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Roger Federer, il prescelto: dalle origini del mito alla gloria immortale

Roger Federer, il prescelto: dalle origini del mito alla gloria immortale

Il 30/01/2017 alle 20:09Aggiornato Il 30/01/2017 alle 21:17

Il 29 gennaio 2017 resterà una di quelle date scolpite nella memoria collettiva. Se qualcuno non aveva mai visto una partita di tennis, una domenica mattina si è sintonizzato con l’altro emisfero per banchettare al tavolo della storia.

“Dopo il silenzio, ciò che più si avvicina a esprimere l’inesprimibile è la musica” (Aldous Leonard Huxley). Forse non servono parole, forse non spetta a noi raccontare le gesta di Roger Federer in quella magia evocativa che solo altre arti sanno sprigionare. Dovrebbe venirci in soccorso Johann Sebastian Bach in una Fuga – dai comuni mortali - in sol minore o Giovanni Battista Tiepolo nella raffigurazione di uno statuario tennista che, come Nettuno, offre doni ma sotto forma di rovesci a una mano e serve & volley. Non si tratta nemmeno di sport, o meglio, non soltanto, perché il 29 gennaio 2017 resterà una di quelle date scolpite nella memoria collettiva. Se qualcuno non aveva mai visto una partita di tennis, una domenica mattina si è sintonizzato con l’altro emisfero per banchettare al tavolo della storia, per intingere un pezzo di pane nel calice della nobile arte. Quando l’occhio di falco – deus ex machina – ha sancito il 18° Slam di Roger Federer, tutti ci siamo guardati intorno. Tra vent’anni ci ricorderemo dove eravamo e con chi eravamo.

Epifania

" Un bambinone dalla mano santa, un unto del Signore, come Mario Soldati amava definire i geni dello sport"

La definizione di Gianni Clerici è del 2 aprile 1999, quando quel ragazzo nato a Basilea non ha nemmeno compiuto i 18 anni. Cresciuto al centro tecnico di Ecublens, del piccolo Roger si diceva che conoscesse soltanto il dritto e che fosse ignaro di rovescio e servizio, così come del francese. All’inizio del 1999, però, quella testa calda e chiomata si presenta da campione ufficiale juniores della Federazione Internazionale Tennis (ITF) e vincitore di Wimbledon sempre nella categoria juniores. Le stimmate del predestinato sono ancora poco visibili ma le wild card per tornei importanti piovono copiose. Ne fa le spese Carlos Moya, poche ora fa impegnato a guidare da una tribuna Rafa Nadal, numero 5 del mondo e fresco vincitore del Roland Garros, ma sorpreso al primo turno in quel di Marsiglia. Se ne accorge Gianni Clerici assistendo alla sfida di Coppa Davis tra Italia e Svizzera e seguendo l’incontro di colui che ribattezza Agassino svizzero contro Davide Sanguinetti, spazzato via in un amen. Campioni si nasce, ma poi bisogna diventarlo e a coltivare quel talento straordinario troviamo Roger Freyss e in particolare il coach australiano Peter Carter che morirà in un incidente stradale pochi anni più tardi. Sulla terra rossa del Roland Garros il ragazzino indisciplinato, nei panni di più giovane giocatore del torneo, strappa il primo set a Patrick Rafter, due volte vincitore dello US Open e numero 3 del mondo.

Video - Roger Federer: Game, Set and Legend

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" Il giovane svizzero potrebbe segnare il mondo del tennis nei prossimi dieci anni"

Così titola l’Equipe e a fine stagione il novellino passerà dalla 302esima posizione del ranking mondiale alla 64esima. La maturazione continua sotto il nuovo allenatore Peter Lundgren e il quarto posto alle Olimpiadi di Sidney 2000. È il 2001, però, a rappresentare la svolta o, se volete, il passaggio del testimone. A Milano, contro il francese Julien Boutter conquista il primo titolo Atp. A Wimbledon, Pete Sampras affronta agli ottavi per la prima e unica volta in carriera Roger Federer che lo sconfigge al quinto set ponendo fine alla sua striscia di 31 vittorie consecutive all’All England Club. Sono le 19:20 ora locale. Si parla di profanazione del tempio: in realtà è solo l’inizio dell’epopea.

