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Oltre le barriere del suono: Duck-hee, il tennista sordo che scala il ranking ATP

Oltre le barriere del suono: Duck-hee, il tennista sordo che scala il ranking ATP

Il 01/02/2017 alle 17:57Aggiornato Il 01/02/2017 alle 18:22

La storia del tennista sordo sudcoreano Duck-hee, che venerdì debutterà in Coppa Davis dopo aver ben figurato agli Australian Open. Nel tennis l'udito è importante quanto la vista ma il classe 1998 afferma di trarre vantaggio dalla sua condizione.

Oltre il Limite

" L’udito ci aiuta a capire la velocità della pallina, l’effetto e la forza del colpo. Se giocassi con le orecchie coperte o con le cuffie sarebbe un grosso vantaggio per il mio avversario "

Era il settembre 2016, in pieno svolgimento degli US Open di tennis, e l’attuale numero uno al mondo Andy Murray si lamentava pubblicamente della pioggia che martellava sul tetto retrattile dell’Arthur Ashe Stadium di New York impedendo ai tennisti di sentire il rumore delle palline. Già, per i tennisti l’udito è importante quanto la vista – fior di esperimenti scientifici al pari di testimonianze dirette di alcuni dei migliori interpreti al mondo di questo sport lo dimostrano – e dunque la parabola del tennista sud coreano Lee Duck-hee, cui i medici diagnosticarono la completa sordità allo scoccare dei due anni d’età, è ancor più straordinaria.

Protagonista agli Australian Open

Nato nella ridente cittadina di Jecheon (provincia del Chungcheong Settentrionale), rinomata come feudo della medicina orientale, il 18enne tennista occupa già la 139esima posizione del ranking ATP, ovvero il principale circuito internazionale di professionistico maschile, e ha margini di miglioramento tutti da esplorare. Agli Australian Open appena conclusi con il memorabile ritorno alla vittoria del miglior tennista di ogni epoca Roger Federer, Lee non ha affatto sfigurato sfiorando l’ingresso nel tabellone principale in ben due occasioni: nella prima perdendo, dopo esaltante cavalcata nei primi turni, l’ultimo atto dell’Asia-Pacific Wildcard Play-off contro l’uzbeko Denis Istomin (futuro carnefice di Novak Djokovic nel secondo turno dello Slam australiano); nella seconda e ultima chanche venendo sconfitto in un tiratissimo match dal kazako Alexander Bublik al terzo e decisivo turno di qualificazione. Il prossimo 3 febbraio Lee debutterà nella Coppa Davis 2017 con la sua Nazionale, nel primo turno opposto all’Uzbekistan di Istomin, sul duro indoor veloce casalingo di Gimcheon. Considerando la mancanza di un organo di senso, i risultati già raggiunti ora dalla promessa del tennis sudcoreano sono semplicemente incredibili, mai nemmeno sfiorati prima da un tennista affetto dalla sua patologia. Il vero segreto della sua affermazione – come ha spiegato il giornalista del New York Times Ben Rothenberg nell’articolo “Per i tennisti sordi il suono non è una barriera” tradotto in Italia per Internazionale – è da ricercare nell’educazione illuminata che mamma Mi-ja e papà Sang-jin gli hanno impartito sin dalla tenera età: certamente un modello da imitare.

