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Un campo di neve e un igloo da spogliatoio: l'altro "Clasico" si gioca al Polo Sud

Un campo di neve e un igloo da spogliatoio: l'altro "Clasico" si gioca al Polo Sud

Il 19/05/2017 alle 20:37Aggiornato Il 19/05/2017 alle 22:06

A 2 chilometri dalla base-villaggio cilena di Villa Las Estrellas, si disputa - una volta all'anno - il match tra componenti della stazione di ricerca nata nell'era Pinochet e una selezione di turisti e colleghi di altre nazioni. Nel centro abitato e isolato dal mondo, i caroselli per le vittorie dell'Universidad Católica e la palestra della scuola per le partite indoor dal "sangre" latino.

Uno stadio costruito con la sapienza manuale di chi possiede, alle spalle un addestramento per pochi eletti, una "mise" calcistica che non lascia nulla al caso che comprende guanti e occhiali da sole d'ordinanza, un pubblico di pinguini. Anche al Polo Sud esiste un "clasico". Non si tratta ovviamente di Real Madrid-Barcellona bensì del match - così ribattezzato dai cileni - tra i componenti della base scientifica cilena e una selezione di "all star"- ça va sans dire - composta da turisti e componenti delle stazioni di ricerca di altri stati, tra cui Argentina, Russia e Cina.

L'altro "Clasico": il match più australe del mondo

Si gioca una volta all'anno, tendenzialmente al termine dell'estate australe, che da queste parti, nell'estremità più settendrionale della penisola Antartica, al largo della quale si estendono le isole Shetland meridionali, è ancora accettabile. Nei giorni "buoni" la colonnina di mercurio arriva anche a superare i 5 gradi. Ma non nell'ultima occasione, di qualche settimana fa, in cui, ben al di sotto dello zero termico, ci si è dati appuntamento in uno spogliatoio formato igloo. Qui sono stati distribuiti i ruoli e le indicazioni tecnico-tattiche come nel pre-gara di una partita come si deve. Come nel "Clasico" di Spagna. Tutto questo dopo che, bardati a dovere, si è provveduto alla costruzione del campo: le reti verdi utilizzate dalle stazioncine aeree per permettere ai velivoli di atterrare correttamente (specie nei giorni in cui le raffiche di vento toccano, da queste parti, i 200 chilometri orari), sono utilizzate come porte. Quattro bastoni con una bandierina cilena delimitano i 4 corner, mentre il perimetro viene delimitato dalle corde elastiche a disposizioni. Il campo è tutto bianco perché, chiaramente, è fatto di neve.

L'igloo che fa da spogliatoio e il carro dei vincitori

Dall'igloo-spogliatoio si esce salendo la scaletta, il che dà un'ulteriore sensazione "da stadio". Il match, giocato sotto una luce accecante, dura 40 minuti, 20 per tempo e non potrebbe essere altrimenti visto il freddo. L'ultimo match l'ha portato a casa la selezione cilena, con tanto di festeggiamenti sul "carro dei vincitori".

Che, qui, non corrisponde al tetto di un pullman panoramico, bensì nel convoglio del trattore utilizzato per spianare il campo innevato (in alternativa, per quest'ultima operazione, si procede manualmente, sfruttando la sola forza delle spalle e una lunga trave in legno). Anche qui il calcio è una cosa seria. Lo è stato sin dalla spedizione dell'esploratore britannico Ernest Shackleton tra il 1914 e il 1917: sì, con quattro pali a disposizioni, gli inglesi di quell'epoca hanno trovato il modo di giocare a calcio anche qui...

La vita a Villa Las Estrellas

Il centro abitato più vicino da questo teatro di "futbol", dista circa due chilometri. Si chiama Villa Las Estrellas, la stazione di ricerca cilena sull'Isola di Re Giorgio trasformatasi in villaggio dal 1984 durante l'epoca del generale Augusto Pinochet.

La popolazione conta 150 anime circa, durante l'estate (ossia, da dicembre a marzo), ormai terminata. Il termometro tocca ancora gli zero gradi, in questi giorni ma tra meno di una settimana, si prevede che la colonnina di mercurio si abbasserà sino a toccare i -27° C. Figurarsi cosa può accadere in pieno inverno, in cui gli abitanti scendono a 80. Qui però la vita quotidiana tra gli edifici-container ha il suo perché: una stazioncina di posta, una bottega che vende generi di prima necessità e souvenir, una banca, una scuola.

L'Escuela F-50 dove insegna José Luis Carillán Rosales, trasferitosi qui nel 2012 insieme a moglie figli. Il lavoro l'ha portato ad accettare una cattedra qui: "Vivere l'inverno, qui, è un'esperienza intensa - ha raccontato al New York Times -. Anche solo camminare per recarsi a scuola è un'impresa. E' un po' come fare trekking o sci di fondo ogni giorno".

"Garra" sudamericana tra i pinguini

Ma José, qui, si è trasferito in pianta stabile e continua a seguire il calcio con la passione che lo contraddistingue. Ogni volta che la "sua" Universidad Católica vince il titolo nazionale, scende in strada (sulla neve) a fare carosello con la sua inseparabile bandiera.

Intanto, nella palestra della scuola, si sfidano - indoor - cileni e argentini, appartenenti alla base Esperanza, l'unico altro villaggio abitato al Polo Sud, che d'estate arriva a contare 90 presenze. Tra di loro c'è sempre qualche russo della base Billingshausen, immediatamente prossimo a Villas Las Estrellas. Ma poco importano certe commistioni: in quella gara scorre pur sempre il "sangre" di un match tutto sudamericano.

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