Getty Images

Le pagelle della Juventus campione d'Italia

Le pagelle della Juventus campione d'Italia

Il 21/05/2017 alle 19:28Aggiornato Il 21/05/2017 alle 19:40

Il sesto successo consecutivo dei bianconeri - il terzo di Allegri - è stato probabilmente il più complicato di tutti. Costruito sul solito muro difensivo, sul rendimento straordinario di giocatori chiave come Khedira, ma anche sul sacrificio di Cuadrado e Mandzukic. Poi il genio di Dybala e i gol di Higuain. Ma alla base di tutto la straordinaria intuizione tattica e la gestione di Allegri.

Gianluigi BUFFON 9 – Stagione da professionista numero 21. Stagione da applausi numero 21. Due decadi, ventuno anni da titolare tra i pali di una porta e sia a Parma che a Torino non si ricorda un’annata non solo insufficiente, ma nemmeno mediocre. Sempre presente e sempre eccellente. Se la clonazione umana un giorno dovesse diventare realtà, non si hanno già oggi grossi dubbi su quale DNA andranno a prendere quando dovranno scegliere un portiere.

Buffon, Juventus 2017

Buffon, Juventus 2017Getty Images

NETO 6 – Otto presenze in campionato, due soli gol subiti. Bastassero i numeri per dare un giudizio, il computer ci direbbe che saremmo di fronte a un eccellente secondo. Il brasiliano però non ha trasmesso grandissima fiducia quando chiamato in causa, e soprattutto ha dato segnali di insofferenza in quello che di fatto è il ruolo più complicato del mondo: il secondo di Gianluigi Buffon. Il caro e vecchio Storari, per intenderci, fu ben altra cosa. Detto questo Neto la sua pagnotta la porta via.

Leonardo BONUCCI 7,5 – C’è voluto lo scossone per dare una svolta vera alla sua stagione. Non che prima di quel Juventus-Palermo fosse stato negativo, ma dalla lavata di capo di Allegri con tanto di tribuna in quel di Oporto nell’andata degli ottavi di Champions League, Bonucci è ritornato al livello di qualità e concentrazione che da uno come lui ci si attende sempre. Meglio tardi che mai.

Medhi BENATIA 6,5 – Arrivato come jolly da poter utilizzare in tutte le situazioni, alla fine il marocchino è quello che dietro ha giocato meno di tutti. Dopo un buon avvio ha pagato qualche infortunio; e quando sarebbe potuto essere il suo momento – leggasi gennaio – era in Coppa d’Africa. Una stagione da discreto gregario, ma niente di più. D’altra parte scalare gerarchie tra i fenomeni difensivi della Juventus non è la più facile delle imprese.

Daniele RUGANI 6,5 – E sulla stessa linea d’onda di Benatia, più o meno, va inserito anche Daniele Rugani. Un ragazzo che rispetto alla stagione precedente ha trovato più continuità, specie verso il finale di 2016, quando nello scacchiere di Allegri sembrava avesse scalato gerarchie. Poi però si è dovuto inchinare anche lui ai titolarissimi, finendo con l’infortunio al ginocchio che gli ha levato un finale di stagione dove avrebbe potuto trovare nuovamente i suoi spazi.

Giorgio CHIELLINI 8 – Sarà che tra compaesani ci si intende meglio, ma se c’è un uomo a cui Massimiliano Allegri non ha mai rinunciato quando più contava è il dottor Giorgio Chiellini. Allegri lo ha atteso con pazienza anche quando i guai fisici in autunno si sono susseguiti, dandogli fiducia in tutte le partite che più contavano. Fiducia ampiamente ripagata e in una stagione dove francamente non era partito al suo meglio, anzi. Chiellini è però uscito alla distanza, dimostrandosi alla lunga il migliore dei centrali. Zero sbavature nelle giornate più importanti, 100% garanzia.

Andrea BARZAGLI 7,5 – Non è stato chiaramente il Barzagli della stagione 2015, ma ad eccezione dell’alieno Buffon il tempo passa per tutti. Anche Barzagli ha avuto il suo bel da fare con l’infermeria, ma nonostante gli acciacchi l’umiltà con cui il 36enne di Fiesole si è approcciato alla causa è stata da applausi. Finto terzino – o terzino – quando Allegri gliel’ha chiesto, Barzagli ha dimostrato ancora una volta che un campione si differenzia dagli altri per la sua intelligenza. E qui a quanto pare ce n’è da vendere.

Alex SANDRO 8,5 – Il craque difensivo della Juventus. E’ lui l’uomo che più ha brillato in campionato dell’intero reparto difensivo bianconero, consacrandosi in quella che è stata la stagione della definitiva esplosione. Non a caso è stato il più impiegato da Allegri (tra i difensori), che colte le potenzialità esplosive del classe ’91 ne ha fatto uno dei punti fissi. I dubbi e le allusioni dell’arrivo a Torino sono completamente svaniti. Top player.

