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Il pagellone della Coppa del mondo 2015: Italia sotto la sufficienza

Il pagellone della Coppa del mondo 2015

Il 02/11/2015 alle 17:28Aggiornato Il 02/11/2015 alle 20:07

Dopo un mese e mezzo di battaglie, di sorrisi, di colori e di terzi tempi l'ottava edizione della rassegna iridata va in archivio: ecco quello che ci ha lasciato, di positivo (soprattutto per gli All Blacks, campioni per la terza volta) e di negativo (e qui purtroppo ci siamo anche noi con l'Italrugby)

"Don't cry because it's over, smile because it happened"... Amici del rugby, questo potrebbe diventare il nostro inno.

Voto 10 all'imbattibile Nuova Zelanda: domanda, voi avete mai visto gli All Blacks andare in difficoltà in qualche partita di questo Mondiale? E' vero, hanno avuto un percorso privilegiato: a parte l'Argentina alla "prima", poi hanno passeggiato sulle altre del girone e sulla Francia. Sono andati sotto un tempo con il Sudafrica, ma appena hanno cambiato marcia gli avversari non hanno potuto fare altro che alzare bandiera bianca. In finale, l'Australia ha fatto male solamente quando ha avuto l'uomo in più: prima e dopo non c'è stata partita. Quella attuale degli All Blacks la squadra più forte di tutti i tempi semplicemente perché ha saputo rivincere la Coppa del Mondo? No, lo è perché nessuno riesce a batterli. Praticamente mai. Dan Carter poi, ah... meriterebbe un voto a parte: 10+.

Voto 9 a un'Australia (quasi) perfetta: che cosa si può dire a una squadra che ha fatto percorso netto prima di schiantarsi contro un muro tutto nero? Applaudiamo e ci togliamo il cappello di fronte a una squadra che ha dimostrato tanto fin dal primo minuto di questa Coppa del Mondo: Cheika ha saputo allestire un roster fortissimo (in pochissimo tempo) e ha anche avuto il merito di far giocare bene insieme tutti gli elementi della rosa. Anche se in alcuni ruoli mancavano i titolari, chi ha giocato non ne ha fatto mai sentire la mancanza, anzi. Sotto i colpi dei Wallabies sono caduti praticamente tutti e, Scozia a parte, senza troppa fatica. Vincere la finale avrebbe voluto dire "miracolo": bravissimi così.

Voto 8 al cuore dell'Argentina: fateci risentire l'inno dei Pumas, vi preghiamo! A parte la finalina per il terzo posto contro il Sudafrica, lo spettacolo vero è arrivato prima della partita, quando i giocatori argentini si sfogavano sulle note della loro canzone, prima di farlo sull'avversario di turno. L'esperienza nel Rugby Championship porta i suoi frutti: il movimento cresce, mettendo in mostra qualità che prima si credevano impensabili da parte di un gruppo che faceva della solidità in mischia il proprio "plus". Ora l'Argentina è di più, molto di più: il quarto posto di quest'anno vale addirittura di più del terzo del 2007.

Voto 7 al Giappone di oggi e domani: appassionati di rugby di tutto il mondo, grazie ai nipponici avete assistito a una delle partite più incredibili della storia della Coppa del Mondo, ve ne siete resi conto? Al Brighton Community Stadium si è consumato il dramma del Sudafrica (poi comunque arrivato sino in semifinale) ed è nata la leggenda del Giappone, che però diventa anche la squadra più sfortunata della rassegna. Tre partite vinte e niente quarti di finale... La palla ovale però sta prendendo piede nel Sollevante e tra quattro anni indovinate dove si terrà il Mondiale?

Voto 6 alla Georgia, 5,5 alla Romania, le europee in rampa di lancio: sono le due nazioni che ambiscono al posto dell'Italia nel Sei Nazioni e questa era la loro chance per mettersi in mostra. Ci sono riusciti certamente di più i georgiani, in grado di battere Tonga e la Namibia (anche se non di creare particolari grattacapi a Nuova Zelanda e Argentina), rispetto ai rumeni, bravi solo nel primo tempo con la Francia e a tratti contro Italia e Canada. E' giusto che l'argomento-Sei Nazioni rimanga vivo, anche per pungolare chi attualmente non sta andando proprio benissimo...

Voto 5 a una povera Italia: il 6,5 affibiato al Brunel-team da parte del presidente Gavazzi ha fatto sorridere tanti e arrabbiare altri. L'obiettivo sbandierato erano i quarti di finale? I quarti di finale non sono arrivati, nemmeno sfiorati? Inutile promuovere un movimento che invece avrebbe bisogno di uno scossone. Senza i punti di riferimento, la squadra azzurra ha mostrato tutti i suoi limiti, la gestione delle difficoltà è sembrata improvvisata, senza due mezze partite buone contro Irlanda e Romania saremmo qui a parlare di disastro: il cielo è poco azzurro, il futuro si preannuncia sempre più grigio.

Voto 4 agli arbitri troppo protagonisti: prima i TMO troppo frequenti, che hanno un po' tagliato le gambe alle partite, soprattutto nella fase a gironi del torneo. Poi qualche errore di troppo, compreso il Joubert-gate, che ha portato un codazzo polemico che tutti avrebbero volentieri evitato. In generale, non è che i fischietti abbiano influito tanto, ma sicuramente si poteva (e si potrà) fare di meglio.

Voto 3 alle Isole, belle ma inconcludenti: ci si aspetta sempre tanto da Fiji, Samoa e Tonga ma anche questa volta non sono arrivati squilli degni di nota. Una vittoria a testa, ma quarto posto nei rispettivi gironi per i ragazzoni tutto fisico e poco organizzazione. Le Fiji si possono consolare con buone prestazioni nel "girone della morte", ma Samoa e Tonga non possono sorridere per le sole vittorie scontate contro Stati Uniti e Namibia. Al prossimo giro servirà più testa e meno braccia...

Voto 2 alla Francia peggiore da un pezzo - La stampa francese il day-after l'eliminazione cocente contro la Nuova Zelanda si è letteralmente scatenata contro Philippe Saint-André, ct in grado di collezionare solamente il 44% di vittorie da quando è seduto sulla panchina dei Bleus (il peggiore dal 1991 a oggi), di far sì che la sua squadra segnasse solamente 1,77 mete a partita, di finire sempre giù dal podio al Sei Nazioni in quattro anni e soprattutto di subire la peggior sconfitta di sempre in una Coppa del Mondo ai quarti di finale (-49 di differenza). Caro PSA, les jeux sont faits?

Voto 1 a un'Inghilterra troppo ospitale: va bene fare i padroni di casa ossequiosi, ma così è troppo. La squadra di Lancaster ha la scusante di essere finita nel "gruppo della morte", ma ha certamente la colpa di non aver chiuso la partita contro il Galles quando ha potuto. Chiamatela supponenza, chiamatela poca organizzazione: noi la chiamiamo mancanza di maturità. E a certi livelli, gli errori si pagano cari.

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