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Massimiliano Allegri, l'allenatore che ha vinto lo scetticismo ed è diventato indispensabile

Allegri, l'allenatore che ha vinto lo scetticismo ed è diventato indispensabile

Il 20/04/2017 alle 17:54

1008 giorni fa Allegri varcava i cancelli di Vinovo fra lo scetticismo dei tifosi bianconeri orfani di Antonio Conte oggi dopo l'impresa al Camp Nou e la seconda semifinale di Champions in tre anni il tecnico livornese è stato accolto con uno striscione celebrativo tutto per sé. Se la Juventus è tornata a far paura in Europa tanti meriti li ha proprio Max che a breve rinnoverà il contratto.

Mille giorni per ribaltare le prospettive, rapire i cuori dei più scettici: portando la Juventus a una dimensione successiva. 1008 per la precisione. Quando Massimiliano Allegri il 16 luglio 2014, varcò i cancelli del centro sportivo di Vinovo per la prima volta fu accolto da cori di scherno e striscioni carichi di astio da parte del popolo bianconero, che dopo l’addio di Antonio Conte temeva che il ciclo di successi della Juventus si interrompesse sul più bello.

Mai come quel giorno Allegri sembrava un allenatore dal destino segno, un tecnico condannato a non togliersi mai di dosso quell’onta di ‘successore’ del totem Conte. Invece con la tranquillità e la lucidità che contraddistingue i comandanti forti e vincenti è riuscito a diventare l’uomo dei sogni: il tecnico capace di trasformare una squadra che dominava in Serie A, in un’armata che può andare a Barcellona e prendersi il lusso di lasciare a bocca asciutta Messi-Neymar-Suarez e compagnia cantante. Ha trasformato lo scetticismo e gli insulti in applausi e ovazioni. “Ieri Contenti in Italia oggi Allegri in Europa: andiamo a comandare” questo lo striscione che i Drughi (gli ultras bianconeri) hanno affisso fuori dal centro sportivo di Vinovo per omaggiare squadra e tecnico per l’impresa di Barcellona. Un messaggio che riassume la riconoscenza che tutto l’ambiente bianconero deve al tecnico livornese, che non ha ancora rinnovato ma appare destinato a restare ancora a lungo sulla panchina della Juventus.

I meriti di Allegri

" La riflessione più importante da farsi è che il rapporto con Allegri abbia dato giovamento a tutti. Non intravediamo degli screzi tali da interrompere questo matrimonio, al di là di un contratto in scadenza nel 2018. Quando due realtà si trovano d'accordo mi sembra un fatto secondario il fatto di proseguire. In tre anni abbiamo avuto due semifinali più quello che è successo a Monaco l'anno scorso. Abbiamo trovato la consapevolezza giusta che nella Juventus era un po' scomparsa dopo il ciclone del 2006. Con orgoglio siamo tra le prime cinque o sei realtà più importanti d'Europa. (Beppe Marotta)"

Se la Juventus è tornata a ruggire in Europa e scruta all’orizzonte quel sogno Triplete vedendolo alla portata come mai in passato, lo deve indubbiamente anche e soprattutto al lavoro incessante di Allegri. Un tecnico che ha enormi meriti: dalla gestione dello spogliatoio, alla crescita di elementi diventati calciatori di caratura internazionale sotto la sua gestione (da Alex Sandro a Dybala fino a Cuadrado solo per fare tre esempi), all’intuizione del cambio modulo, fino alla capacità di non spremere mai la rosa a fondo, lavorando per far arrivare la rosa al massimo della forma nella fase calda della stagione. Un condottiero capace di sfruttare al meglio il materiale umano a sua disposizione, di non perdere la bussola perché Pogba, Vidal e Tevez vanno via e di fregarsene quando addetti ai lavori o esperti storcono il naso, perché la Juve non gioca un calcio celestiale. Perché alla fine della fiera conta vincere e nessuno in questo triennio è riuscito bene come a Max, l’uomo che era sempre uscito con le ossa rotte dal Camp Nou ed ora sogna in un mese e mezzo di rompere altri tabù (sesto scudetto di fila, terza Coppa Italia consecutiva e Champions League) per guadagnarsi la leggenda.

Video - La Juventus difende con gioia: ecco perché adesso fa paura a tutti

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