Getty Images

Da vittima sacrificale a regina del girone: la bellissima metamorfosi europea della Roma

Da vittima sacrificale a regina del girone: la bellissima metamorfosi europea della Roma

Il 06/12/2017 alle 11:31Aggiornato Il 06/12/2017 alle 14:29

I giallorossi hanno superato brillantemente il girone di ferro da primi in classifica, a sorpresa. Ora si aprono le porte degli ottavi di finale, con lo spettro di Real e Bayern nella seconda urna. Con una buona gestione del collettivo ed una rosa più profonda, però, sognare è possibile.

L’impensabile è divenuto possibile. Il girone C, per come era stato disegnato dall’urna di Nyon, sembrava proibitivo in partenza per la Roma di Eusebio Di Francesco. Più che sembrare, lo era per davvero. Soprattutto perché i dubbi maggiori aleggiavano sulla Roma stessa, profondamente cambiata rispetto alla stagione precedente, a partire dalla guida tecnica affidata ad Eusebio Di Francesco, esordiente in Champions League in quanto a panchine. Bene, dal 24 agosto (giorno del sorteggio a Nyon) al 5 dicembre, è cambiato il mondo: le percezioni, le aspettative, soprattutto i risultati. E anche le convinzioni di Griezmann, che aveva quasi esultato all'atto dei sorteggi.

La classifica finale del girone C ha visto la Roma prevalere sia sul Chelsea che sull’Atletico Madrid, ma questa ormai è storia. Da vittima sacrificale a regina del raggruppamento, prima in classifica e agli ottavi con merito. In attesa del Napoli, in ogni caso la Roma è stata la più convincente delle italiane nella prima parte di questa campagna europea. Ed è stata una sorpresa, specialmente perchè ha avuto la forza e la personalità di imporsi nelle partite più complicate. Pensiamo anzitutto agli scontri diretti, escludendo il Qarabag, quella sì una vittima sacrificale, come era lecito attendersi: la Roma ha perso soltanto il ritorno con l’Atletico al Wanda Metropolitano, peraltro in una situazione in cui i colchoneros erano obbligati a vincere mentre i giallorossi potevano addirittura concedersi il lusso di una sconfitta. Poi quattro punti con il Chelsea (e sei reti segnate in due partite) ed il pareggio per 0-0 sempre con la formazione di Simeone in apertura. Forse è stato proprio questo primo risultato il 12 settembre scorso a dare fiducia ai giallorossi: uno 0-0 sofferto, molto sofferto, che sembrava quasi confermare l’inferiorità della Roma al cospetto di una formazione, l’Atletico, che aveva sempre vinto il girone di appartenenza nelle ultime stagioni. Uno 0-0 di pura sofferenza, quasi antitetico rispetto alla filosofia di Di Francesco, ma vitale per crederci, per porre le basi di una crescita che è stata tanto rapida quanto importante.

" Nessuno ci dava per favoriti, ma abbiamo messo in campo determinazione e alla fine abbiamo fatto un gran girone. I meriti sono principalmente del gruppo, io ho cercato di dare solo il mio pensiero. La cosa importante è entrare nella testa dei giocatori e io credo di esserci riuscito. Ci ho creduto fin da subito, uno che fa questo lavoro non può non credere in ciò che propone. C'è bisogno di un atteggiamento positivo e io ce l'ho (E. Di Francesco)"

Però, per quanto soddisfacente possa considerarsi ora il passaggio del turno da prima in classifica, ora viene il bello (o il brutto, lo si interpreti a preferenza): il sorteggio per gli ottavi da testa di serie, paradossalmente, può anche non sorridere ai giallorossi, visto la presenza di Bayern Monaco e Real Madrid nella seconda urna. Non è da sottovalutare il risvolto psicologico, in aggiunta a quello prettamente tecnico: superare così brillantemente un girone del genere ipotecando la qualificazione con due giornate di anticipo (sfruttando chiarametne anche il black-out dell’Atletico contro il Qarabag) è una importante iniezione di autostima che può permettere alla Roma di presentarsi al “knock-out stage” con una consapevolezza diversa. Non da contender, ma sicuramente da mina vagante.

Contro il Qarabag i giallorossi hanno dimenticato per una sera la fluidità di gioco e hanno badato al sodo, pur senza convincere: diversamente da altri anni, se l’undici titolare a livello di nomi può essere inferiore, Di Francesco può attingere ad una panchina più profonda. Schick sta pian piano tornando in forma e, alla lunga, può essere un rincalzo perfetto per lo stanco Edin Dzeko delle ultime settimane. Il bosniaco ha la palese necessità di tirare il fiato e proprio qui, ora, deve giungere il fondamentale contributo di Schick. Il centrocampo può contare su Gonalons, ha trovato in Pellegrini un ricambio in qualità e freschezza che cresce di partita in partita, oltre alla presa di consapevolezza di Gerson che si sta rivelando una pedina utile. Sarà dunque fondamentale il lavoro di questi due mesi fino a metà febbraio, nel preservare i titolari e nel portare ad un livello ancora superiore gli altri. Perché, viste le premesse, alla fine sognare qualcosa di più non è neanche un peccato.

Video - Di Francesco: "A Roma il pessimismo c'è sempre, ma io sono sempre ottimista"

01:52
0
0