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Abbiamo voluto la VAR? Ora diamole tempo e non alimentiamo i soliti polveroni

Abbiamo voluto la VAR? Ora diamole tempo e non alimentiamo i soliti polveroni

Il 10/08/2017 alle 18:02Aggiornato Il 10/08/2017 alle 18:29

Il gol di Silva annullato in Milan-Betis è stata la scelta corretta, ma ha scatenato le prime critiche sulla moviola. E' uno strumento utile, ma bisogna imparare a "sopportarla". Potrebbe finalmente abbattere il numero di errori umani, se correttamente usata.

Premessa: la VAR (Video Assistant Referee), o moviola in campo, è un sistema di supporto all’arbitro tramite strumenti tecnologici, approvato dall’International Board nel giugno 2016 che mira a ridurre la possibilità di errore relativamente ad alcune tipologie di eventi che accadono durante una partita: gol, rigori, espulsioni dirette e scambi d’identità. L’utilità è chiara, l’aiuto per i direttori di gara e per un regolare svolgimento delle partite, ancora di più.

Prima volta, prime polemiche (sterili)

Detto questo, era prevedibile che alla prima “uscita” ci sarebbe stato da dire anche su un sistema che tecnicamente dovrebbe essere infallibile. La VAR è entrata in azione per la prima volta in un campo italiano ieri sera, durante l’amichevole Milan-Betis al Massimino di Catania. Prima nell’annullare il gol di André Silva, poi nell’assegnare il rigore che ha consentito al Betis di battere i rossoneri 2-1. Come da copione non sono mancate le polemiche, sterili, su tempi e modalità di utilizzo della tecnologia stessa. E' facile immaginarsi che si aprirà un ulteriore dibattito in futuro, quando determinerà risultati importanti e non solo amichevoli.

E’ già successo in Olanda, nella Supercoppa tra Feyenoord e Vitesse, e potete immaginare da soli cosa sarebbe accaduto se tanto fosse accaduto in Italia.

Al Vitesse non viene assegnato un rigore (netto) – sul risultato di 1-0 – e sul ribaltamento di fronte il Feyenoord realizza il raddoppio. A quel punto, colto da un dubbio lungo tutto il campo e circa 30 secondi di azione, l’arbitro, circondato dai giocatori “vittime” del precedente sgarbo, “chiama” l’aiuto della VAR e correttamente annulla il gol del 2-0, assegnando il rigore precedentemente negato al Vitesse. Decisione giusta, che ha consentito un regolare svolgimento del match. Un caso abbastanza clamoroso, che può diventare la normalità nei mesi a venire.

Var in azione un'amichevole under 18

Var in azione un'amichevole under 18Getty Images

E’ la strada giusta, ma bisogna accettarla

Quanto accaduto a Catania non è niente così di plateale (il tocco di Antonelli che ha messo in fuorigioco Silva prima del potenziale gol dell’1-0 è cosa che capita miriadi di volte in una gara di serie A), ma qualcuno nel post partita si è lamentato. “Ci vuole troppo tempo e rallenta la partita”, “Elimina la figura del guardalinee”, “Non si dà più spazio all’errore umano”. Queste le critiche più diffuse. Tutte incoerenti con quanto si è sempre cercato di raggiungere: l’equità di trattamento e un sistema che possa avvicinare allo “0” la possibilità di errore dei direttori di gara, tutelandoli e tutelando il corso dei campionati. La scelta di Doveri è stata perfetta e, come da programma, la VAR ha sancito che il primo gol di André Silva andasse annullato. Ciò che non siamo abituati a fare è accettare le decisioni degli arbitri (peraltro in questo caso giuste) semplicemente per tifo. Con questo sistemo il problema dovrebbe risolversi.

Il caso Italia-Zambia

La sperimentazione, durata anni, ha portato anche a testare nuovi errori umani, che possono capitare anche con la tecnologia. E’ stato il caso Italia-Zambia nel Mondiale U20, prima competizione internazionale con il supporto della moviola in campo. Con lo Zambia avanti 1-0, un contropiede lancia Chilufya verso l'aera italiana. Appena prima del limite Pezzella sfiora con la mano la spalla dell'avversario che va avanti, scarta Zaccagno in uscita e cade a terra senza essere toccato dal portiere azzurro. L'arbitro concede il calcio di rigore, e fin qui sarebbe una svista perfino comprensibile considerato che il direttore di gara era "impallato". Poi però entra in scena Vigliano, che è il Var numero 1 della partita (in cabina ci sono anche a supporto il cileno Astroza e il brasiliano Sampaio). Vigliano analizza l'episodio ma invece di far togliere il rigore e dare ammonizione per simulazione a Chilufya, induce l'arbitro (che dimentica di fare il classico gesto del profilo tv né va a ricontrollare personalmente le immagini) a dare punizione dal limite e rosso per Pezzella per quella che evidentemente viene considerata una spinta (una spinta fuori area con chiara occasione da gol merita il rosso, su questo il regolamento non è cambiato). Una decisione poco comprensibile (se non altro comunque è stato tolto il rigore) che per fortuna non è costata la semifinale agli azzurrini (se non al povero Pezzella), e un brutto colpo per la credibilità della Var. E una conferma: qualunque tecnologia messa in mano agli uomini diventa fallibile, quindi chi si lamenta dell’annullamento delle responsabilità si sbaglia.

Crediamo nella qualità dei nostri arbitri

Va considerato, per quanto riguarda il nostro campionato, che il livello degli arbitri - e quindi dei Var - garantisce prestazioni qualitativamente superiori. Questa è la speranza di chi crede che la tecnologia possa dare una grossa mano al calcio, riducendo le polemiche dei post partita. Ma va altresì detto che non eliminerà il rischio d’errore che, volente o nolente, sarà sempre (fortunatamente) dipendente dalle scelte dei protagonisti dentro e appena fuori dal campo.

Video - Se la VAR ci fosse stata in passato? Come cambierebbe la storia del calcio

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