Alex Sandro, Juventus

Alex Sandro, JuventusGetty Images

Dani ALVES 7 – Ne sono certo: questo è il voto che farà più discutere. La spiegazione però sta nel titolo: “Le pagelle della Juventus campione d’Italia”. Il riferimento dunque va al campionato, dove il buon Alves è stato per mesi la copia sbiadita del giocatore che sta facendo la differenza adesso in Champions League. Lo sa anche Allegri, ad esempio, che ne ha centellinato le presenze, poco convinto da un atteggiamento che nella prima parte di stagione è stato ai limiti della supponenza. La fortuna dei bianconeri è che il brasiliano però è uscito quando più contava e nelle partite più importanti (caratteristica questa dei campioni); ma ciò non può comunque cancellare un rendimento per lunghi mesi troppo al di sotto delle potenzialità poi mostrate. Insomma, come quando si andava a scuola: ha le potenzialità, ma non si applica (sempre). E quindi tocca fare la media: tra 5 (prima) e 9 (poi), il voto è 7.

Dani Alves, Juventus

Dani Alves, JuventusGetty Images

Stephan LICHTSTEINER 7 – Partito da separato in casa, anche lo svizzero ha avuto l’intelligenza di continuare a lavorare con serietà e saper aspettare il proprio momento. Così facendo è non solo rientrato nei piani di Allegri, ma anche nella rosa Champions – da cui inizialmente era stato fatto fuori – venendo schierato alla fine da titolare in 20 partite e dimostrandosi ancora meccanismo utile alla causa bianconera. Tempismo svizzero.

Thomas RINCON 6 – Complicato incidere in un reparto in cui il ballottaggio è stato sempre e solo per due maglie e quando davanti a te nelle scelte hai Pjanic, Khedira e Marchisio. Rincon da gennaio ha semplicemente fatto il suo, facendosi trovare pronto nel momento in cui è stato chiamato in causa, senza però far capire quali siano le prospettive o i margini di crescita. Non un suo demerito quest’ultimo, ma semplicemente il fatto di averlo visto davvero troppo poco. La sensazione è che uno con le sue caratteristiche difensive in una squadra così ci possa stare alla grande, ma servirebbe un po’ più di minutaggio per capirlo con certezza.

Miralem PJANIC 7 – Qualche giorno fa Allegri è stato più chiaro di quanto possa essere ogni nostra parola: “Sono arrabbiato, con le qualità che ha è da primi 3 del mondo”. Ecco, il primo campionato di Pjanic in maglia bianconera spicca per gol e assist – rispettivamente 5 e 10 – ma non certo per grinta e personalità. Al bosniaco sono mancate soprattutto queste, attestandosi dentro un livello di rendimento certamente soddisfacente, ma ben lontano da quello che dovrebbe – e potrebbe – fare con quel talento. Può e deve salire.

Claudio MARCHISIO 7 – Quanta fatica per il Principino, ritrovatosi a dover gestire due tipi di problemi: 1. Il rientro dal lungo infortunio. 2. La presa di coscienza di non essere più un intoccabile. Marchisio ha sofferto questa situazione, faticando a ritrovare sé stesso e i suoi spazi. Poi però, con umiltà, ha accettato il suo ruolo di “terzo” dopo Khedira e Pjanic, costruendosi un finale di stagione rispettabilissimo e un successo molto sentito. Le lacrime sul podio, da questo punto di vista, ne sono un bell’indizio.

Sami KHEDIRA 8,5 – Una delle chiavi del successo della Juventus in questa stagione. Il tedesco, in campionato – così come in coppa – ha tirato fuori con ogni probabilità la sua miglior stagione di sempre, issandosi a perno su cui sono ruotati gli interi equilibri della squadra. Intelligenza e fisico, sacrificio e gol, Khedira è stato una presenza costante lungo tutto il corso dell’anno, smentendo per altro tutti colori i quali credessero fosse per lui impossibile giocare con continuità una stagione così lunga su tutti i fronti (escluse queste piccole noie finali). A trent’anni appena compiuti una vera e propria seconda giovinezza. Congratulazioni.

Stefano STURARO 6 – Da un certo punto di vista vale quanto detto per Rincon, ovvero il fatto che in una stagione con solo due posti in mediana non era facile trovare spazio. E così il buon Sturaro ha dovuto riadattarsi, schierandosi in qualche uscita come sostituto di Mandzukic un po’ più avanzato. Meno di 1000 minuti in tutto il campionato e un apporto onesto alla causa comune. Niente di più, niente di meno.

Kwadwo ASAMOAH 7 – Poche presenze, ma un voto di rilievo. La spiegazione sta tutta nella duttilità di un ragazzo che da quando è alla Juventus non ha mai giocato nel suo ruolo originale, ma che nonostante questo si è sempre fatto trovare pronto. Ai tempi di Conte come ala alta; quest’anno come terzino sinistro aggiunto. Sempre con onore e grande dignità. Sono le pedine come queste, alla fine, che contribuiscono a fare la differenza.

