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"Quel giorno è purtroppo arrivato": Contador si ritira e il ciclismo non sarà più lo stesso

"Quel giorno è purtroppo arrivato": Contador si ritira e il ciclismo non sarà più lo stesso

Il 07/08/2017 alle 19:05Aggiornato Il 08/09/2017 alle 00:33

Nel 2015 aveva posto una deadline alla sua carriera, volendosi ritirare a fine 2016, ma i risultati della scorsa stagione lo hanno portato a posticipare il tutto. Lo spagnolo si è così accordato con la Trek Segafredo, contratto di un anno con opzione per il secondo, ma dopo una riflessione post Tour, il Pistolero ha deciso di smettere con la corsa di casa: la Vuelta.

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La notizia era ormai nell’aria. Già il giorno dopo la conclusione del Tour de France, si rincorrevano le voci di un imminente addio di Alberto Contador. C’è chi parlava, addirittura, di un ritiro fulmineo, subito dopo il Tour a causa di alcuni dissidi con il GM Luca Guercilena che alla Vuelta avrebbe voluto portare una squadra per Degenkolb e non per Contador. Alla fine, è arrivata una scelta condivisa: fare l’ultimo Grande Giro della stagione, e dirsi addio, non utilizzando l’opzione per il rinnovo del contratto.

Le motivazioni del ritiro

Già nel 2014, Contador aveva percepito di non essere più il corridore dei tempi migliori. Un anno dopo decise di tentare l’accoppiata Giro d’Italia+Tour de France, sfida già lanciata nel 2011, e di porre fine alla sua carriera al termine del 2016. Una sorta di ultime volontà, per un corridore che aveva ormai capito di poter dare poco altro alla sua vita da professionista. Nel 2015 centra un fantastico Giro d’Italia, nonostante la concorrenza della corazzata Astana, composta tra gli altri da Fabio Aru e Mikel Landa, ma non il Tour de France dove si colloca al 5° posto, comunque ottimo, considerando i 3.495 km della corsa rosa nelle gambe (basta vedere cosa ha fatto Quintana quest’anno, con un 2° posto deludente al Giro e un 12° posto al Tour). Nel 2016 l’ultima avventura, il sogno di vincere il suo ultimo Tour de France e avvicinarsi così ai grandi del ciclismo come Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. Il risultato, però, non è quello sperato, due cadute nel giro di due giorni, e il ritiro ad un Tour che lascia veramente poche emozioni. Alla Vuelta non va meglio, anzi, con un 4° posto che lo vedrà fuori dal podio composto da Quintana, Froome e Chaves (per 13 secondi). il litigio con Tinkov [patron della Tinkoff, squadra di Contador] che lo giudica - ingiustamente - mercenario, e la decisione di continuare per un altro anno, in un’altra squadra, per provare a lasciare - comunque - con una vittoria. Arriva la firma con la Trek Segafredo che gli mette a disposizione per il Tour Mollema e Pantano, ma il risultato non è dei migliori con un 9° posto che lascia davvero l’amaro in bocca.

Alberto Contador and Mikel Landa during stage 13 of the Tour de France

Alberto Contador and Mikel Landa during stage 13 of the Tour de FranceGetty Images

Neanche la gioia di aver vinto una tappa, nonostante i tentativi in fuga nelle frazioni di Foix e di Serre Chevalier, a testimonianza che alle gambe non si comanda, e non si può chiedere proprio di più. L’ultimo grande obiettivo era quindi il Giro 2018, ma la stessa Trek si mostrava titubante visto le prestazioni dello spagnolo, tanto da chiedersi se valeva veramente la pena di comporre una squadra a sua disposizione per la Vuelta 2017. Ecco, quindi, la decisione più dura, quella di ‘abbandonare il gruppo’ per percorrere un’altra strada, un altro tipo di avventura.

" Contador è sempre stato il mio corridore preferito. Ho seguito la sua carriera, le sue gesta, le sue vittorie, è il corridore che più mi ha ispirato in questo sport. Poterlo battere in una tappa di montagna ti dà una sensazione unica e speciale. [Warren Barguil su Contador dopo la tappa di Foix]"
" E' stata una tappa incredibile. Non avrei mai creduto di poter andare in fuga e prendere margine, soprattutto se in fuga c'eravamo io e Contador, insomma siamo ancora in classifica. Lui è stato però trascinante, mi ha dato grande carica e mi ha convinto a provarci. [Mikel Landa su Contador dopo la tappa di Foix]"

