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Berardi, Bernardeschi & Co: i simboli della rinascita di un'Under 21 chiamata a vincere

Berardi, Bernardeschi & Co: i simboli della rinascita di un'Under 21 chiamata a vincere

Il 18/06/2017 alle 13:37

Questa sera al via l'Europeo degli Azzurrini in Polonia. Tra un successo che manca da troppo e la più forte generazione degli ultimi 13 anni, il complicato compito di una gruppo che tra i due piccoli talenti di Sassuolo e Fiorentina e una rosa di assoluto il livello, dopo il difficile riscatto generazionale, è ora chiamato a vincere.

Qualche settimana senza pallone e c’è già chi è in astinenza. Ma per fortuna questa sera inizia l’europeo degli azzurrini di Gigi Di Biagio che in Polonia, due anni dopo lo scotto in Repubblica Ceca, cercano la tanto attesa rivincita.

Un patto nato il 24 giugno di due anni fa Olomuc, quando il 3-1 sull’Inghilterra non bastò a digerire il secondo – ma meno famoso – biscottino svedese, con l’1-1 tra scandinavi e portoghesi che ci fece fuori, tagliando i sogni di una piccola nazionale di cui si parlava – e si credeva – già un gran bene.

L’Italia ha voglia e fame. L’Italia vuole tornare a festeggiare un successo della sua Under, che ormai da una vita vive di ricordi di quando il calcio giovanile nostrano dettava legge in Europa – e non a caso si riproponeva a livello maggiore, poi, anche nel mondo. Dagli anni ’90 magici di Cesare Maldini all’ultimo successo di Bochum 2004 in Germania con Gentile, da cui Marcello Lippi, due anni dopo, si portò dietro nel suo successo mondiale 5 uomini di quella rosa (Amelia, Barzagli, Zaccardo, De Rossi e Gilardino). Insomma, tre successi consecutivi – ’92, ’94, ’96 – poi il 2000 e il 2004, appunto. Il calcio giovanile europeo era roba nostra. Con le successive epoche di Spagna e Germania ferme davanti alla televisione a prendere appunti e imparare.

Poi, però, il black-out di un calcio giovanile in Italia improvvisamente trascurato e dimenticato; figlio di una generazione che in qualche modo, secondo alcuni, ha semplicemente saltato un corso; e secondo altri, più semplicemente, l’ha persa da qualche parte non sapendo scovarla e valorizzarla a dovere. Più di una decade di delusioni e bocconi amari che il nuovo ciclo di Gigi Di Biagio sembra finalmente poter cancellare. Almeno sulla carta. Sì perché l’Italia pare aver riscoperto il calcio giovanile, con le società italiane che hanno deciso di fare di necessità virtù e ributtarsi, in qualche modo, su quei giovani a costo zero – o quasi – che tanto fanno bene ai bilanci. E come per magia qualcosa è tornato a comparire.

Italia U21 - Italy U21 (Lapresse)

Italia U21 - Italy U21 (Lapresse)LaPresse

In Polonia ci ripresentiamo infatti con tutte le carte in regola per poter dire la nostra insieme alla Spagna (ieri sera impressionate contro la Macedonia). E così, qui dentro, nel Gruppo C insieme a Germania (dimezzata dalla Confederation Cup), Repubblica Ceca e Danimarca – quest’ultima che gli azzurrini affronteranno proprio stasera – riparte quella squadra che 2 anni dopo in qualche modo sembra ancora più forte. Donnarumma, il gruppo atalantino capace di portare la Dea in Europa – Caldara, Conti e Petagna –, Gagliardini e Benassi, Pellegrini, Rugani e Chiesa, tutta gente di buonissimo livello nell’ultima Serie A. Ma soprattutto loro due: Federico Bernardeschi e Domenico Berardi, alla vera prova del nove, chiamati a far vedere se oltre al talento – parso a tutti evidente – c’è anche l’attitudine alla vittoria, componente assai più importante questa nella carriera.

Proprio quest’ultimi due dunque saranno gli osservati speciali dunque, chiamati a far fare il salto definitivo all’Under 21 più competitiva degli ultimi 13 anni. Con il fiorentino, già in vetrina sul mercato e sotto gli occhi di tante big; ma con Domenico Berardi soprattutto, specie dopo una stagione a Sassuolo caratterizzata da un lunghissimo stop ma da un finale in crescendo, con 6 asisst nelle ultime 5 partite, ad esempio. Berardi e Bernardeschi come simboli di una generazione che con fatica è tornata alla ribalta e che vuole – e sotto certi punti di vista diciamo pure deve – provare a dimostrare che oltre alle belle parole spese fin qui c’è di più.

Il margine d’errore è poco e questa volta la pressione è tanta. C’è fiducia, chiaramente, ma anche la consapevolezza che o si finisce primi nel girone... o si rischia, dovendo a quel punto fare i conti con la seconda degli altri due per vedere quale sia la migliore a meritarsi il pass della semifinale.

Non si vince da tanto – troppo – e ricominciare a farlo non è mai semplice. Ma i segnali di una piccola, grande nuova svolta paiono evidenti. A questa generazione il difficile compito di darne ulteriore – e fondamentale – cassa di risonanza. In bocca al lupo.

Video - Da Donnarumma a Ñíguez: i migliori talenti dell'Europeo Under 21

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