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Cuore Calvisano, il suicidio è sventato

Cuore Calvisano, il suicidio è sventato
Di Eurosport

Il 25/04/2009 alle 20:28Aggiornato

I campioni d'Italia del Cammi Calvisano sventano il dramma di un giovane immigrato marocchino, che affranto dai problemi in famiglia e senza lavoro tenta il suicidio nel centro storico del paese

Il cuore dei giocatori di rugby è davvero grande: dopo essersi battuti in prima linea sotto le macerie del sisma abruzzese, i ragazzi della palla ovale compiono un altro gesto da ricordare. Magari l'avrebbe fato chiunque...qualcuno penserà...Sta di fatto che ancora una volta a compiere un'azione di umanità, è toccato nuovamente a loro.

Il Cammi Calvisano mercoledì sera stava rientrando da Padova, trasferta amara in cui erano stato battuto 30-24 dal Petrarca e meno sicuro dunque di entrare nelle semifinali per il titolo nazionale, che sta cercando di difendere in tutti i modi. Ma un'altra disavventura li attendeva lungo la strada del ritorno: la squadra era in pullman, nei pressi di via San Michele, sede e campo di gioco dei campioni d'Italia.

Il preparatore atletico Giovanni Sanguin all'improvviso nota un ragazzo che sembra stia scavalcando un muretto, ma in realtà ha le braccia abbassate e tese e il collo appeso ad una corda. L'allarme scatta subito, tutti i giocatori vedono cosa sta accadendo e corrono fuori per cercare di impedire il suicidio. Insieme all'accompagnatore Piero Consoli e al fisioterapista Claudio Nicoletto, il ragazzo viene abbracciato per le le gambe, mentre gli viene allentata la stretta al collo. Ma è già in preda a cianosi, con gli occhi fuori dalle orbite e l'asfissia che rischia di stroncargli la vita.

Una volta disteso sull'asfalto però il giovane nordafricano si riprende mentre sul suo viso è impossibile non intravedere la sua disperazione, che si avverte anche dalle sue prime parole. Lì c'è l'intervento dei giocatori del Calvisano che cercano di confortarlo. Fino a quando non arriva la famiglia: padre, madre e fratello maggiore, disperati, ma anche pieni di vergogna per quel gesto compiuto in centro al paese.

La rabbia dei familiari è evidente: senza controllo soprattutto il fratello che si scaglia contro il ragazzo appena salvato, ma è provvidenziale l'intervento dei campioni d'Italia che lo bloccano. Quando le acque si calmano il ragazzo torna a casa con i suoi vestiti da teenager occidentale, differenti da quelli indossati dai suoi familiari, molto più attaccati alla loro cultura.

Il giovane marocchino ha motivato il gesto parlando di mancanza di lavoro e problemi in famiglia. Famiglia spaccata magari dalla stessa integrazione: più lenta nelle generazioni di immigrati, decisamente più rapida tra quelle più giovani, che cercano un difficile punto di equilibrio tra culture diverse. Non facile ricerca...

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