Il palmarès e l’affetto della gente: dopo Pantani, c’è solo Contador

Nella sua carriera, Contador ha vinto la bellezza di 9 Grandi Giri (poi revocati il Tour 2010 e il Giro 2011), equamente divisi in 3 Giri d’Italia (2008, 2011 e 2015), 3 Tour de France (2007, 2009 e 2010) e 3 volte la Vuelta (2008, 2012 e 2014). Da un corridore di questo calibro ti aspetteresti il calcolo, la precisione (un numero ben preciso di scatti da tentare in una giornata), ma Contador non ha mai corso facendo riferimento a numeri o tabelle. Lo spagnolo si è fatto sempre guidare dall’istinto; per scattare bastava guardare il volto di un avversario, e non il misuratore di potenza sulla bici, come se fosse il monitor di bordo. Contador non è mai stato un corridore alla Armstrong o alla Froome, tutt’altro, tanto da essere accostato più volte, per il modo di correre, a Marco Pantani, tra l’altro sua grande fonte di ispirazione da giovanissimo. Non solo i risultati e le mosse alla ‘Pirata’, ma Contador si è portato dietro il grande affetto della gente di tutto il mondo, proprio come faceva Pantani. Un modo di correre che faceva divertire, che dava gioia agli appasionati di ciclismo, che si riversavano sulle strade solo per vedere in azione lo spagnolo e aspettare un suo scatto memorabile.

CYCLING Tour Contador

CYCLING Tour ContadorEurosport

Contador non si è mai tirato indietro, provando molte azioni da lontano per cambiare il volto di una classifica, rischiando tantissimo. A volte ha perso, ma a volte ha guadagnato tantissimo, come il rispetto di tifosi e di addetti ai lavori. Basti pensare all’azione nella tappa di Serre Chevalier, dove lo spagnolo parte a testa bassa ai -128 km dal traguardo, con 70 km in solitaria per raggiungere il gruppetto dei battistrada e aggiungere una vittoria memorabile al suo palmarès. Il risultato non è stato dei migliori, con lo spagnolo che non è riuscito a tenere le ruote di Roglic sull’ultima salita, ma ha provato a lasciare il segno come solo lui poteva fare. Ancora oggi, in molti affermano, che nel ciclismo moderno solo Contador può essere definito come ‘ciclista’ nel vero senso della parola… In effetti questo è vero: è un giorno molto triste per il ciclismo che perde uno dei suoi interpreti migliori, o fose il miglior interprete che questo sport abbia avuto negli ultimi 17 anni.

" Contador lo reputo un campionissimo, capace di esaltarsi nei grandi appuntamenti. Oggi sono pochi i corridori come lui. [Riccardo Magrini]"
" Nel ciclismo di oggi è davvero difficile provare a fare qualcosa, soprattutto se Froome ha una Sky che fa il ritmo a 30 km/h in salita. Chi lo può attaccare? Chi può fare la differenza? Uccidono la passione dei tifosi, alla gente piace il ciclismo grazie ai Campioni che attaccano, gente come Pantani o Contador. [Beppe Saronni, GM dell’UAE Emirates]"
Contador 2017

La seconda vita di Contador, una sua squadra grazie alla Fundación Contador

Già da tempo, lo spagnolo ha programmato la sua seconda vita, giù dalla bicicletta. Contador, insieme al fratello, ha creato una fondazione con diversi obiettivi: in primis quello di far conoscere l’ictus cerebrale, malattia che colpì lo stesso corridore. Non solo, l’obiettivo è quello di poter portare più persone ad utilizzare la bicicletta, con la costruzione della squadra Polartec-Fundación Alberto Contador, diventata oggi squadra Under 23, che lo stesso Contador vorrebbe portare un giorno nel circuito Professional, magari come vivaio per una squadra World Tour, tentativo già fatto con la Trek - senza però riuscirci - ad inizio stagione.

" El equipo Fundación Contador Team nace con un objetivo bien claro, FOMENTAR, DESARROLLAR y DIVULGAR la práctica del CICLISMO [Alberto Contador]"

Uno dei grandi risultati, in questi ultimi mesi, è stato quello di regalare una bici ad ogni bambino nel villaggio di Alhucemas’ National Park, nel nord del Marocco, dove ogni persona fatica ad arrivare nel centro abitato più vicino, per andare a scuola o semplicemente per acquistare le provviste della settimana. La fondazione di Contador non ha fatto altro che recuperare delle bici rotte e non usate, e ridare loro vita, per una missione più importante, quella di essere mezzo di trasporto per i bambini del nord del Marocco con la creazione del progetto 'Bicis para la Vida'.

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