Mario LEMINA 6 – Un avvio di campionato in cui lo si è visto in campo molto spesso da titolare. Mai però senza brillare. Non sono casuali le variazioni tattiche di inizio stagione. Allegri ha effettivamente provato a dare fiducia a Lemina, ma ne ha presto scoperto il reale valore: quello di un buon gregario. Non di certo un profilo su cui poter costruire e basare i principi di gioco di una squadra con le ambizioni della Juventus. E infatti poi è finito in panchina, rispolverato solo da vice dei vice o a partita in corso.

Marko PJACA 6 – Esce dal primo anno in maglia juventina esattamente con le stesse incognite con cui ci era entrato: una pietra preziosa grezza ancora da levigare. Quattordici presenze senza né un gol né un asisst (numeri sempre riferiti al campionato, ovviamente). Tanti richiami e parecchia sfortuna. Il suo è un ‘sei politico’: non era facile trovare spazio in questo schieramento; e lo sarà ancor di più al momento del rientro dopo uno stop così delicato.

Juan CUADRADO 8,5 – Con due gol e sei assist – fin qui – in 29 presenze, se si guarda ai soli numeri quelli di Cuadrado non spiccano certo per abbondanza. Chiunque abbia seguito con costanza la stagione della Juventus sa però che molto spesso, dai piedi del colombiano, sono nate le situazioni più interessanti. Una scheggia, una variabile impazzita dal punto di vista offensivo, ma anche un solido aiuto alla fase di non possesso. Esattamente come Mandzukic infatti il colombiano si è fatto in quattro in ogni ripiegamento difensivo. Sacrificio che non poteva passare inosservato nell’ottica di una valutazione completa.

Cuadrado e Allegri, Juventus campione d'Italia 2017

Cuadrado e Allegri, Juventus campione d'Italia 2017Getty Images

Mario MANDZUKIC 9 – L’approccio di Mario Mandzukic alla causa juventina, in questa stagione, ha l’immagine di un tweet postato dal croato qualche settimana fa. “The moment you remember you play for Juve”. Il momento in cui ti ricordi che giochi nella Juve. Non serve altro per descrivere quanto fatto dal croato in questa stagione, che pur di esserci in questa squadra, si è re-inventato ala a tutto campo. Attaccare e difendere. Difendere e attaccare. Ancora e ancora. Fino a terminare coi crampi. Vale il discorso fatto per Barzagli: umiltà e intelligenza al servizio di una causa, e non di sé stessi. Che voto vuoi dare a uno così?...

Paulo DYBALA 8,5 – Mezzo voto in meno rispetto agli altri due fenomeni del reparto per un semplice motivo: la sensazione è che l’argentino non ci abbia fatto vedere tutto. Che possa, ad esempio, segnare di più. Che possa, ad esempio, dare più continuità al suo genio. Il resto in ogni caso è stato un passo di danza applicato al pallone, una forma d’arte che come italiani non vogliamo perdere. Bene allora che la Juventus ne abbia blindato le prestazioni. Uno così era sulla lista di tutti, e invece ancora per un po’ ce lo godremo qui in Serie A. Per fortuna.

Gonzalo HIGUAIN 9 – Non si vedeva una stagione del genere in maglia bianconera dai tempi di ‘Le Roi’ David Trezeguet, al secolo il miglior marcatore straniero della storia della Juventus. Higuain ha molto semplicemente continuato a fare quanto aveva iniziato a Napoli, con la differenza che nel modulo di Sarri era il terminale offensivo a cui tutto era rivolto, e che invece alla Juventus ha prima dovuto legittimarsi i suoi spazi e poi accettare di essere uno dei tanti ingranaggi offensivi di questa squadra. Il tutto in un’ironia di battute che dopo l’approdo certamente non al meglio della propria condizione fisica ne aveva ulteriormente aggiunto pressione. “Pagato al chilo”, scriveva qualcuno. Beh, “ottimo acquisto”, dovrà aggiungere ora.

Higuain e Dybala

Higuain e DybalaGetty Images

All. Massimiliano ALLEGRI 9,5 – Bando alle ciance, questa è la miglior stagione di Allegri sulla panchina della Juve. La spiegazione è molto semplice: questa è la prima vera Juventus completamente costruita dal tecnico livornese. Della grande eredità lasciata da Conte, infatti, in estate, non era rimasto più nulla, con una rivoluzione totale dalla metà campo in su che ha costretto Allegri a re-inventare tutto. Un processo tutt’altro che di facile costruzione. La Juventus ha giocato male e senza una vera idea per metà anno, ma nonostante questo è stata in grado di portare a casa punti. Poi è arrivato il 4-2-3-1 “dentro tutti”, una mossa apparsa in principio come quella della disperazione ma rivelatasi poi come la più grande intuizione di un tecnico che del pragmatismo ha fatto la sua forza. Insomma, un successo sudato, pensato, costruito; dentro la gestione di un gruppo che con i casi Bonucci e Mandzukic, ad esempio, è stata semplicemente perfetta. Il terzo successo consecutivo e il più complicato. Giù il cappello.

Video - Juventus campione d'Italia: il trionfo di Allegri, l'uomo che ha reso leggenda la Vecchia Signora

01:19
0
0