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Italia, questa Coppa del mondo non può essere da 6,5

Italia, questa Coppa del mondo non può essere da 6,5

Il 12/10/2015 alle 18:57Aggiornato Il 12/10/2015 alle 19:03

Il Mondiale degli azzurri di Jacques Brunel è finito come nelle sette edizioni precedenti, ovvero senza quarti di finale. Qual è il voto che rappresenta meglio la prestazione di Sergio Parisse (solo 60 minuti per lui) e compagni? Certamente non una sufficienza piena, come invece sbandierato dal presidente federale.

No, non è stata una Coppa del mondo da ricordare per i colori azzurri. Non tanto per la mancata qualificazione ai quarti di finale, risultato peraltro finora mai raggiunto in otto edizioni, ma per come la nazionale italiana ha vissuto questo mese scarso di competizione: infortuni, insicurezze, mancanza di una linea da seguire e soprattutto un carico di polemiche di cui il mondo degli appassionati, che soprattutto in questo sport servono come il pane, avrebbe fatto volentieri a meno.

E allora sotto con i Top e i Flop. Anzi prima con i Flop e poi con i Top, perché è giusto sottolineare il voto negativo che contrassegna questa Coppa del mondo dell'ovale azzurro, come del resto ha ammesso lo stesso ct Jacques Brunel ("Non possiamo essere soddisfatti"). Anche se c'è qualcuno che non è d'accordo.

Flop

Obiettivo troppo alto

“Al nostro mondiale io voglio dare una sufficienza ampia, un 6,5. Bicchiere mezzo pieno. L’unico vero rammarico che è il match con la Francia, ci siamo trovati 18-3 per loro senza che i francesi avessero fatto niente”. Parola di Alfredo Gavazzi, presidente FIR che prima dell'inizio ufficiale della spedizione brittanica aveva sbandierato ai quattro venti il risultato che si attendeva dalla truppa di Brunel: QUARTI DI FINALE. Chi era presente alla conferenza stampa di allora se non aveva strabuzzato gli occhi, aveva fatto una smorfia. "Con questa squadra? Con questo girone? Con queste basi?". Dubbi che puntualmente non sono stati smentiti dai risultati e non solo. Come si fa a dare 6,5 all'Italia se non ha raggiunto l'obiettivo prefissato, non andandoci nemmeno vicino? La verità è che la Coppa del mondo di Parisse e compagni è finita 80 minuti dopo essere cominciata, con la sconfitta della Francia, come lo stesso Brunel ha ammesso dopo l'ultima partita di Exeter.

Brunel, indecisioni+dubbi+scelte rivedibili = addio vicino

Già Brunel, da dove cominciare? Magari dalle convocazioni Mondiali, con la mancata chiamata di Favaro, poi richiamato a causa dei primi infortuni, o di Bortolami, tenuto in gruppo fino all'ultimo e poi bocciato prima di prendere l'aereo per l'Inghilterra. La sensazione che si ha da tempo, ovvero che il ct ormai non abbia più (se le abbia mai avute questo non lo sappiamo) saldamente in mano le redini del gruppo, ha trovato nuovamente soddisfazione nella campagna in terra d'Albione: l'Italia ha vinto sì due partite, ma contro il Canada è stata sfortunata e contro la Romania ha subito tre mete da mani nei capelli. Restano una prova incolore con la Francia e una "sconfitta onorevole" con l'Irlanda: troppo poco per una squadra considerata al Top europeo (vedi Sei Nazioni) e immediatamente dietro il gruppone delle prime a livello mondiale. La verità è che nel corso della gestione-Brunel il gap con quelli davanti è rimasto invariato, mentre la distanza con quelli dietro si è visibilmente accorciata. L'addio del francese è vicino, l'arrivo dell'irlandese Conor O'Shea è vicino.

Mauro Bergamasco, grazie e "Arrivederci!"

Non parliamo della gestione del caso Bergamauro... Anzi facciamolo! Sì perché è qui che si raggiunge l'apice della mala-gestione "brunelliana". Un giocatore che raggiunge il quinto mondiale non si ha tutti i giorni: basti pensare che insieme a Mauro, solo il samoano Brian Lima ne può vantare altrettanti, in tutta la storia della competizione. Definito dallo stesso ct "l'azzurro più in forma", alla vigilia della Coppa, viene relegato al ruolo di "riserva di lusso". 36 anni, di cui 16 spesi in azzurro, con cui ha messo in archivio 106 partite condite da 15 mete, prima del ritiro annunciato. A Exeter contro la Romania almeno cinque minuti gli andavano concessi: non bisognava essere un ct italiano per saperlo, bastava avere un minimo di tatto in più e la storia, bellissima, di un uomo prima che un giocatore che al rugby ha dato tutto (e ancora darà moltissimo, ve lo assicuriamo), sarebbe stata celebrata nel giusto modo. Ovvero come hanno fatto i suoi compagni, sollevandolo al cielo e portandolo in trionfo. "Arrivederci Mauro", il tuo futuro è ancora nell'ovale, non potrebbe essere altrimenti.

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Top

Il nuovo che avanza, perché qualcosa c'è

Come si fa a ricostruire per un futuro migliore? Bella domanda, risposta lunga e tortuosa, a cui in tanti cercano invano di dare risposta da tempo. Comunque in sintesi è partire dalla basi, e farlo bene: recentemente Diego Dominguez ha ricordato a tutti che quello del rugby è il secondo sport dopo il calcio in fatto di milioni di euro ricevuti dall'alto. Dove sono finiti quei soldi? Nelle Accademie e nella formazione, com'era giusto che fosse, ma i risultati ancora non arrivano. E allora godiamoci ciò di buono ci ha dato il Mondiale: Edoardo Gori e Tommaso Allan sembrano aver trovato una buona intesa in mediana, Leonardo Sarto e Michele Campagnaro (entrambi 22 anni) hanno fatto intravedere buone cose, così come Favaro e Furno, tra i migliori soprattutto quando si dovevano sostituire i senatori mancanti, oltre a Minto e McLean. Mauro Bergamasco, Castrogiovanni, Parisse e altri devono cedere il testimone: ci sono già delle mani che lo possono cogliere. La parte più ardua sarà quella di forgiarli e di crescere attorno a loro altri talenti di livello internazionale. Via ai lavori dunque...

Giappone 2019 e ranking

L'Italia che non brilla ha il merito di aver fatto almeno il minimo sindacale, centrando le due vittorie contro Canada e Romania, assicurandosi di conseguenza un posto alla Coppa del Mondo del 2019. Non è molto ma viste le prestazioni sul campo non era lecito aspettarsi oltre: una formazione meno solida, alle prime difficoltà avrebbe potuto disunirsi e sbracare ma ciò non è successo a Leeds e solo in parte è avvenuto a Exeter, quando il risultato contro la Romania era ormai in archivio. E così l'Italia si ritrova al 12° posto nel ranking mondiale: un paio di passetti in avanti rispetto alla posizione numero 14, con cui aveva iniziato la rassegna iridata. Più per demerito di altri che per merito proprio, questo è vero, ma se vogliamo vedere il bicchiere non così vuoto, da qualche parte dovremo pure cominciare.

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