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15 anni dopo il ritiro torna titolare a 50: il rientro da numero uno di Andrea Giacconi

15 anni dopo il ritiro torna titolare a 50: il rientro da numero uno di Andrea Giacconi

Il 15/02/2017 alle 16:01Aggiornato Il 15/02/2017 alle 16:16

La Serrana 1933, formazione che milita nel campionato di 3^ Categoria marchigiano, da 15 giorni ha dovuto ricorrere causa infortuni di 4 portieri a un numero uno classe 1966, Andrea Giacconi, che aveva dato addio al calcio nel 2002 intraprendendo la carriera di preparatore dei portieri. Nelle 2 gare disputate la squadra non ha mai perso ma lui spera di lasciare presto spazio ai giovani...

Qualche anno fa una ricerca dell’Australian Institutes of Family Studies sosteneva come l’età di maggiore felicità nella vita di una persona iniziasse al compimento dei 50 anni. Non sappiamo se Andrea Giacconi, collaboratore scolastico di Jesi dove vive insieme alla moglie e alle tre figlie, sia d’accordo o meno con questo studio di certo c’è che lui a 50 anni suonati si è ritrovato a dover smettere i panni del preparatore dei portieri del Serrana 1933 per indossare guantoni e maglia numero uno per difendere i pali della sua squadra a 15 anni dal suo ritiro.

La fortuna è cieca ma la sfortuna ci vede benissimo

Giacconi avrebbe fatto volentieri a meno di questo revival, ma si è visto costretto ad accettare la proposta del presidente Marco Montesi e dell’allenatore Giuseppe Montesi per fronteggiare un’emergenza che raramente si verifica nella stagione di una compagine che partecipa a un campionato di Terza Categoria: “Nel girone d’andata abbiamo perso i due giovani portieri, scelti dalla società per affrontare la stagione, per un infortunio al ginocchio e un brutto strappo muscolare. Per diverse settimane abbiamo dato fiducia al terzo portiere Brega e a dicembre la società si è cautelata tesserando un nuovo portiere titolare, Nicolò Pettinelli, che giocava in Prima Categoria. Due settimane fa però, proprio nel corso dell’allenamento, alla vigilia del primo match del girone di ritorno, entrambi si sono bloccati per due stiramenti. A quel punto non sapendo più che pesci pigliare, il mister e i vari dirigenti mi hanno chiesto se me la sentivo di giocare titolare, la prossima partita. Il rischio di fare una figuraccia o di bloccarsi, a causa degli acciacchi dovuti all’età e alla ruggine accumulata, c’erano ma vista la situazione disperata ho dato il mio benestare e sabato 4 febbraio sono sceso in campo per la sfida contro la Cameratese”. Al Comunale di Serra San Quirico, il debutto di Giacconi è da incorniciare: prestazione senza sbavature e vittoria per 5-1 contro la seconda in classifica. Cinque giorni fa è arrivata anche la seconda presenza nel 2-2 esterno sul campo del Maiolati, con tanto di parata salva risultato a tempo quasi scaduto: “In 11 contro 10 per un’ora ci siamo fatti rimontare due gol come degli ingenui ed abbiamo rischiato anche la sconfitta nel finale. Su un calcio d’angolo, il difensore da distanza ravvicinata incorna il pallone a botta sicura: la sfera è diretta all’incrocio dei pali ma, con un guizzo, riesco a farmi forza sulle gambe e darmi slancio per deviare la palla. Nemmeno il 7 aprile 2002 quando giocai a Fabriano l’ultima partita prima di ritirarmi avevo fatto una partita così bella e difficile… E’ stata una bella sensazione e alla fine i complimenti di compagni e staff sono stati tanti. Però nonostante la cabala, sinceramente non vedo l’ora di tornare a fare il preparatore a tempo pieno. Non ho più l’età per sopportare certi sforzi e soprattutto per recuperare dagli acciacchi…

Portiere, più che un ruolo uno stile di vita

Sulla bacheca di Facebook, fra apprezzamenti e applausi, la moglie Michela si augura che la seconda parentesi da portiere del suo Andrea sia finita qui: “Sono orgogliosa e fiera di te ma se per le prossime volte potessero giocare i giovanotti… se no mi ritorni a casa tutto rotto o quasi!”. Giacconi ci ride su e ci racconta perché ha scelto sin da bambino di fare il portiere: “Quando ho iniziato a giocare nessuno della rosa attuale del Serrana era neanche nato… Iniziai a metà anni ‘70 nell’Europa Jesi e ci misi poco a innamorarmi del ruolo. Mi piaceva la solitudine, la responsabilità: per fare il portiere serve carattere, fegato, faccia tosta. Impari presto che se la vittoria ha tanti padri, quando si prende gol le colpe sono quasi sempre e solo tue. I miei idoli? Ne ho avuto sempre e solo uno: Michelle Preud’homme. A cavallo fra gli anni ’80 e ’90 tenevo i capelli un po’ lunghi anche per assomigliare a lui. Ero stregato dalla sua eleganza e dalla sua abilità nelle uscite. Non aveva paura di nulla e io provavo ad emularlo nel mio piccolo: questa sfacciataggine un po’ da kamikaze l’ho pagata anche con una lunga serie di infortuni. In quasi 20 anni di carriera mi sono fratturato mani e braccia e ho preso anche 40 punti in testa per colpa di una scarpata rimediata dopo un’uscita a terra. Anche per questo a 36 anni ho scelto di smettere dopo una carriera trascorsa fra Promozione e Prima Categoria. Il calcio però non l’ho mai abbandonato: pochi mesi dopo il ritiro ho iniziato ad allenare i portieri, un lavoro che ancora oggi mi gratifica e mi obbliga a stare al passo coi tempi. Oggi il portiere anche in categorie dilettantistiche è obbligato a toccare il pallone coi piedi, a restare alto, a leggere il gioco. Ai miei tempi i retropassaggi si potevano ancora prendere con le mani… Era un’altra epoca. Anche per questo, pur se non nego mi abbia gratificato essermi reso utile e importante per la squadra, lascio volentieri spazio ai giovani”.

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