Consacrazione

" Segnatevi sulla vostra agenda la data del 2 luglio 2001: è il giorno in cui tutto è cambiato a Wimbledon"

Il Times anticipa di due anni la metamorfosi. Un peruviano semisconosciuto, Luis Horna, estromette da Parigi la testa di serie numero 5. Roger si presenta sull’erba londinese per il riscatto e incontra Feliciano Lopez nel lunedì della seconda settimana. Il teatro è il famigerato campo due, conosciuto come il “cimitero dei campioni”. Un dolore lancinante nella parte bassa della schiena lo blocca completamente sul 7-6, 1-1. Mentre entra il fisioterapista lo sguardo va in cielo nella speranza della pioggia o di un miracolo. Non ci sono altre vie. La pioggia non arriva, ma Federer vince 7-6, 6-4, 6-4 e non sa nemmeno lui come. Andy Roddick in semi, Mark Philippoussis in finale: la sublimazione del rovescio a una mano è già passata dalla potenza all’atto. È il primo trionfo Slam. Sull’erba degli eletti.

Nel 2004 vince l’Australian Open e il successo contro Marat Safin lo proietta per la prima volta in vetta al ranking mondiale. Mette in fila anche Roddick a Londra e Hewitt (in 2 set gli rifila un 6-0) a New York. I libri dei record vengono aggiornati, in quell’anno non perde mai una finale. Il 2005 si apre con il sodalizio con Tony Roche e, mentre sulla terra le battaglie contro Rafa Nadal inaugurano l’antologia, a Flushing Meadows scocca l’11 settembre (non una data qualunque) e Andre Agassi deve vincere per amor di patria. Invece finisce con i complimenti di un’altra leggenda...

" Pete (Sampras, ndr) era grande ma avevi una chance per competere. Ciò non succede con Roger. Penso che sia il miglior giocatore contro cui io abbia mai giocato"

Il 2006 è l’anno migliore della carriera di Federer: 12 titoli Atp, 27 match su 28 vinti negli Slam (finale di Parigi a parte, contro…ça va sans dire), 5 partite su 5 vinte alle Finals, 95% d’incontri vinti. Va vicino a vincere gli unici due Masters 1000 che mancano al suo palmares. A Monte Carlo, Nadal lo supera in 4 set mentre a Roma il maiorchino si prende la ribalta dopo più di 5 ore di tennis epico da immortalare per i nipotini. Il resto si riassume in Baghdatis-Nadal-Roddick-Gonzalez-Nadal-Djokovic-Murray, sconfitti nei major nel rispetto vicendevole, prima del 7 giugno 2009. In finale al Roland Garros c’è Robin Soderling e la Coupe des Mousquetaires innalza Roger nell’Olimpo. È Career Grand Slam.

Video - Il meglio del meglio di Roger Federer a Melbourne in 10 colpi da favola!

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Eternità

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Il rispetto dei suoi avversari, che l’hanno eletto paladino per una decade, riusciamo a coglierlo - nel 2011 si classificò secondo dietro solo a Nelson Mandela nella classifica delle 54 più stimate e rispettate personalità nel mondo - perché "fatti non fummo a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Il Poeta, però, ci perdonerà se non riusciamo a spiegare come sia possibile che dopo l’unica stagione senza titoli e 6 mesi d’inattività il Re è tornato all’Australian Open per vincere tre match al quinto set (mai accaduto prima), l’ultimo in finale contro il rivale di sempre dopo essere stato sotto di un break nel parziale decisivo. Una congiunzione astrale nell’anno 2017 da testa di serie numero 17, come Sampras contro Agassi, nel 2002, nell’altro emisfero. Una congiunzione australe che un umano, troppo umano non può comprendere. E se anche fosse stata l’ultima volta, non ci sono tracce di tristezza. Non sarebbe mai potuta essere più bella di così.

Video - Le emozioni e le voci di un Australian Open da record

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