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Briatore: “Questa F1 è desolante: deve tornare a essere un campionato piloti”

Briatore: “Questa F1 è desolante: deve tornare a essere un campionato piloti”

Il 26/01/2017 alle 10:10Aggiornato Il 26/01/2017 alle 10:21

In una bella intervista alla "Gazzetta dello Sport", Flavio Briatore traccia un quadro a tinte fosche dell’attuale momento della Formula1, all’indomani dell’acquisizione da parte di Liberty e dell’addio del grande amico Bernie Ecclestone: “Bisogna tagliare i costi e congelare i motori: la F1 deve tornare a essere un campionato del mondo piloti e non degli ingegneri”.

Flavio Briatore è stato allontanato dal circus nel 2009, in seguito al controverso incidente sofferto da Nelsinho Piquet a Singapore, ma nonostante gli anni di inattività diretta, è sempre rimasto a stretto contatto con il mondo della F1. Ora che un’altra grande figura storica ha lasciato il passo, con la deposizione di Bernie Ecclestone dopo la cessione a Liberty, l’ex-manager di Benetton e Renault si sente di dare qualche consiglio al nuovo responsabile del circus, Chase Carey. Il ritratto tracciato da Briatore all’interno di una bella intervista rilasciata alla “Gazzetta dello Sport”, è quello di un mondo triste e in decadenza, che ha necessità di interventi rapidi e forti per essere salvato: di seguito, vi riportiamo gli stralci principali.

Il quadro desolante della F1 attuale

“Finora, quella di Liberty è stata una grande operazione finanziaria, ma di prodotto si è parlato ben poco. Il quadro della F1 è desolante: la maggior parte dei team è in crisi perché ha difficoltà finanziarie, i circuiti sono al collasso. Silverstone è a rischio, quella di quest’anno sarà l’ultima edizione per Singapore, e anche la Malesia sta per lasciare. Come può uno sport reggersi in queste condizioni?”.

Flavio Briatore, Bernie Ecclestone, 2016 (LaPresse)

Flavio Briatore, Bernie Ecclestone, 2016 (LaPresse)LaPresse

Gli errori commessi in passato

“L’errore è di tutti, anche di Fia e team che hanno voluto e votato questa formula ibrida che non serve a nessuno e che ha fatto esplodere i costi. I guai sono iniziati quando si è disgregata la Fota (l’associazione dei team): fosse sopravvissuta, non avrebbe consentito questo cambiamento”.

Il pilota al centro, non la tecnologia

“La F1 deve tornare a essere un campionato del mondo piloti e non degli ingegneri. Liberty deve tornare al più presto a congelare i motori, come alla dell’era degli aspirati, quando c’erano 12 macchine in un secondo”.

Un altro GP negli States, a New York?

“Gli Stati Uniti sono un mercato difficile. Se Liberty non sta attenta, rischia grosso...”.

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