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Caso Schwazer, arrivano 'le cavie': 56 atleti donano le urine per i test che potrebbero scagionarlo

Caso Schwazer, arrivano 'le cavie': 56 atleti donano le urine per i test che potrebbero scagionarlo

Il 20/11/2019 alle 15:23Aggiornato Il 20/11/2019 alle 15:25

Mezzofondisi, fondisti e marciatori italiani hanno acconsentito a donare le loro urine al tribunale di Bolzano per capire se Alex Schwazer si sia o meno dopato nel caso che rischia di mettere sottosopra l'intero mondo dell'antidoping.

Possiamo definirle delle autentiche chiave, per un procedimento fin qui unico nella storia dello sport. Almeno in Italia. Proseguono infatti gli sviluppi del caso Alex Schwazer; e lo fanno dopo le richieste del GIP di Bolzano Walter Pelino.

Caso Schwazer, dove eravamo rimasti

La situazione è tutto sommato semplice e si può così riassumere: il processo in atto sta in qualche modo iniziando a dimostrare tutte le incongruenze che effettivamente c’erano state sulla provetta che di fatto ha privato Schwazer delle Olimpiadi di Rio, ma non c’è ancora certezza.

Per provare a fare ulteriore chiarezza, lo scorso ottobre il GIP di Bolzano chiese alla Federazione italiana di atletica leggera (FIDAL) di trovare "almeno 50 atleti volontari di sesso maschile che pratichino in maniera agonistica attività aerobiche per prelevare loro campioni di urina e verificare se l’anomala concentrazione di DNA nel campione prelevato ad Alex Schwazer il 1° gennaio 2016 possa essere dipeso dall’enorme sforzo fisico effettuato dal marciatore".

Detto, fatto. E’ notizia recente, come riportano le colonne del Corriere della Sera, che la FIDAL ha inviato a Bolzano i nomi di 56 atleti tra marciatori, mezzofondisti e specialisti di corse in altura che hanno dato il loro benestare per fornire volontariamente i propri campioni biologici (urine).

I 56 volontari che possono salvare (o incastrare) Schwazer

Già perché la vicenda gira tutta intorno a quel campione prelevato a Racines e poi portato, dopo una lunga e mai chiara trafila, al laboratorio autorizzato WADA di Colonia. Una provetta che secondo Schwazer è stata manomessa e su cui la procura sta provando a fare chiarezza proprio in merito alle strane quantità di DNA che hanno riscontrato nelle analisi i RIS di Parma.

Nel dettaglio l’obiettivo è capire le ragioni della massiccia e anomala distruzione del DNA nel campione di urina del marciatore rimasto due anni nel laboratorio antidoping di Colonia: si è degradato naturalmente o è stato distrutto?

Alex Schwazer esulta inisieme a Sandro Donati

Alex Schwazer esulta inisieme a Sandro DonatiLaPresse

E dunque ecco che come ‘controprova’ il GIP di Bolzano tramite sempre i RIS di Parma proveranno a valutare il comportamento delle 56 provette di atleti ‘simili’ ad Alex Schwazer. Il procedimento è tutt’altro che semplice perché queste provette, esattamente come quelle di Schwazer, dovranno subire un trattamento simile: congelamenti e decongelamenti, così come frazionamenti del liquido. Il tutto seguendo la ricostruzione fedele dei documenti di laboratori forniti dall’agenzia mondiale antidoping WADA e fatti a Colonia.

Solo a quel punto si potrà avere la certezza sull’ipotesi di complotto che il GIP Pelino comunque già cita nelle 34 pagine con cui l’ordinanza dispone questo supplemento di perizia.

Anomalia Schwazer o realtà per tutti gli atleti: è qui la chiave

Se l’esame statistico infatti dimostrasse che il degrado all’intero delle provette è cosa fisiologica in un fondista di alto livello, Schwazer potrebbe essere inchiodato alle sue responsabilità. Se invece l’anomalia restasse tale, si andrebbe dunque verso quella distruzione volontaria del DNA nel tentativo di contaminare le urine che è la tesi che da sempre sostiene Schwazer, il suo coach Sandro Donati e l’attuale collegio difensivo dell’atleta altoatesino (e che incolpano dunque uomini della Federazione Internazionale).

In ballo non c'è Schwazer, ma la credibilità della WADA e i laboratori o cui si affida

Dovesse palesarsi questo secondo scenario a quel punto i dubbi sarebbero prossimi allo zero: la provetta incriminata sarebbe stata manomessa. E insieme a quello crollerebbe dunque la credibilità dell’attuale sistema antidoping, dove gli interessi di qualcuno sarebbero in grado di poter manomettere i test di un atleta!

Sarebbe davvero uno scandalo di portata mondiale! E una valanga che travolgerebbe non solo il laboratorio indipendente di Colonia, ma appunto l’intera WADA.

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