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Cina più vicina, ecco perché l’Inter piano piano sta cambiando

Cina più vicina, ecco perché l’Inter piano piano sta cambiando

Il 13/01/2017 alle 08:01Aggiornato Il 13/01/2017 alle 08:41

L’esonero spinse Suning a uscire allo scoperto. Tutto (ri)comincia da lì. Stefano Pioli si sta rivelando il migliore dei normalizzatori possibili. Non mancava qualità, alla rosa: mancava fiducia.

Più che alla lontananza di Frank de Boer credo che il piccolo rinascimento dell’Inter si debba alla vicinanza dei padroni cinesi, fino all’esonero del tecnico olandese (1° novembre) molto vaghi, troppo liquidi. La società è la bussola: senza, non c’è pensiero né sentiero.

L’esonero spinse Suning a uscire allo scoperto. Tutto (ri)comincia da lì. Stefano Pioli si sta rivelando il migliore dei normalizzatori possibili. Non mancava qualità, alla rosa: mancava fiducia. L’Inter più bella rimane, per me, quella del 2-1 alla Juventus, quando in panchina c’era ancora de Boer. Sembrava l’inizio, non fu niente. Ricordate la formazione? Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Santon (34’ st Miangue); Joao Mario, Medel (29’ st Felipe Melo); Candreva, Banega, Eder (24’ st Perisic); Icardi. Dal 18 sttembre 2016 all’8 gennaio 2017, da San Siro a Udine. Stesso risultato (2-1), stesso schema (4-2-3-1), ma questo tabellino: Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Ansaldi; Brozovic, Kondogbia (39’ st Eder); Candreva, Banega (11’ st Joao Mario), Perisic (46’ st Andreolli); Icardi.

Quattro vittorie consecutive fanno una prova. Pioli ha lavorato sui dettagli, oltre che sui cuori. Ha recuperato Geoffrey Kondogbia e Marcelo Brozovic. Ha liberato Ivan Perisic, ha ritoccato la posizione di Antonio Candreva (non più ala-ala ma ala-mezzala, con licenza di accentrarsi, vedasi il gol nel derby). E una scelta che è un cartello stradale: non più Joao Mario «e» Ever Banega, ma Joao Mario «o» Banega. Traduzione: precedenza agli equilibri.

L’Inter di de Boer viaggiava alla media di 1,27 punti a partita: 14 in undici. Altro passo, l’Inter di Pioli: 2,28 (16 in sette). E una sola sconfitta: a Napoli (0-3). La continuità è garantita dalle parate di Samir Handanovic e dalle reti del capocannoniere Mauro Icardi, la cui biografia, ripudiata dagli ultras e mal gestita dal club, non aiutò certo i rapporti tra il capitano e lo staff orange.

Piano piano le gerarchie si stanno assestando, all’interno della squadra e in classifica. L’Inter di Pioli è settima e domani sera ospita il Chievo. L’Inter di Roberto Mancini arrivò quarta. La zona Champions non è più un’utopia: per il sottoscritto, anzi, non lo era mai stata. L’acquisto di Roberto Gagliardini, inoltre, è un segnale chiaro: non si scherza più, nemmeno sul mercato.

Intendiamoci: non che adesso siano tutte rose e fiori, nei primi venti minuti con Genoa e Lazio e nel primo tempo in Friuli si rischiò l’osso del collo, un po’ come ai tempi di de Boer. Anche la sua Inter sapeva restare dentro le partite (salvo con il Chievo, al battesimo), ma spesso perdeva le lotterie degli episodi. L’Inter di Pioli, viceversa, quasi sempre le vince. Forse il vento è cambiato, forse la normalità produce serenità; e la serenità, benzina. Sui 30 gol complessivi, Icardi e Perisic ne hanno firmati venti. Non più di sette giocatori a segno: pochi. Ma negli ultimi quattro turni, un solo gol preso. Qualcosa si muove.

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