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La lunga rincorsa di Jorge Lorenzo con la Ducati. Sarà competitivo per il titolo?

La lunga rincorsa di Jorge Lorenzo con la Ducati. Sarà competitivo per il titolo?

Il 20/02/2017 alle 14:04

Dal nostro partner OAsport.it

L’arrivo di Jorge Lorenzo in Ducati è stato voluto e pensato dalla casa italiana per cercare di fare un ulteriore step di competitività, in modo da capire se con un pilota vincente la moto è pronta per puntare a lottare per il titolo oppure no. Le dichiarazioni dei diretti interessati non lasciano spazio ad altre interpretazioni, del resto. Poi c’è da fare i conti con la realtà delle cose, che ha messo di fronte il nuovo binomio italo-spagnolo ad un percorso di crescita probabilmente più duro del previsto, o almeno di quello che si poteva supporre dopo la prima due giorni di test alquanto incoraggiante disputata a Valencia, nel Novembre scorso.

Certamente il bilancio è ancora provvisorio, perché manca una sessione di test che verrà disputata su di una pista, quella qatariota di Losail, dove Ducati nelle ultime stagioni ha ben figurato, ed anche lo stesso Lorenzo ha uno storico tutt’altro che disprezzabile. Tuttavia, il nocciolo del discorso lo ha già brillantemente indicato lo stesso pilota maiorchino, sottolineando come sia importante orientare il lavoro all’ottenimento di una moto capace di essere forte su ogni tipologia di tracciato. Si, perché se si guarda ai risultati delle ultime stagioni, di costante crescita e miglioramento da parte della moto italiana, si nota come lo sbalzo prestazionale tra una gara e l’altra sia stato a volte davvero marcato, al variare della tipologia di circuito. In particolare, Ducati ha da sempre faticato in quelle piste laddove la raggiatura delle curve impone al pilota di dover chiudere in maniera repentina la traiettoria, dovendo quasi tornare indietro. Di contro, invece, le difficoltà sono state minori (se non assenti) con un raggio di curva più ampio ed una percorrenza più veloce, essendo meno necessario in tali casi richiamare al più presto possibile la moto alla corda, subendo dunque meno le imperfezioni su tale campo che Ducati ha palesato nell’epoca recente e, più in generale, nella sua storia in MotoGp, rispetto alle dirette rivali giapponesi.

Altra problematica emersa nei recenti test di Phillip Island è la stabilità della moto in fase di staccata, dovuta all’eliminazione delle appendici aerodinamiche apposte a lato del cupolino della moto e sulla stessa carena, fattore di cui Ducati più di altri sembra aver risentito. Anche qui il discorso non può essere completo e netto, poiché l’impressione è che la casa italiana qualcosa porterà in tale settore nei prossimi test qatarioti, se non, nella peggiore delle ipotesi, direttamente nel primo appuntamento del mondiale.

Resta di tutta evidenza che, dunque, il lavoro che aspetta Lorenzo e Ducati non è di poco conto, se si vuole davvero pensare di lottare per il titolo. Al momento sembra più facilmente pronosticabile un andamento che ricalchi quello delle ultime due stagioni, con piazzamenti a podio (e magari qualche successo in più) su piste od in condizioni maggiormente favorevoli (il bagnato, in tal senso, può essere amico) alternati a gare dove l’obiettivo primario è limitare quanto meglio possibile i “danni” dagli avversari più quotati. Importante, anche per il morale, sarà partire con il piede giusto nelle prime tre gare della stagione, in programma appunto in Qatar, in Argentina e ad Austin, territori di caccia privilegiati per Ducati: in tale contesto, auspicando un continuo miglioramento di Lorenzo sulla Desmosedici, non sarebbe utopistico pensare ad un triplo piazzamento in zona podio. Tuttavia, la vera resa dei conti ci sarà con l’arrivo del mondiale in Europa, a partire dall’inizio di Maggio, con la tappa spagnola di Jerez. Li si potrà capire se in questo 2017 si può ambire sin da subito a qualcosa in più, oppure sarà necessario un’altra volta ancora dover stringere i denti, rimandando i bellicosi sogni iridati alla stagione successiva.

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