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L'Italia rivede la luce, questa è più di una sconfitta onorevole

L'Italia rivede la luce, questa è più di una sconfitta onorevole

Il 27/02/2017 alle 08:17

Il ko di Twickenham era dato per scontato da tutti - critica, tifosi e appassionati - ma la partita con l'Inghilterra ha assunto invece i contorni di un'inversione di tendenza rispetto alla debacle di due settimane prima contro l'Irlanda. Sintomo che, per quanto a corrente alternata, il progetto di O'Shea meriti fiducia.

Uno dei molteplici aspetti che rende interessante lo sport, in fondo, è l'effetto sorpresa. Quella sensazione maldestra di vedere scompaginato un copione già scritto. Tipo quello che attendeva l'Italrugby domenica pomeriggio a Twickenham. La sconfitta, nuda e cruda. Con il forte rischio che finisse per non essere nemmeno catalogata nella salvifica categoria delle battute d'arresto onorevoli. Se l'aspettavano loro, gli inglesi a caccia del secondo grande slam consecutivo e giunti al terzo appuntamento del Sei Nazioni 2017 forti di 16 vittorie di fila. Loro, si chiedevano con quante mete o con quale scarto si sarebbero imposti per confermare la propria leadership dopo l'assalto tentato da Scozia e Irlanda soltanto qualche ora prima.

Altro che rassegnazione

Noi, invece, siamo andati allo stadio con l'aria rassegnata. Meno colore e meno calore del solito, una sorta di understatement dettato dall'amara sconfitta con l'Irlanda che ci aveva mandato al riposo due settimane prima. Ma il fattore sorpresa, ancora una volta, ha colpito. Perché allo stato d'animo di critica e tifosi ha fatto da contraltare l'impatto sulla gara di un'Italia ridisegnata da O'Shea con quattro ritocchi (Allan, Campagnaro, Bisegni e Steyn). E, soprattutto, capace di aggiustare il tiro e sorprendere il XV di casa. Con buona pace di Eddie Jones e delle sue proteste a fine gara per l'atteggiamento degli Azzurri, l'Inghilterra è parsa caprine ben poco lungo tutto l'arco del primo tempo.

Quaranta lunghissimi minuti nei quali Twickenham non ha tremato, ma di certo ha alternato brusii a silenzi imprevisti. Merito di un'Italia combattiva, intelligente, astuta. Meno placcaggi da mettere a referto rispetto alle uscite con Galles e Irlanda, più sostanza. E fortuna, come verrebbe da dire ripensando alla meta post-palo di Venditti (peraltro nemmeno una prima volta per il diretto interessato). Parisse e compagni sono andati all'intervallo in vantaggio 10-5, ma il parziale sarebbe potuto divenire più rotondo se Allan non avesse fallito due piazzati non impossibili.

Tommaso Allan - Italy 2017

Tommaso Allan - Italy 2017AFP

Qualcosa di inatteso, come era difficile prevedere un'Italia capace di reagire non solo alla meta del temporaneo 5-0 di Cole (nell'unica occasione in cui l'Inghilterra si era affacciata nei 22 ospiti). Ma anche alla sfuriata di casa con cui si era aperto il secondo tempo. Care prima, Daly tre minuti dopo per il ribaltone del 17-10. Nel momento più duro, la meta di Campagnaro ha reso meno scontato il finale di gara. Con tanto di bonus per gli inglesi (36-15), con Te'O e Nowell a colpire ancora una volta negli ultimi venti minuti. Croce (nostra), delizia (loro). Soltanto questo non ha stupito nessuno. E, proprio qui, sta tutto il margine di crescita non soltanto di questa nazionale, ma del movimento italiano.

Visto che la strada è quella giusta?

Saper andare oltre i propri limiti strutturali lavorando sull'allargamento della qualità e dell'intensità del bacino da cui attingere i convocati, in modo da non rendere gli exploit soltanto dei casi episodici. Nel breve, non resta che continuare a insistere, aprirsi nuove porte con coraggio come - al di là dei risultati finali - sta facendo O'Shea. Accontentandosi di un progetto tecnico destinato a procedere per forza di cose a corrente alternata, almeno nel breve periodo. Con la speranza di riuscire al più presto a ridefinire il concetto di sconfitta onorevole, slittando verso qualcosa che abbiamo intuito contro Galles e Inghilterra. Una sconfitta temporanea, verrebbe da definirla. Perché - seppure tra alti e bassi inevitabili - la strada è quella giusta. Ed è destinata a portare fuori il movimento dal clima di vittima predestinata, da dare in pasto a chi addirittura ci vorrebbe fuori dal Sei Nazioni.

Essere italiani, in fondo, significa saper sempre sorprendere. Chissà che tra due settimane all'Olimpico non tocchi alla Francia farne le spese. Visti i precedenti, si tratterebbe di un'inversione di tendenza. Ma considerato l'andamento del torneo, non ci sarebbe affatto da gridare allo scandalo. Così come se, alla fine, dovessimo scoprire che, in una domenica pomeriggio a Twickenham, si sono aperte le prime crepe nell'Inghilterra che sogna di strappare agli All Blacks il record di 18 vittorie consecutive. E che, ora, dovrà chiudere il Sei Nazioni contro Scozia e Irlanda. Sicuri che sia tutto così scontato?

VIDEO - Sei Nazioni 2017: Inghilterra-Italia 36-15, gli highlights

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