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Le pagelle dello US Open 2017

Le pagelle dello US Open 2017

Il 11/09/2017 alle 03:52Aggiornato Il 11/09/2017 alle 10:14

Tra vincitori, vinti, sconfitti, sorprese, delusioni e italiani, diamo come al solito i voti: dalla nuova impresa di Rafa Nadal alla favola della Stephens, passando per la comparsata di Kevin Anderson, l'occasione persa (di nuovo) della Halep, la crisi infinita della Kerber, gli exploit di Rublev e Kanepi, i malanni di Federer e il volto bello dell'Italia: Paolo Lorenzi.

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dall'inviato a NEW YORK - Numeri e nomi dello US Open 2017. Tutto ciò che di rilevante c'è stato - secondo noi - nello slam a stelle e strisce con il classico pagellone di fine torneo.

I vincitori

  • Rafael Nadal . Non vinceva un torneo sul veloce da Doha 2014 e da questo punto di vista lo US Open è un fulmine a ciel sereno. Ecco, solo questo però. Perché una volta sviluppatosi il tabellone (e una volta vista anche la condizione della schiena di Federer), non restava che Rafa Nadal. Il maiorchino ha vinto uno slam senza mai incontrare un Top20, diventando il primo giocatore ad approfittarne da quando sono state inserite le 32 teste di serie (anno 2002). Tutto ciò leva qualcosa ai meriti di Rafa? Assolutamente no. Il titolo se lo prende chi gioca meglio o chi è bravo a saper approfittare delle situazioni favorevoli. E questo Nadal ha saputo fare entrambe le cose. Giù il cappello, quindi. Anche perché, di fatto, questo signore, quest’anno, quando contava davvero (Acapulco esclusa), alla fine ha perso solo da Federer. Voto 10. Al tempismo.

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02:26
  • Sloane Stephens. Tra dirette Facebook e articoli la storia ormai la sapete: a febbraio si fa operare per una frattura da stress al piede sinistro, il 18 aprile torna per la prima volta a camminare, l’1 agosto era la 957 del mondo, da oggi è la 17 e in tasca ha 3,7 milioni di dollari, oltre naturalmente al trofeo della vincitrice. Insomma, di favola si è trattato e fin qui ci sono pochi dubbi. Resta da spendere due parole sul come ci sia riuscita. Stephens ha giocato un grande torneo, mettendo in fila gente come Vinci e Cibulkova, oltre che Venus e Keys, e dimostrando così di saper gestire diversi tipi di avversarie: dalle estrose alle attaccanti, dalle difensive a quelle senza nulla da perdere. Voto 10. Al rientro.

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I finalisti

  • Kevin Anderson. I più attenti avevano già capito tutto dopo la semifinale vinta a Carreno Busta, quando il buon Kevin scavalcò fioriere e festeggio come è solito fare ai vincitori. Era stata quella la vera finale di Anderson, lungagnone sudafricano di centimetri 203 bravo ad approfittare di codesto tabellone: JC Aragone, Gulbis (o quel che resta di Gulbis), Coric, Lorenzi, Querrey e Carreno Busta. Non esattamente una missione impossibile il suo approdo alla seconda domenica, ma come per Rafa vale solo un discorso: nel tennis (e nella vita) vince chi sa cogliere le proprie occasioni. Anderson l’ha fatto ed è stato poi la comparsa di una finale più scontata di una puntata della signora in giallo: con Rafa ‘Jessica Fletcher’ Nadal a dare lo spiegone finale e tanti saluti al pubblico che solo quello aspettava. Voto 8,5. Alla comparsata.

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  • Madison Keys. Un peccato vederla sciogliere così sul più bello, non si sa se per pressione o per reali guai fisici a quella coscia destra già trattata in semifinale con la Vandeweghe. Fatto sta che la giovane Maddy è crollata clamorosamente, riprendendosi solo grazie alla simpatia e il tatto dell’amica Sloane… E perché no all’assegnone da 1,8 milioni che si è messa in tasca. Il suo è stato comunque un torneo di assoluto rilievo. E la sensazione è che se mette un po’ d’ordine nel suo gioco, questa sia stata solo la prima di tante occasioni. Voto 8,5. Alla pazienza.

