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Europa più bassa e Juventus più alta: adesso molto è possibile

Europa più bassa e Juventus più alta: adesso molto è possibile

Il 21/04/2017 alle 07:13

Le semifinaliste dell’ultima Champions furono Atletico Madrid, Bayern, Manchester City e Real. Due spagnole, una inglese e una tedesca. Questa volta sono Atletico, Juventus, Monaco, Real. Le solite due (spagnole) più un’italiana e una francese.

Un inno al calcio latino, per quanto la globalizzazione abbia frullato le scuole e gli stili. La Juventus vi torna dopo l’edizione del 2015, quando perse la finale con il Barcellona. Barcellona che ha eliminato senza incassare nemmeno un gol in due partite dal tridente Messi-Suarez-Neymar. Il mio borsino, alla vigilia, era Barcellona 60% Juventus 40%. Complimenti a tutti coloro che, viceversa, ci hanno azzeccato. E ad Allegri, naturalmente, per il passaggio (post Firenze) al movimento cinque stelle, uno schema tatticamente così ambiguo e redditizio da aggiungere qualità senza togliere quantità ed equilibrio.

Difficile che sia bella, la sua Juventus. Lo è stata nel primo tempo di Torino. Sa essere compatta, aggressiva, lucida. Ha sofferto, ha fatto catenaccio (nella ripresa): e il catenaccio, sia chiaro, è risorsa, non limite. Deve gestire meglio le transizioni, resta in corsa su tutti i fronti, ha molto futuro in mano. Non basta, ma aiuta a credere in se stessi e nei propri mezzi. Che non sono pochi. A patto che Dybala migliori il rendimento in trasferta.

Finita l’era del tiki taka, si recita a soggetto. Il Real, come ha ribadito contro il Bayern, è uno scrigno di talento sfuso, Cristiano Ronaldo su tutti (aiutini a parte, cinque gol tra andata e ritorno: serve altro?). Zidane, che da giocatore era un genio, da allenatore si atteggia ad amministratore di condominio. Dosa, mischia, seleziona, seda le piccole invidie. La squadra più vicina alla Juventus è l’Atletico del Cholo Simeone, anche se, paradossalmente, lo vedo più frizzante in attacco (con quel Griezmann lì) e un po’ meno solido dietro. Il Monaco è giovane e corre a perdifiato, segna molto, incassa molto, sembra proprio una roulette e non solo perché è di casa a Montecarlo. A chi non piace il diciottenne Mbappé, erede designato di Henry? Chi non vorrebbe Falcao, il centravanti di cui si erano perse le tracce?

Il tetto si è abbassato, la Juventus si è alzata e pure questo contribuisce a mescolare le carte in vista di Cardiff. Non esiste più lo squadrone egemone tipo Barcellona di Guardiola. Il mio favorito era il Bayern. Inoltre, da quando la Coppa dei Campioni si chiama Champions League (stagione 1992-’93), nessuno l’ha mai vinta due volte di seguito (è in corsa il Real). L’ultima doppietta risale agli anni Ottanta, al Milan di Sacchi. Al sorteggio inutile «chiedere» tizio o caio. La Juventus, con la miglior difesa, è a metà dell’opera. Per l’altra metà, serve raffinare la manovra d’attacco. Con il massimo di Higuain e Dybala, e il Pjanic di mercoledì, non dovrebbe essere impossibile.

Nuovo di zecca, in compenso, il quartetto di Europa League: da Liverpool, Shakhtar Donetsk, Siviglia, vincitore delle ultime tre edizioni, e Villarreal ad Ajax, Celta Vigo, Lione e Manchester United. Supplementari e rigori hanno vampirizzato i quarti-bis di ieri sera. Gran mischione anche qui. Con una bussola, però: lo United di Mourinho. E un mondo di auguri a Ibra.

Video - La Juventus difende con gioia: ecco perché adesso fa paura a tutti

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