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Novak Djokovic, Capitolo II: Agassi e Stepanek per il rinnovamento di un campione

Novak Djokovic, Capitolo II: Agassi e Stepanek per il rinnovamento di un campione

Il 05/12/2017 alle 14:10Aggiornato Il 05/12/2017 alle 14:11

Il 2018 dell'ex numero 1 del mondo rappresenterà la prima pagina di un capitolo completamente nuovo: alla ricerca di un rinnovamento nel gioco ma soprattutto un ritrovamento nello spirito che passerà anche dalla rivoluzione all'interno del suo team. Ecco dunque da dove nasce la necessità di affidarsi a Stepanek, sempre battuto sì in carriera, ma figura chiave per il futuro del serbo.

All’annuncio dell’ufficialità, la domanda è sorta quasi spontanea: che benefici può portare a un tennista in attività un avversario battuto 13 volte su 14 in carriera? Così, secca e immediata. Quasi un po’ becera, nel suo non voler valutare sfumature certe e difficoltà evidentemente sorpassate per arrivare a cotante vittorie.

Già perché per superare Radek Stepanek, in carriera, Novak Djokovic, molto spesso ha dovuto metterci del suo. E il fatto che alla fine poi ci sia sempre riuscito, non implica automaticamente che nel gioco del serbo le racchettate del buon Radek non abbiano lasciato il segno.

Anzi. E’ stato un tennis divertente quello di Stepanek, molto spesso istrionico e per questa ragione altrettanto spesso in grado di mettere in difficoltà tanti avversari. Compreso quel Nole che nei suoi anni di gloria dominava il circuito; ma che con Stepanek, soprattuto negli appuntamenti più importanti, si trovò a “soffrire”. Il virgolettato è d’obbligo perché come anticipato a fare da padrona poi sono i numeri (impietosi), ma nei successi di Nole a Wimbledon 2012 e 2014, così come in quei 3 set dell’Australian Open 2013, Stepanek fu per lunghi tratti in grado di giocare partite in grado di rimescolare continuamente le carte tattiche, con soluzioni articolare, vecchi trucchi del mestiere, discese, smorzate, volée, passanti, persino gesti ed esultanze che nel complesso mostrarono quanto l’intelligenza potesse in qualche modo arginare, in parte, lo strapotere fisico degli anni più elsatici di Djokovic.

E Djokovic, che di intellgenza e capacità di capire i momenti è stato probabilmente il più fine interprete dell’epoca moderna, deve essersele ricordate bene quelle esperienze, affidando il suo – al momento – nebuloso futuro alle cure proprio del vecchio Radek, che insieme ad Agassi sarà parte integrante della #NoleFam 2018.

Cosa leggere in questa scelta, al di là del mero discorso sui numeri appena sviscerato, ce lo siamo chiesti un po’ tutti. Cos’ha bisogno Djokovic in questo momento, probabilmente, un po’ meno.

Ritrovare la miglior condizione fisica? Certo. Ritrovare la fame di un tempo? Senza dubbio. Ma se sulla prima basta del mero lavoro atletico e la medicina da somministrare è dentro e fuori dalle palestre, piuttosto che sulle spiagge di Montecarlo (come stiamo vedendo in questi giorni), sulla seconda entriamo nel complicato modo della mente, e di ricette certe per quella non ne ha mai trovate nessuno.

E Djokovic, evidentemente, nella sua scelta di Stepanek, spera di trovare un aiuto soprattutto da questo punto di vista. Perché se è assolutamente vero che a un cambio di tattica per il futuro il serbo si dovrà convertire – impossibile pensare di vederlo ancora districarsi sul fondo e fare scivolare a oltranza quelle caviglie di gomma su qualsiasi superficie –, altrettanto lo è che nello spirito e negli stimoli l’ex numero 1 andrà ritrovato. Il 2017 è stata un’annata di transizione anche da questo punto di vista, con gli addii prima a Becker e poi – soprattutto – allo storico Marjan Vajda. Anche questi aspetti hanno influito su una stagione che il serbo ha voluto chiudere senza troppo esitare, in un tentativo piuttosto evidente di mettere il punto definitivo al romanzo di una vita. Voltare pagina. Scrivere i ringraziamenti e iniziare, se possibile, un nuovo libro.

Marian Vajda et Novak Djokovic

Marian Vajda et Novak DjokovicGetty Images

Se la “seconda opera” del Novak Djokovic tennista sarà esaltante, vincente, e straordinaria quanto lo è stata la prima saranno gli anni futuri a raccontarcelo. Lo scetticismo è tanto, anche perché dopo i capolavori difficilmente gli artisti si ripetono. O almeno non lo fanno immediatamente. Il compito di Djokovic è quello di un rinnovamento globale. E quello di Agassi e Stepanek è un’impresa stimolante. Due teste tutt’altro che banali dentro un campo da tennis. Che avranno un compito, quasi freudiano, di trovare la chiave per riaprire quella porticina che al serbo sembra essersi chiusa dopo Roland Garros 2016.

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