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Dall’epoca pre all’epoca post VAR: come sta cambiando (in meglio) il calcio

Dall’epoca pre all’epoca post VAR: come sta cambiando (in meglio) il calcio

Il 06/10/2017 alle 12:07

Dal nostro partner LaMoviola.net

Il gioco del calcio si è evoluto negli anni. Abbiamo assistito a modifiche regolamentari e all’introduzione di figure o strumenti tecnologici più o meno riusciti: si pensi al fiasco degli addizionali o al successo della Goal Line Technology. Nessuna novità, però, aveva mai segnato il modo di intendere, giudicare e vivere il calcio come la VAR. Stiamo attraversando una fase di passaggio, una rivoluzione dall’epoca pre a quella post VAR e dobbiamo abituarci.

È cambiato il modo di raccontare le partite da parte dei cronisti che cercano di capire e semplificare a beneficio di chi ascolta. È cambiato il modo di esultare da parte dei protagonisti in campo, sintetizzato alla perfezione da Daniele De Rossi: “Adesso quando segni non sai cosa fare, rischi di fare la figura del cretino”.

È cambiato il modo di esultare a casa e sugli spalti perché i tifosi, prima di lasciarsi andare dopo un presunto fallo da rigore o soprattutto dopo un gol potenzialmente viziato da un’irregolarità, aspettano qualche interminabile secondo. Ed è questa la parte più difficile.

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Prima era sufficiente dare un’occhiata all’arbitro, per i più raffinati all’assistente (“Sta andando verso il centrocampo? È andata”), ora no ma l’attesa è più facile da digerire se i risultati sono fedeli a quello che racconta il campo. I dati diffusi da Rosetti, responsabile VAR in Italia, spiegano l’impatto che ha avuto la tecnologia sul gioco nelle prime sette giornate di campionato: nell’arco di 69 gare sono state 309 le azioni finite sotto la lente d’ingrandimento. In 288 casi la scelta della terna arbitrale è stata confermata, 21 volte cambiata. Una media di tre errori evitati a giornata. Già questo è un risultato tangibile. Di queste 309 il 59% ha riguardato i gol perché ogni azione da gol viene giustamente rivista (cosa c’è di più importante in questo gioco?), il 27% i rigori e il 14% il resto quindi, in sostanza, i rossi diretti. Ci sono, però, altri dati oggettivi che ci spiegano la direzione verso la quale sta andando lo sport più amato dagli italiani. I falli di gioco sono scesi da 260 a 203 mentre i gialli sono passati da 313 a 245 e i rossi da 24 a 15.

VAR Atalanta Juventus 2017

VAR Atalanta Juventus 2017LaPresse

La spiegazione è semplice: ci voleva la famosa ‘certezza della pena’ per limitare il numero di irregolarità dei calciatori, ora consapevoli che rischiano grosso e che difficilmente potranno farla franca. Si gioca di più (il tempo effettivo è addirittura aumentato da 50’ e 19’’ a 51’ e 10’’) a fronte di recuperi leggermente più lunghi (19 secondi di media) e revisioni via via più rapide (da 1′ 22” nelle prime tre giornate si è scesi a 40″) a cui vanno aggiunti 54’’ di media serviti agli arbitri per rivedere i replay e prendere la decisione finale (on field review). Un piccolo prezzo da pagare in fondo per arrivare a verdetti corretti. Ci sono stati degli errori (pochi a dire il vero), come il rigore assegnato al Genoa contro la Juventus quando non fu ravvisato il fuorigioco di Galabinov, o delle problematiche tecniche, come sul fuorigioco di Kean per le linee tracciate dal software, strumento migliorabile e non ancora accurato quanto la GLT. Sull’annullamento del gol di Mandzukic – un caso nuovo che a caldo ha spiazzato qualcuno – il protocollo è stato, invece, rispettato alla perfezione.

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Ci sono più rigori: 20 lo scorso anno, 34 quest’anno. Una differenza sostanziale che porterà a un’evoluzione nel modo di stare in campo, come ha intuito Giampaolo: “Con la moviola si può giudicare diversamente in area quindi aumenteranno i rigori assegnati: tutto ciò porterà le squadre, grandi e piccole, a interpretare la gara in maniera diversa, a difendere più lontano dall’area, a giocare di più. Migliorerà lo spettacolo e quindi il gioco”. Cambia dunque anche il modo di difendere, ci sono meno falli e si fa più attenzione in area di rigore nel marcare “senza cadere in tentazione”, evitando i tipici falletti di mestiere. Oltre ai difensori devono stare in guardia anche gli attaccanti perché la VAR smaschera i simulatori: se in area ti lasci cadere vai incontro a un giallo certo (fin qui due sole ammonizioni per simulazione in area). Insomma, l’abilità nell’ingannare l’arbitro non verrà più premiata e i calciatori lo stanno già capendo. È cambiato anche il modo di arbitrare e anche se bisognerebbe continuare a farlo come se la tecnologia non ci fosse, ogni arbitro inconsciamente sa che la VAR c’è e cosa comporta. Abbiamo visto, per esempio, quanto non sia scontato per un assistente dover attendere lo sviluppo dell’azione e lasciare la bandierina abbassata pur essendo convinto di aver rilevato un fuorigioco.

VAR Studio

VAR StudioLaPresse

L’impatto della tecnologia sul gioco può, anzi deve migliorare. La priorità era la comunicazione tra Var e arbitro centrale: ora ci sono due linee in modo da evitare blackout. I prossimi obiettivi sono la visione delle immagini e magari in futuro ci saranno i replay pure negli stadi. Si va verso la trasparenza ma già adesso, dopo una revisione, tutti si sentono più rinfrancati sia in campo che fuori. I prossimi investimenti verranno destinati al guardalinee elettronico: togliere tutti gli errori chiari ed evidenti sarà una conquista. Certo, resteranno discrezionalità, interpretazione e polemiche in altri casi, ma non assisteremo più a scandali come una qualificazione ai Mondiali macchiata da un doppio fallo di mano (Henry in Francia-Irlanda 2009). La disinformazione, anche da parte di alcuni addetti ai lavori, non è tollerabile e chi pensa che la VAR sia nata solo per aiutare gli arbitri è ben lontano dallo spirito di questa innovazione. L’entità di questa svolta epocale, ancora in fase sperimentale, è un aiuto al calcio. Un calcio con meno scorrettezze, meno falli violenti, meno furbate e più spettacolare. Siamo entrati in una nuova era ed è impensabile tornare indietro.

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