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Gli sconfitti

  • Roger Federer . Prima del torneo l’antifona era semplice: o lui o Rafa. Ha vinto Rafa. E Roger, all’incrocio, non si è nemmeno presentato. Che non fosse nella più brillante delle condizioni ce l’hanno fatto capire al primo e secondo turno due maratoncine con Tiafoe e Youzhny. Il limite di questo Federer sta nell’incapacità di andare oltre anche al più minimo fastidio fisico. Per intenderci: se la supercar gira al massimo, può ancora tenere dietro tutti. Se una gomma è sgonfia, se una pastiglia è più consumata dell’altra, se un fanale non funziona, allora ne risente l’intera vettura. E rallenta. Eccome se rallenta. Ma a 36anni, evidentemente, questo è l’unico compromesso che ci impone Federer: prendere o lasciare. Noi prendiamo. Eccome se prendiamo. Voto 7. Sulla fiducia.

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  • Simona Halep . Sessantacinque punti. 65. Visto come si è messo poi il torneo femminile, alla Halep sarebbe bastato un misero terzo turno. Tre partite per diventare oggi, finalmente, la numero 1 del mondo. Così invece, ancora una volta, non è stato. Ma in fondo non è colpa sua se questo torneo è iniziato con una finale e terminato con un primo turno. Incontrare la Sharapova (Voto 8), invitata e con una discreta voglia di dare un senso alla propria presenza, diciamocela tutta, è una bella sfiga. E allora Voto 5. Al malocchio.

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Le sorprese

  • Andrey Rublev. Ha steso Dimitrov e poi ha steso anche Goffin. Numero 7 e numero 9 del tabellone. Lo US Open 2017 è il torneo dell’esplosione di Andrey Rublev, classe 1997 tutto braccio e talento. Testa – discretamente – calduccia, i margini di Rublev sono sembrati veramente ampi e la possibilità di dire la sua, in un futuro a medio-termine, pare quasi scontata. A inizio anno fuori dai 150, da oggi Rublev è già 37. Per capire quanto presto riuscirà a fare l’ormai famoso ultimo passo non resta che attendere. Nella speranza che lui, Shapovalov e lo stesso Alexander Zverev, non si perdano come i loro colleghi nati tra il ’90 e il ’95. Voto 8. All’ingresso tra i grandi.

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  • Kaia Kanepi . Esattamente come Sloane Stephens, l’altra grande protagonista di una corsa a sorpresa è stata la tennista estone. Partita dalle qualificazioni e arrivata fino ai quarti di finale, la Kanepi dopo il lungo infortunio ha tirato su da questo US Open un totale di 308 posizioni, tornando da oggi numero 110. E chissà che sarebbe stato di lei se dopo il 6-0 subito dalla Schiavone nel 1° set del primo turno non fosse venuto a piovere, rinviando la partita al giorno dopo. Voto 8. Alla sliding door.

Le delusioni

  • Alexander Zverev, che cresce, cresce, cresce… Ma non negli slam. O meglio, non ancora (Voto 4). E anche Grigor Dimitrov, che ancora una volta riesce nella mossa da illusionista: ovvero farci credere che Cincinnati fosse il primo passo verso uno slam in cui senza tanti big le sue chance sarebbero state molte, e invece se ne va fuori – deludendoci, ma soprattutto deludendosi – per l’ennesima volta (Voto 4). Ma soprattutto Andy Murray, che con mossa tafazziana falsa il sorteggio e ci priva, di fatto, di un tabellone di senso. Voto 1. Al tempismo.
Andy Murray

Andy MurrayGetty Images

  • Angelique Kerber . Nessuno pensava potesse difendere il titolo vinto qui lo scorso anno e l’Osaka al primo turno era una mezza insidia. Ma uscire così, senza nemmeno lottare, senza nemmeno un po’ di quell’ardore lì, non è degno di una campionessa che si rispetti. Voto 3. Al crollo verticale.

Gli italiani

  • Paolo Lorenzi. A ricordarci che c’è un’Italia che sbraita, si lamenta e fa brutta figura; ma anche una silenziosa, educata e lavoratrice. Lo US Open 2017 come specchio del Paese reale. Nel torneo e nella vita di Paolo Lorenzi, 36enne alla prima volta di sempre agli ottavi di uno slam, l’immagine che ci piace di più. Voto 8. Alla perseveranza.
  • Roberta Vinci . Probabilmente all’ultimo slam di sempre, lascia al primo turno ma non senza combattere. Negli ultimi 3 anni qui a New York ha perso da Pennetta, Kerber e Stephens. Tutte e tre hanno poi vinto il torneo. Insomma, Roberta Vinci porta bene. Voto 9. Alla carriera.

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