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Rafa Nadal e un regno senza fine: quando vincere significa dominare

Bentornati nel regno di Rafa Nadal: quando vincere significa dominare

Il 11/09/2017 alle 17:21

Il maiorchino ha alzato al cielo il 16° Slam sfruttando un cammino favorevole, ma sapendosi anche adattare agli avversari grazie all'evoluzione del servizio, un'arma fondamentale su una superficie diversa dalla terra battuta. Il dominio di Rafa si sposa con quello di Roger in un 2017 leggendario da consegnare all'eternità.

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L’evoluzione del servizio

Il maiorchino è sempre stato l’esaltazione della difesa, forte della capacità di far giocare un colpo in più all’avversario e spuntarla in virtù di un fisico dominante. Queste qualità, rimaste intatte, richiedevano un’evoluzione, resa possibile dal lavoro con Carlos Moya. Nadal si limitava quasi solo a servire sul rovescio dell’avversario mantenendo alte le percentuali di prime: quest’anno il suo team ha insistito molto sulle variazioni di velocità, spin e direzioni rendendo la battuta di Rafa la migliore della sua carriera sia a Parigi che a New York. Un colpo che gli ha permesso di aprirsi il campo, di attaccare e di prendersi dei rischi contro Del Potro per non lasciare l’iniziativa all’argentino, un giocatore che ha nel dritto quel colpo risolutore e definitivo che, invece, non fa parte del bagaglio di Kevin Anderson. Contro il sudafricano il mancino di Manacor rispondeva quasi in braccio ai giudici di linea, a metri di distanza dalla linea di fondo, una tattica escogitata per permettergli di usufruire delle sue aperture ampie: nei primi turni, infatti, la scelta di rispondere con i piedi sulla linea per essere sempre aggressivo, aveva creato parecchi problemi, anche e soprattutto sul dritto, al numero 1 del mondo.

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02:23

I numeri del dominio

Nadal in finale non si è limitato a una strategia conservativa, ma ha saputo affondare con intelligenza (30 vincenti contro 11 non forzati) concretizzando ogni singolo punto a rete (16 su 16 per un notevole 100%) e portando a sua volta a lezione di passanti il sudafricano, in grado dall’alto dei suoi 203 centimetri di raccogliere a rete solo 16 punti su 34. L'ultimo a vincere una finale Slam senza concedere alcuna palla-break era stato – pensate un po’ - Federer a Wimbledon contro Philippoussis nel 2003.

SLAM GAME PERSI
Wimbledon 2008 99
Australian Open 2009 93
Wimbledon 2010 100
US Open 2010 87
US Open 2013 65
US Open 2017 71

Insomma, lo spagnolo è stato abile ad adattarsi a seconda dei momenti e degli avversari: escluso il feudo del Roland Garros – dove quest’anno ha concesso solo 35 game agli avversari, giusto per rendere l’idea - ha chiuso questo Slam con appena 71 game persi. È il suo secondo miglior risultato dopo gli US Open 2013. Emergono così i dati di un dominio spiegato anche dalle difficoltà della concorrenza: a Nadal non era mai successo di non incontrare nemmeno un Top 20 nel suo cammino verso la conquista di un major, la prima vittoria sul veloce da Doha 2014 e dopo 34 tornei di astinenza.

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Rafa-Roger: l’eternità

Una vittoria da regalare anche allo zio Toni che cominciò ad allenare Rafa dall’età di quattro anni e alleato fedele dal primo al 16esimo Slam alzato al cielo. La più grande partnership tra coach e tennista nella storia finirà al termine di questa stagione, ma per fortuna non terminerà il dualismo tra i due campioni eterni di questa generazione. Una rivalità sana e una stima reciproca che sono culminate in un 2017 leggendario.

Rafa Nadal 2017 Roger Federer
31 Età 36
56-9 Vittorie-sconfitte 39-4
2 Slam 2
2 Masters 1000 2
9-4 Record contro Top 10 9-1

Roger Federer e Rafa Nadal hanno vinto 2 Slam a testa, con un’alternanza perfetta e mettendo la loro firma esclusiva sui trofei più ambiti per la quarta volta nella storia (le prime nel 2006 e nel 2007) come non capitava da 7 anni. Nella speranza di poter rivivere una sfida come quella ammirata a Melbourne, ringraziamo questi due fenomeni per un 2017 che non dimenticheremo mai.

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