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Inter, nuovo allenatore cercasi: arriverà Spalletti ma prenderei Sarri

Inter, nuovo allenatore cercasi: arriverà Spalletti ma prenderei Sarri

Il 19/05/2017 alle 07:24

Paradossalmente, è proprio questo il momento migliore per diventare allenatore dell’Inter, ottava e, salvo ribaltoni, fuori dall’Europa. Ho sempre invocato un dirigente alla Italo Allodi. Hanno preso Walter Sabatini: ok, a patto di affidargli poteri veri, sul mercato e nello spogliatoio, e non solo di facciata. E poi il tecnico, certo.

Per esplorare il futuro dell’Inter, non si può non cominciare dal passato e, nel caso specifico, dalla stagione del triplete (2009-2010). L’allenatore era José Mourinho, non so se mi spiego. Un tipo che, in quei due anni, fu «tutti»: il manager, l’addetto stampa e a volte persino il presidente. Massimo Moratti non poteva scegliere di meglio. Viceversa, non poté scegliere di peggio quando vendette il club a Erick Thohir. Se la testa della società è debole, difficile che possa essere forte il corpo.

Soprattutto se, un po’ per alibi e un po’ per filosofia da bar sport, si finisce per considerare «decisivo» l’allenatore, non già per i poteri che gli si affidano (o con lui si condividono), ma perché fa comodo pensare che lo sia. E così dopo Mourinho, al netto del secondo cambio di proprietà, da Thohir ai cinesi di Suning, è stato tutto un ribollir di panchine: Rafa Benitez, Leonardo, Gian Piero Gasperini, Claudio Ranieri, Andrea Stramaccioni, Walter Mazzarri, Roberto Mancini, Frank de Boer, Stefano Vecchi, Stefano Pioli, ancora Vecchi. Un numero più che sufficiente per fissare un paletto: non era, e non è, colpa del mister. Lo stesso de Boer, alla luce degli ultimi mesi, merita scuse, non sfottò.

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Sotto a chi tocca. Paradossalmente, è proprio questo il momento migliore per diventare allenatore dell’Inter, ottava e, salvo ribaltoni, fuori dall’Europa. Ho sempre invocato un dirigente alla Italo Allodi. Hanno preso Walter Sabatini: ok, a patto di affidargli poteri veri, sul mercato e nello spogliatoio, e non solo di facciata. E poi il tecnico, certo. L’Inter è un cavallo imbizzarrito, e per questo servono cow-boys che sappiano domarla, prima che organizzarla. I padroni marcano Antonio Conte e Mauricio Pochettino, Sabatini ha un debole per Luciano Spalletti e Luis Enrique, i tifosi sognano il Cholo Simeone. A giorni alterni, spuntano Maurizio Sarri e Leonardo Jardim.

L’ideale, visto il deficit di autorità e autorevolezza, sarebbe uno alla Conte o alla Simeone. Ma dal momento che da Londra e Madrid non si muoverà nessuno, nemmeno Pochettino, la pista più praticabile conduce a Spalletti, stanco della Roma perennemente sdraiata ai piedi (del ricordo) di Francesco Totti. Personalmente, punterei su Sarri. Mi piace come fa giocare le sue squadre, mi piace come risponde ai «servizi» di Aurelio De Laurentiis.

Maurizio Sarri Napoli 2017

Maurizio Sarri Napoli 2017LaPresse

Patti chiari, però: chiunque arrivi, anche il più tosto sul piano caratteriale, ha bisogno di un supporto altrettanto robusto. I giocatori non sono frati quando vincono, figuriamoci quando perdono. E meno gente c’è al comando, meglio è. Il padrone, Sabatini, l’allenatore: stop. Sarri non si limita a gestire: insgena. La squadra ha bisogno di stabilità e di una impronta tecnico-tattica che vada al di là degli slogan («Pazza Inter, amala»), o che comunque li sappia governare.Non è più tempo di crogiolarsi nell’ineluttabilità di non sapere (o non volere) essere normali. Il primo ostacolo che deve superare l’Inter, è proprio l’Inter. Al diavolo la terapia degli esoneri.

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