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A Berlino l'ultima sfida dell'essere umano: è possibile correre una maratona sotto le 2 ore?

A Berlino l'ultima sfida dell'uomo: è possibile correre una maratona sotto le 2 ore?

Il 22/09/2017 alle 20:00Aggiornato Il 22/09/2017 alle 20:19

Nuova puntata della rubrica di Niccolò Campriani! Tre volte oro olimpico nel tiro, Niccolò racconta su Eurosport l'impatto dell'evoluzione tecnica e tecnologica nel mondo dello sport. In questo 9° appuntamento affrontiamo l'affascinante sfida di scendere sotte le 2 ore nella maratona: sogno proibito o reale possibilità già nell'appuntamento di Berlino?

Esperimento guidato. Salite su un tapis roulant, premete il bottone destinato all’aumento del ritmo e non staccate il dito fino a quando la velocità segnalata non raggiunge i 21 km/h. Siete ancora in piedi? Bene. Adesso, mentre mantenete il ritmo, accendete la TV e provate a guardarvi l’intero primo film della saga di Guerre Stellari. Se riuscite ad arrivare ai titoli di coda, complimenti! Avete appena corso la distanza di una maratona in due ore. Purtroppo però la realtà ci insegna che, al ritmo forsennato di 2 minuti e 50 al chilometro, la quasi totalità della popolazione stramazzerà al suolo già durante il famigerato scorrimento del testo di apertura. Più che la forza sia con voi, vi auguro che un paramedico sia nelle vicinanze .

La sfida impossibile (?) dei maratoneti: scendere sotto le 2 ore

Ecco come si sono evoluti i tempi nella storia della Maratona: siamo arrivati al limite?

Domina l'Africa: dove si nasconde il Bolt della maratona?

Tuttavia quello che i dati ci tolgono in speranze ce lo restituiscono in spunti interessanti, indicazioni fondamentali per provare a far saltare il banco e raggiungere l’impossibile. Il primo spunto riguarda il ruolo chiave giocato dal gruppo etnico dei corridori. La schiacciante superiorità degli atleti africani negli ultimi anni ne è la riprova diretta. Il derby Kenya-Etiopia ha oggigiorno monopolizzato l’intero ranking mondiale: nelle prime cinquanta posizioni troviamo solo due non-africani. Lo stesso record del mondo attuale, un eccezionale 2:02:57, non poteva che appartenere al Kenyano Dennis Kimetto. Fino qua niente di nuovo. Eppure proprio quel potenziale innato, commistione di genetica e ambiente, potrebbe essere la soluzione al grattacapo delle due ore: esistono infatti intere tribù il cui potenziale sportivo rimane ancora oggi inesplorato. Ad esempio il popolo isolato dei Rarámuri, ossia piedi leggeri”. Questi corridori leggendari della Sierra Madre hanno sviluppato un tipo di corsa morbido, unico nel suo genere, che permette loro di ricoprire distanze giornaliere nell’ordine dei 100km, o sfiancare un cervo a forza di inseguirlo. Là fuori, in quello straordinario melting-pot genetico e culturale che è il mondo di oggi, potrebbe già esistere il tanto atteso Bolt” della maratona.

A Berlino si cercherà l'impresa: il posto ideale per fare la storia

La seconda riflessione in ottica record fa riferimento all’importanza del tipo di percorso. Non è un caso che gli ultimi sei primati mondiali sono tutti stati ottenuti alla maratona di Berlino. Le caratteristiche che rendono un circuito ottimale per ottenere il tempone sono molteplici: altimetria, tortuosità, temperatura, altitudine. Per l’appunto Berlino è un percorso ideale, 42 km fatti di numerosi rettilinei, appena 20 metri di dislivello e una temperatura media a settembre di 15 gradi (il range ottimale è tra 12° e 18° C). Londra d’altro canto ha qualche curva e saliscendi di troppo. Boston addirittura non può omologare nessun primato nella maratona a causa di un traguardo posizionato troppo in basso rispetto all’altimetria di partenza. L’altitudine della città organizzatrice influenza anch’essa le performance dei corridori: a quote più basse corrisponde una maggiore concentrazione di ossigeno. Maratone sul livello del mare sono quindi preferibili, ma volendo estremizzare le aree geografiche da ricercare sono le depressioni. Un percorso intorno al Mar Morto, posto a ben 430 metri sotto il livello del mare, potrebbe contare su un’aria del 5% più ricca di ossigeno. Tutti scrupoli eccessivi? Non si direbbe vista la meticolosità, quasi ossessiva, con cui è stato organizzato il recente assalto ‘Nike’ al muro delle due ore. La 42km in questione si è tenuta all’autodromo di Monza lo scorso maggio, un evento preparato ad arte dalla multinazionale sportiva e costato svariati milioni di euro. Al maratoneta/cavia selezionato per l’impresa, il fuoriclasse keniano Kypchoge, sono state messe a disposizione innovative scarpette con intersuola in carbonio e una squadra di 14 lepri che si sono date cambi regolari con turni di riposo a bordo pista. Queste condizioni eccezionali hanno precluso in partenza l’omologazione ufficiale dell’eventuale record, ma ciò non ha sminuito il fascino di un finale clamoroso e allo stesso tempo struggente con Kypchoge in grado di fermare il cronometro a 2:00:25. Il keniano a un passo dalla storia. L’umanità a un passo dall’impossibile. Questa è l’avvincente saga della maratona, altro che Guerre Stellari.

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