Yamaha MotoGP

Valentino Rossi lento nei test di Phillip Island mentre Vinales vola: c'è da preoccuparsi oppure no?

Valentino Rossi lento nei test di Phillip Island: c'è da preoccuparsi oppure no?

Il 17/02/2017 alle 16:45Aggiornato Il 17/02/2017 alle 17:59

Dal nostro partner OAsport.it

Secondo, ottavo ed undicesimo: basta elencare tale escalation nel piazzamento finale delle singole giornate, con una proporzionale crescita nel distacco dalla vetta della classifica, per rendersi conto che qualcosa, nei test di Phillip Island effettuati da Valentino Rossi, non ha funzionato. In controtendenza rispetto a quello che è il percorso consueto messo in pista dal pluricampione del mondo della Yamaha, il quale spesso parte in maniera più compassata per poi crescere alla distanza, riuscendo a lavorare sulla messa a punto della propria moto in modo da avere ogni pezzo del puzzle al suo posto, per poi cercare la prestazione assoluta.

Le carenze evidenziate da Rossi sono al momento ampie, e riguardano sia il giro secco che il passo gara. Sotto il primo versante, sappiamo bene che Valentino non è da anni il riferimento nella categoria, dato evidenziato in maniera lampante dal numero delle pole position realizzate in carriera, specie se messe a paragone con quelle siglate dai suoi avversari principali nel corso dell’ultimo decennio di Motogp. Tuttavia, se pensiamo che Phillip Island è una delle sue piste preferite, accusare un distacco di poco inferiore al secondo dal proprio compagno di team, subendo al contempo un ritardo di circa 5 decimi da un debuttante che guida una moto del team satellite Yamaha, cioè il tedesco Jonas Folger, fa capire come manchi il feeling per realizzare un tempo quantomeno decente ed utile a poter stare dentro la top 10 senza troppi affanni. Obiettivo, questo, divenuto essenziale con il nuovo format di qualifiche introdotto dal 2013.

Probabilmente ancora più preoccupante è l’altra lacuna menzionata dallo stesso Rossi, cioè l’incapacità di mantenere un passo consistente una volta che le gomme iniziano a consumarsi, che tra l’altro è stato un tallone d’Achille non da poco anche nel 2016 per la Yamaha. Questo perché se c’è stato un punto su cui l’italiano ha saputo basare la sua ripresa nell’ultimo triennio appena archiviato, questo risiedeva nella capacità di essere forte e veloce lungo tutto l’arco della gara, soffrendo meno di altri piloti il calo delle gomme con il passare dei giri, qualità che gli ha permesso molte volte di rimontare da dietro e di mettere una pezza a qualifiche non propriamente memorabili.

Insomma, il lavoro che aspetta Rossi, il suo team e più in generale Yamaha resta molto importante. Sarà interessante vedere il livello di competitività espresso dal binomio italo-giapponese nella prossima sessione, in programma dal 10 al 12 Marzo in Qatar, laddove la MotoGp si troverà a girare su di un circuito storicamente amico sia a Valentino che alla moto della casa di Iwata.

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