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Napoli fuori senza attenuanti: l’errore è aver dato la precedenza al campionato

Napoli fuori senza attenuanti: l’errore è aver dato la precedenza al campionato

Il 07/12/2017 alle 11:45Aggiornato Il 07/12/2017 alle 12:09

Il peccato originale resta la partita di Kharkiv e non aver considerato l'Europa dei grandi una priorità. Una rosa corta presta il fianco ai primi intoppi dati dagli infortuni: i partenopei con Ghoulam erano una squadra, senza l'algerino un'altra.

Lo ripetiamo da diverse settimane e, ora che è maturato il verdetto, non resta che analizzare il cammino del Napoli in Champions League per far sì che certi errori non vengano più commessi. È necessario partire dal peccato originale. Il 13 settembre i partenopei perdono 2-1 a Kharkiv e Sarri, qualche settimana dopo, ammetterà: "Abbiamo sottovalutato lo Shakhtar". Il segnale del tecnico, in questo senso, era stato piuttosto chiaro: titolari Diawara, Zielinski e soprattutto Milik. In panca Jorginho, Allan e Mertens. L’Europa dei grandi non aspetta e gli errori si pagano.

La priorità al campionato è stata evidente con la riproposizione del centrocampo-bis anche all’Etihad contro il Manchester City. La gara persa all’esordio ha complicato tutto il cammino facendo diventare l’ultimo turno sul binario Rotterdam-Kharkiv un mezzo miracolo. Non c’era bisogno di pensare male per intuire che i Citizens di Guardiola non sarebbero scesi in campo in Ucraina con il coltello tra i denti, a quattro giorni dal derby con lo United che potrebbe archiviare la Premier League. Scherzi del calendario, ma non ci si doveva ridurre così. Gli alibi non reggono anche perché smettere di giocare alla notizia del gol dello Shakhtar non è sintomo di grandezza.

In questo modo, facendosi battere da una squadra a zero punti e in dieci uomini, il Napoli ha compromesso anche il sorteggio di Europa League finendo in seconda fascia. Un problema arginabile se i partenopei si presenteranno ai sedicesimi convinti dei propri mezzi, ma molto dipenderà dal campionato. Se la Champions non era una priorità, figuriamoci l’Europa dei piccoli con lo Scudetto che resterà il vero obiettivo.

C’è chi rimprovera a Sarri un certo integralismo tattico. Prestare il contropiede ad Aguero e non accontentarsi del 2-2 al San Paolo contro Guardiola, in effetti, è stato un rischio eccessivo. D’altronde, prendere o lasciare: il Napoli gioca così e ha fatto le sue fortune con un’idea di gioco chiara a tutti (compreso Pep, l’uomo delle lusinghe). L’arcinoto limite è una rosa corta: poter contare su 13-14 uomini non permette di far rifiatare le pedine fondamentali. Mertens e Callejon, ad esempio, hanno il serbatoio in riserva da settimane.

Potendo fare affidamento sui soliti giocatori e non avendo alternative all’altezza dei titolari (basti vedere i terzini) saltano gli equilibri ai primi intoppi dati dagli infortuni. E se il ko di Milik alla lunga si sta rivelando una mazzata per la brillantezza e la gestione dei tre "piccoletti", quello di Ghoulam ha affossato gli azzurri. Esiste, infatti, un Napoli pre e un Napoli post Ghoulam e sembrano due squadre diverse. Il match casalingo con la capolista della Premier è stato stravolto dall’infortunio dell’algerino, costretto a lasciare il posto a Maggio al minuto 31 del primo tempo. I partenopei stavano dominando. Al 34' arriva l’1-1 di Otamendi, il finale sarà 2-4. Quella gara diventa un’immagine simbolica perché da lì in poi la frenata è stata brusca: 0-0 con il Chievo e i guai più recenti, dalla Juventus al Feyenoord. Gli ingranaggi perfetti della catena di sinistra erano la forza del Napoli e a Rotterdam non c’era nemmeno Insigne. I "problemini" a cui fa riferimento Sarri sono di non facile soluzione.

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