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Lo sfogo di Ausilio: ennesima contraddizione di una società in cerca di identità

Lo sfogo di Ausilio: ennesima contraddizione di una società in cerca di identità

Il 19/05/2017 alle 13:48

Pro e contro sulle parole del ds nerazzurro, estrapolate da un intervento all'Università di Milano. Un modo per esternare il malcontento personale o per rilanciare sé e la società? Sicuramente un errore di comunicazione in un momento complesso.

Lo sfogo di Piero Ausilio – avvenuto ieri sera durante un intervento a un corso di perfezionamento in Diritto Sportivo e Giustizia Sportiva all’Università degli Studi di Milano - ha buttato ulteriore benzina sul fuoco dell’Inter, società che sia in campo che fuori vive l’ennesimo momento di rivoluzione societaria. Una scelta, se di questo possiamo parlare – ma in tempo di social network e di una comunicazione sempre più rapida e a portata di tutti è difficile pensare che Ausilio non l’abbia volutamente – con tempi e modalità forse evitabili, che altresì trasmette il malessere dell’attuale ds il cui ruolo è stato ridimensionato dall’arrivo di Sabatini, nuovo coordinatore dell’area tecnica di tutte le squadre del gruppo Suning.

Analizzando per punti quanto espresso dal dirigente nerazzurro la bilancia pende dalla parte del “era meglio non farlo”, anche se il suo sfogo porta alla luce verità e problemi interni di una società che nell’ultima stagione ha infilato una serie di scelte quantomeno discutibili.

Ha sbagliato perché

  • Il ruolo da ds: la sua posizione in società consiglierebbe un atteggiamento decisamente più abbottonato. Per quanto fosse un evento ufficioso e potesse pensare che quanto detto non avesse tale risonanza mediatica, un dirigente importante che guida una società del calibro dell’Inter non può permettersi di sconfessare tutto il lavoro di chi, insieme a lui, ha collaborato nelle ultime stagioni alla costruzione della squadra.
  • La comunicazione: dire “dobbiamo essere più forti anche a livello di comunicazione” è contraddittorio rispetto a quanto fatto in questa occasione. Affermare che è sbagliato parlare di Conte a febbraio, appena dopo lo scontro diretto con i bianconeri, pensando già al sostituto di Pioli allora ancora considerato il salvatore dell’Inter è corretto, ma sconfessa una volta di più il lavoro di tutta la società.
  • Ha messo il gruppo spalle al muro: è stata netta la presa di posizione contro la squadra, già di per sé in crisi. “Manca il senso di solidarietà, non hanno creato il gruppo per questioni di etnia, età, ma anche di personalità e valori umani. Tanti gruppetti e tanti che pensano a loro stessi. Ognuno non fa più del suo, non c’è grande personalità e forza d’animo”, ha detto scagliandosi contro i giocatori. Tutto vero probabilmente, ma in un momento in cui la squadra non vince da otto partite - perde da quattro consecutivamente – le sue parole non lasciano scampo alla squadra che, teoricamente, da dirigente, dovrebbe difendere.
  • Gabigol: del suo investimento molto oneroso (29 milioni) e del suo impiego se ne è parlato tutto l’anno. Nella passata stagione fu proprio Ausilio a portarlo a Milano e quel nascondersi dietro a un “E’ una situazione diversa, non posso spiegarla”, fa trasparire qualcosa d’altro rispetto al valore tecnico del giocatore che oggettivamente in pochi – solo chi lo ha visto ad Appiano – hanno potuto conoscere ed eventualmente apprezzare. Anche in questo caso mette sotto la lente dei media un caso di cattiva gestione della risorsa da parte dei piani alti.
Gabigol, Inter 2016-17, Serie A (LaPresse)

Gabigol, Inter 2016-17, Serie A (LaPresse)LaPresse

Ha fatto bene perché

  • Dare uno scossone all'ambiente: le parole di Ausilio tolgono il velo a una situazione già abbastanza chiara anche all’esterno dei muri di Appiano. Affermare gli errori fatti e l’assenza di strategia potrebbe spingere la società a riassettarsi realmente per tornare grandi nel breve periodo.
  • Sabatini: arrivato un nuovo “superiore”, questa potrebbe essere la mossa giusta per spingere il club a farsi allontanare – con una bella liquidazione – dopo essere stato esautorato dal suo precedente ruolo. Difficile immaginare che due figure così importanti possano coesistere; creerebbe un ulteriore dualismo.
  • Verità nascoste: scomode ma reali, che nessuno ha avuto il coraggio di dire prima d’ora, togliendo il tappo e “smascherando” persino Thohir. Ha criticato proprietà e dirigenza, comunicazione e gestione, palesando errori nei quali rientra anche lui stesso. Che sia un modo per rilanciare sé e la società?

Video - Da Ilicic a Pastore, le migliori plusvalenze di Sabatini

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