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Rafa Nadal e l’idiosincrasia per il Masters: non chiamatela maledizione

Rafa Nadal e l’idiosincrasia per il Masters: non chiamatela maledizione

Il 14/11/2017 alle 16:16Aggiornato Il 14/11/2017 alle 16:17

Su 75 titoli vinti in carriera, lo spagnolo ne ha conseguiti appena il 2,6% indoor, quello di Madrid nel 2005: logorio fisico e condizioni di gioco indigeste spiegano ciò che sarebbe riduttivo definire come un banale tabù.

Rafa Nadal si è ritirato dalle ATP Finals confermando lo scarso feeling con il torneo che qualche anno fa si chiamava Masters. Dopo Shanghai il dolore al ginocchio del maiorchino ha sancito la fine di una stagione comunque esaltante: la presenza a Parigi-Bercy era stata dettata dalla volontà di chiudere al primo posto del ranking l’anno solare – come biasimare per questo il mancino di Manacor? – e le due settimane di riposo non sono bastate ad alimentare il sogno di spezzare un tabù che dura da una carriera intera.

Chiamarla maledizione, però, sarebbe riduttivo: Nadal non si è mai trovato a suo agio con il veloce indoor, come testimonia la sua sesta defezione al torneo dei maestri. Sono le caratteristiche di gioco di Rafa, l’usura che lo porta a raggiungere il massimo della condizione fisica sull’amata terra battuta per poi sparare le ultime cartucce a New York, a determinare questa tendenza. D’altronde su 75 titoli vinti in carriera, lo spagnolo ne ha conseguiti appena il 2,6% indoor: il primo a Madrid nel 2005, il secondo a San Paolo nel 2013 ma su terra. Uno su 75 dunque a fronte di cinque finali perse.

Logorio fisico e condizioni di gioco indigeste fanno sì che l’ultima finale di Rafa al Masters sia arrivata ben quattro anni fa, la seconda della carriera dopo il 2010. Il Masters di Londra viene disputato al termine di una stagione tennistica massacrante: con Carreno Busta al posto del maiorchino, sono sette i giocatori in corsa alle Finals che vantano un’età inferiore ai 30 anni. L’eccezione? Roger Federer, naturalmente, che ne ha 36. Non ci sorprendiamo quindi se tennisti ben più quotati siano impossibilitati a partecipare all’ultimo appuntamento dell’anno per limiti e ragioni fisiche. Il rammarico è non poter vedere l’ennesimo confronto tra Federer e Nadal in finale, ma un torneo in tono minore è la logica conseguenza del calendario ATP. La speranza è poterci godere tutti i protagonisti in forma all'Australian Open e, nel frattempo, confidiamo nello svizzero per veder crescere l'appeal e lo spettacolo.

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