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Il paradosso del lancio del giavellotto: l'attrezzo che deve volare lontano, ma non troppo!

Il paradosso del lancio del giavellotto: l'attrezzo che deve volare lontano, ma non troppo!

Il 12/08/2017 alle 19:31

Nuova puntata della rubrica di Niccolò Campriani! Tre volte oro olimpico nel tiro, Niccolò racconta su Eurosport l'impatto dell'evoluzione tecnica e tecnologica nel mondo dello sport. In questo 8° appuntamento affrontiamo un tema caro agli amanti dell'atletica: l'evoluzione del giavellotto, perché è cambiato e perché rischia di cambiare ancora.

Un agosto rovente. Le città svuotate. I mondiali di atletica in TV (LIVE ogni giorno su Eurosport e www.eurosportplayer.it), . Per completare il quadro di questa lunga estate sportiva mancherebbe giusto un quiz da fare sotto l’ombrellone, magari in tema iridato.

E va bene. Quale elemento nella storia del lancio del giavellotto ha maggiormente limitato la gittata massima?

La gravità! Spiritosi…

Il peso del giavellotto! Fuochino…

La risposta esatta, senza dover aspettare la prossima settimana, è “la tutela della sicurezza nello stadio”. Ebbene sì, nel corso degli anni questa disciplina è stata condizionata da norme tecniche sempre più stringenti nell’intento di circoscrivere la gittata del lancio all’interno della pista di atletica. Lo scopo di tutto ciò era proprio quello di garantire che nessuno fosse colpito accidentalmente dal giavellotto. Tuttavia ‘frenare’ la parabola del tiro cozzava apertamente con la missione dei lanciatori il cui unico pensiero era spedire quel dannato attrezzo il più lontano possibile. Ecco che più i giudici sfornavano nuove regole e più atleti e fornitori usavano la loro creatività per aggirarle. Una versione Olimpica di “guardie e ladri” che si è protesa nel tempo fino ad arrivare ai nostri giorni. Ma andiamo per ordine.

La barra vasca

La barra vascaEurosport

Le origini del lancio, i primi dubbi e la scuola spagnola...

Il lancio del giavellotto, le cui origini risalgono ai primi Giochi dell’antica Grecia, fa il suo debutto alle Olimpiadi moderne nel 1908 e nel 1932, rispettivamente nella versione maschile e femminile. Il peso dell’attrezzo era stato studiato in modo tale da consentire lanci relativamente contenuti: nei primi anni la gittata media raggiunta dai migliori atleti al mondo era di 32 metri per gli uomini e 26 per le donne. Altro che potenziali margini di miglioramento, praterie. Eppure bisognerà aspettare fino al 1953 per il primo vero tentativo di escamotage. Quello è l’anno in cui i fornitori idearono una nuova versione di giavellotto, sempre fatto di metallo ma vuoto al suo interno. Gli attrezzi così progettati aumentavano di volume rispettando al tempo stesso tutti i criteri di peso e lunghezza. L’area di superficie incrementò del 27%, un fattore che insieme ad un corretto orientamento in volo del giavellotto generava una maggiore portanza. In fondo, con le dovute proporzioni, il principio aerodinamico è lo stesso per cui un’ala di aeroplano è in grado di sollevare svariate tonnellate. Pertanto, come diretta conseguenza dei tempi di volo dilatati, le parabole disegnate da quella innovativa lancia svuotata iniziarono a essere sempre più lunghe. Le elucubrazioni però non si limitarono al solo design dell’attrezzo. Gli anni ’50 videro alla luce anche una tecnica di lancio spagnola a dir poco circense: anziché indirizzare il giavellotto l’idea era quella di scagliarlo con un moto rotatorio, una piroetta che ricordava molto i colleghi del lancio del disco. Dopotutto perché seguire il gregge, anche Fosbury pochi anni dopo avrebbe fatto lo stesso nel salto in alto. La differenza sostanziale tra i due casi però sta nel fatto che Fosbury non ha mai minacciato l’incolumità del pubblico. Quei giavellottisti spagnoli invece, con le loro traiettorie imprevedibili, riuscivano a fare impallidire anche gli spettatori più coraggiosi. Un pericolo ritenuto inaccettabile e che nel 1956 comportò la messa al bando della tecnica spagnola dopo appena tre anni di vita.