Un bambino speciale

Elaborato il trauma seguito alla diagnosi dei medici dell’ospedale di Seoul, i genitori di Duck-hee decidono, al compimento del suo quarto anno, di iscrivere il figlio alla scuola per bambini con disabilità di Chungju, a un’ora da casa. Nella maggior parte dei casi gli studenti di queste scuole speciali vivono nei dormitori e vedono i genitori solo nel week end, ma Mi-ja e Sang-jin non sono dello stesso avviso e tutti i giorni prelevano il figlio a Chungju e nel pomeriggio lo accompagnano in una scuola tradizionale, per familiarizzare con gli altri bambini. Decidono che Duck-lee non avrebbe imparato il linguaggio dei segni bensì a leggere perfettamente il labiale e a parlare correttamente: loro figlio non avrebbe comunicato mediante un foglio scritto per farsi capire come gli altri bambini sordi, si sarebbe integrato nella società e avrebbe ottenuto un lavoro. La previsione dei genitori di Duck-hee avrebbe colto nel segno, ma il grimaldello per sfondare nella vita non gliel’avrebbe fornito un lavoro tradizionale ma il tennis. Spinto dal desiderio di emulare il cugino Chung-hyo Woo (ora suo allenatore, ndr), Duck-hee imbraccia la racchetta e non la molla più. vincendo lo scetticismo di alcuni allenatori e della stra grande maggioranza dei genitori degli altri ragazzini. Stando alla vox populi Duck-hee non avrebbe potuto avere una vita normale, poi non avrebbe potuto giocare a tennis, quindi non avrebbe potuto tenere testa ai tennisti professionisti: con ostinazione e forza di volontà il figlio di Park M-ja e Lee Sang-jin si è divertito ad abbattere questo nutrito assortimento di pregiudizi assurgendo a primo tennista di sempre a entrare nei primi 1000 della classifica mondiale.

"La sordità come un vantaggio"

Con buona pace dei convincimenti di Murray, Duck-hee fa di necessità virtù e afferma addirittura di trarre vantaggio dalla propria condizione: “Le persone descrivono la sordità come un handicap ma in realtà non mi tocca particolarmente, perché la vedo come un mio vantaggio rispetto agli altri giocatori, una specie di dono speciale che gli altri non hanno: essendo sordo, infatti, è molto difficile che venga distratto durante le partite, dalla folla o dal mio avversario. Questo mi permette di concentrarmi molto di più sul mio gioco”. Eppure le difficoltà sono oggettive: dal rumore dell’impatto della pallina sul piatto corde della racchetta i tennisti ricavano infatti informazioni sulla forza e la velocità del colpo e agiscono di conseguenza. Sono frazioni di secondo, ma fanno tutta la differenza del mondo in questo sport: il ragazzo sudcoreano deve quindi compensare con gli altri sensi (notoriamente più rafforzati quando uno è compromesso) osservando i movimenti in apertura dell’avversario e l’aspetto della pallina in volo. Ci sono poi criticità logistiche: non potendo sentire le chiamate dei giudici Lee tende a proseguire lo scambio anche quando viene chiamato l’out, per non parlare dei problemi di comunicazione; il protocollo dell’ATP impone infatti conferenze stampa dopo ogni partita “obbligando” il ragazzo ogni volta a fare gli straordinari per decifrare i labiali degli intervistatori.

2015, Duck Hee-Lee (imago)

2015, Duck Hee-Lee (imago)Imago

I sogni nel cassetto

Grazie a un talento fuori dal comune, direttamente proporzionale alla sua voglia di arrivare, Duck-hee è diventato un fior di tennista: la capacità di anticipare i colpi dell’avversario è la sua prerogativa; supportato da un’ ottima tecnica che compensa un fisico non proprio statuario per gli standard del tennista professionista, è solido da fondocampo e fenomenale in risposta con un dritto poderoso e un rovescio a due mani collaudato. Gli sponsor ben presto si sono accorti di questo ragazzo prodigio, tanto che la Hyundai gli ha offerto un vantaggioso contratto di sponsorizzazione valido fino al 2020. L’obiettivo di Duck-hee è quello di migliorare il ranking del tennista sudcoreano più forte di sempre, Lee Hyung-taik, che nel 2007 raggiunse la 36esima posizione; il sogno nel cassetto è invece quello di diventare numero uno al mondo, proprio come i suoi idoli indiscussi Novak Djokovic e Roger Federer. Quando hai abbattuto il muro del suono, dopotutto, ha senso porsi dei limiti?

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