla ribalta nazionale, ma la qualità del gioco e gli attributi messi in campo da questi diciannovenni sono frutto di lavoro e abnegazione, loro e di coach Capobianco, artefice di questo “miracolo” sportivo. Da qui dovranno partire Gallinari e compagni, su cui le aspettative erano altissime nelle ultime occasioni. E sappiamo come sono andate. La “Nazionale più forte di sempre” giunta sesta a Eurobasket 2015 e non qualificata alle Olimpiadi di Rio (sconfitta nella finale del Pre-Olimpico dalla Croazia un anno fa), posta sotto una grande esposizione mediatica, ha fallito più volte. Che l’esperienza dell’U19 possa essere una spinta per la squadra di Messina a partire con il profilo basso (sembra l'intenzione), per togliersi quella soddisfazione che un gruppo che sta insieme (bene) da anni – sulla qualità dello stesso, anche qui, pochi dubbi (anche senza Bargnani e Gentile) – meriterebbe.

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