Uwe Hohn

Uwe HohnImago

Troppo pericoloso, si torna indietro

Passarono gli anni, ad atleti sempre più preparati e meticolosi corrispose una sequela di record del mondo fatta di misure impressionanti, tutto fino alla stagione 1984 dove risuonò il campanello di allarme definitivo: un lancio di 104,80 metri, primato ottenuto dal fuoriclasse tedesco Uwe Hohn. Era ufficiale: il terreno a disposizione per i lanci era terminato, pochi centimetri più avanti cominciava ormai il tartan della pista di atletica. La IAAF, federazione internazionale della disciplina, decise quindi di rimboccarsi le maniche e mettere mano al regolamento. La soluzione, indicata dai fisici coinvolti nel progetto, fu particolarmente elegante: spostare poco più avanti il baricentro del giavellotto. Appena 4 centimetri furono sufficienti per favorire la caduta della punta frontale dell’attrezzo e accentuarne la rotazione in volo. Questa modifica celava in sé un doppio vantaggio: da una parte riduceva le massime gittate di circa 20 metri, dall’altra facilitava che il giavellotto si conficcasse di punta nel terreno. Un vero sollievo per i giudici di gara che prima di allora erano spesso alle prese con atterraggi orizzontali e la loro conseguente valutazione, regolarmente contestata dall’atleta, di lancio nullo.

Le gare di oggi, ma il pericolo esiste sempre

Sfortunatamente la tregua tra giavellottisti e regolamenti non era destinata a durare, atleti e sponsor tecnici ci misero poco a notare una falla nel sistema. Tra le tante restrizioni di peso, bilanciamento e dimensioni non c’era niente che normava le caratteristiche superficiali dell’attrezzo. Bingo. Nel giro di pochi anni i giavellotti divennero oggetti da sperimentare in gallerie del vento. Sulla loro superficie comparvero le prime dentellature aerodinamiche, in stile pallina da golf, e le forme complessive divennero sempre più affusolate e ficcanti. A questo punto è facile immaginare ciò che successe dopo: lanci che tornavano ad essere pericolosamente lontani e nuovo intervento reprimente sul regolamento del 1991. I giavellotti di oggi sono ormai standardizzati fin nei minimi dettagli, le gittate sembrano ormai sotto controllo, eppure quel tanto ricercato principio di sicurezza è ancora lontano dall’essere raggiunto. Gli svariati incidenti degli ultimi anni ne sono la riprova. E qui il discorso si fa serio. Nel 2007 il saltatore francese Salim Sdiri fu infilzato a bordo pista proprio al Golden Gala di Roma, l’azzurro Andrew Howe fu uno dei primi a soccorrerlo. Per sua fortuna le conseguenze di quell’episodio non sono state permanenti. Lo stesso non si può dire del giudice tedesco di 75 anni, colpito fatalmente da un giavellotto lanciato male durante una competizione nazionale del 2012. L’ultimo incidente sfiorato risale a neanche tre mesi fa, in occasione della Diamond League di Doha. Nell’occasione del meeting il giavellottista Thomas Röhler ha infatti realizzato il nuovo record tedesco di 93.90 con un cameramen posizionato sulla linea dei 95 metri (video qui sopra). Che sia arrivata l’ora di cambiare per l’ennesima volta le regole? Forse. Ma certe volte anche usare il buonsenso non guasterebbe.

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Video - Mildred Didrikson, la prima leggenda dello sport femminile

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