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Rafa Nadal inferno e ritorno: perché la Decima di Parigi è la storia di una leggenda

Inferno e ritorno: perché la Decima di Nadal è la storia di una leggenda

Il 12/06/2017 alle 07:36

Come Federer a Melbourne, Rafael Nadal si riprende il suo posto nell'olimpo del tennis scrivendo, dopo due anni di "calvario rosso", la più straordinaria delle imprese. Perché il rifiuto della normalità ci era sembrato anche per Rafa una sfida impossibile: beata smentita e quant'è vero che solo chi cade può scoprire la vera bellezza.

Melbourne, Indian Wells, Miami, Barcellona, Madrid, Parigi. Dal suono veloce dei nuovi mondi alla terra rossa del vecchio continente, c’innamoriamo del tennis, innamorati dei suoi due grandi campioni. Come una primavera di Vivaldi, come un Inno alla gioia, cogliamo la magnifica forza mentre Rafa corre coi sandali di Mercurio, sfodera l’arma lucente e affonda il colpo nella carne, trapassando il nemico con la spada di grafite. Dopo quel punto che è il simbolo di una finale netta (6-2, 4-1, 15/40 Nadal, se sentite la colpa d’aver scelto una spiaggia), Rafa guarda oltre la rete con gli occhi ferini di chi non ti darà (s)campo, mentre Stan sorride alla resa e lo applaude senza guardarlo, col timore di chi sa che non avrà grazia.

Stan Wawrinka (Getty Images)

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La profezia del dieci: dall'inferno al Roland Garros

Come un orfeo, Rafael Nadal è disceso agli inferi per lavare un’impossibile normalità. Lui che degli antichi eroi ha la forma sovrumana, che rifiuta la sconfitta, che travolge l'età e la fisica, e bacia Parigi con la passione degli dei. Come nell’Inferno dantesco di chi non sa vedere il presente ma può ben predire il futuro, dal canto X della Divina Commedia alla decima volta meraviglia di Parigi, Nadal è tornato dall’ade al suo trono naturale, ha scalato un muro di terra e di tombe scuotendo il cielo, salvando il regno. Scrivendo un'altra magnifica storia vent'anni dopo il cuore di Guga, dodici dopo il primo titolo del Roland Garros coi capelli lunghi, la maglia smanicata e un destino da leggenda.

"Ho avuto dubbi ogni giorno. I dubbi ti danno la possibilità di essere umile e lavorare su te stesso. Se non hai dubbi, sei un arrogante. E io non lo sono."

Il cortile di Parigi: cronaca di una finale annunciata

L’uomo che cadde sulla terra oggi se la riprende, e nell’immagine del premio si capisce quanto quella coppa - da quanto sorride, da come la stringe - gli fosse mancata. Nadal ha vinto un altro Roland Garros senza rivali con una sintesi postmoderna di passato e presente: oggi che il rovescio è diventato la misura del suo tennis, che i suoi muscoli brillano al sole, che le gambe si muovono più veloci del suono, che il suo feroce grido di battaglia è tornato a squarciare il cielo, che il suo top-spin è ancora un'arma di distruzione. Cronaca di una finale annunciata e di un decimo titolo che è l’amore pensato.

La Decima, Wimbledon e Roger Federer

A Parigi, Nadal ha schiacciato ogni avversario senza pietà per i suoi (malcapitati) connazionali né per chi del tennis è il grande pretendente: il giovane Thiem che s’era presentato in semifinale con lo scalpo del campione in carica e contro Nadal ha vinto 7 game, finendo a letto senza cena... Figuriamoci con Wawrinka che non aveva mai perso una finale slam e oggi invece s’è sgretolato sotto i colpi di quest'ercole immortale. Perché al Roland Garros, Rafa ha ballato una danza marziale senza cedere nemmeno un set, come nel 2008 e nel 2010 quando poi vinse anche Wimbledon.

Lì ci sarà anche Federer e già non vediamo l’ora, dal giardino regale, di riempirci gli occhi di forza e bellezza, di furia e di grazia, di quel rumore gettato dalle corde. Dolce e tagliente come l’idea di un’altra finale dei sogni, oggi che Roger e Rafa sono tornati al loro posto nella disputa dei sacramenti.

Video - Nadal sale in cattedra: il punto più bello della finale!

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