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Le sette curiosità che non sapete su Tamberi, l'ultima speranza azzurra

Viaggio nel pazzo mondo di Tamberi, l'ultima speranza azzurra

Il 29/08/2015 alle 20:09Aggiornato Il 29/08/2015 alle 20:23

Sette aneddoti sull'ultima speranza di medaglia per gli azzurri a Pechino 2015. Dall'albero genealogico anti-gravità alle pazze trovate in pista, il profilo di un atleta anticonformista

Dopo l'eliminazione della staffetta 4x400 femminile in semifinale e i modesti piazzamenti ottenuti dagli azzurri nella cinquanta chilometri, non resta che aggrapparci a Gianmarco Tamberi. L'ultimo dei Mohicani (azzurri) si è qualificato per la finale del salto in alto maschile e domenica proverà a regalarci l'unica medaglia della nefasta spedizione italiana ai Mondiali di Pechino. A scanso di equivoci, è bene mettere i puntini sulle "i": la medaglia d'oro rischia di essere un affare ristretto ai fenomeni della specialità Mutaz Essa Barshim e Bohdan Bondarenko. Gente che in carriera è già volata oltre la fatidica quota di 2.40 mettendo nel mirino il record del leggendario Gato de Limonar Javier Sotomayor. Fermo restando che le mine vaganti sono il canadese Erik Drouin e l'idolo di casa Guowei Zhang, al nostro Tamberi servirà un''impresa per agguantare il podio. Eguagliare (o addirittura ritoccare) il primato italiano di 2.37 stabilito a Eberstadt costringerebbe però i suoi rivali a superarsi per scalzarlo dal podio. Aspettando la finalissima, vi prendiamo per mano traghettandovi nel pazzo pazzo pazzo pazzo mondo di "Jimbo" Tamberi. Un mondo dove tutto ciò che è ordinario, conformista e politically correct non sta di casa.

Sulle orme di papà Marco (e nonno Bruno)

Gianmarco è quello che viene comunemente definito un figlio d'arte. Papà Marco è stato infatti primatista italiano indoor nel salto in alto: una prima volta grazie un 2.26 saltato agli Europei indoor di Sildenfingen nel 1980, una seconda con la misura di 2.28 stabilita a Genova. Tra gli highlights della sua carriera figura la partecipazione alle Olimpiadi di Mosca del 1980, dove raccolse un quindicesimo posto in finale. Furono i Giochi dell'immensa Sara Simeoni, che regalò all'Italia una storica medaglia d'oro. Di Marco Tamberi la compagna di nazionale Simeoni ha detto: "Un cavallo pazzo, come il figlio". Purtroppo la carriera agonistica di Tamberi senior s'interruppe bruscamente nel 1984, proprio a ridosso dell'Olimpiade di Los Angeles, quando l'altista azzurro era ancora un ventisettenne di belle speranze. Un camion investì Marco mentre era accovacciato sulla sua moto a chiacchierare amabilmente con un amico e gli tranciò di netto il tendine d'Achille. Addio sogni di gloria. Dopo aver appeso suo malgrado le scarpe al chiodo, Marco Tamberi si reinventò come editore di riviste femminili ma non voltò mai le spalle all'atletica. Trasmise la passione a due figli maschi Gianluca e Gianmarco e ne coltivò i talenti nelle vesti di loro allenatore. La tradizione di questa famiglia anti-gravità ha radici lontane nel tempo: nel 1939 nonno Bruno saltò 1.86 per la per la società spezzina GIL (Gioventù italiana del Littorio), primato ligure sino al 1954.

Un fratello giavellottista e attore in "Don Matteo"

Figlio d'arte...E fratello d'arte. Sì perché Gianluca, di due anni più grande, è il primatista italiano juniores del lancio del giavellotto (72.76 stampato a Novi Sad nel 2008) e Under 23 (78,61 stabilito in un triangolare Italia-Francia-Germania) e come il fratello Gianmarco è portabandiera delle Fiamme Gialle. Gianluca si sta riprendendo da un infortunio e non ha preso parte alla spedizione azzurra di Pechino, ma da anni si è costruito una carriera parallela a quella sportiva. Nel 2012 il titolo di "Mister Italia" gli ha infatti schiuso le porte di un altro mondo: dopo essersi trasferito e aver studiato con profitto recitazione a Roma il più grande dei fratelli Tamberi ha ottenuto la parte del personaggio Oscar nella nona stagione della popolare fiction italiana "Don Matteo", a fianco di Terence Hill e Nino Frassica.

" Il più bello tra me e Gianluca? Lui, lui. Io punto sulla simpatia. Tra di noi c’è un bel rapporto, molto stretto. Essendo entrambi atleti ad alto livello ci capiamo e ci aiutiamo nei momenti di difficoltà"
Tamberi - Salto in alto

Tamberi - Salto in altoLaPresse

La genesi di quella barba un po' così...

Qualcuno ha strabuzzato gli occhi davanti alle immagini delle qualificazioni e si è domandato se Tamberi avesse davvero abbandonato il vezzo di presentarsi in pedana con la barba rasata solo per metà viso. Niente di tutto ciò: in realtà l'altista azzurro è solito sfoggiare l'ormai proverbiale look solamente una volta ottenuta la finale. Non a caso, una volta superata quota 2.29 al primo tentativo in batteria e ipotecata dunque la qualificazione, Tamberi ha ammiccato alla camera mimando il gesto del rasoio: appuntamento a domenica. Da dove nasce questa inusuale pratica? Ai campionati italiani juniores di Bressanone del 2012, su imbeccata di papà Marco. Con la barba su una guancia sola Gianmarco migliorò il personale di undici centimetri (da 2.14 a 2.25) e da lì non la abbandonò più. Questione di scaramanzia...E di simbiosi con il pubblico. Intanto #HalfShaved è diventato un hashtag su twitter, sempre più virale.

Cestista mancato, con T-Mac nel cuore

Gianmarco Tamberi, molto prima d'intraprendere il sentiero del salto in alto, era solito frequentare i campetti da basket del marchigiano. Un amore a prima vista. Fino ai sedici anni per Gianmarco la palla a spicchi era un chiodo fisso e ben presto si fece strada talentuosa guardia della Stamura Ancona. Con risultati tutt'altro che deprecabili: "Ho giocato nel campionato di serie D contro gente come Achille Polonara (ala della Pallacanestro Reggiana e della nazionale italiana, ndr)". Segue assiduamente l'Nba e nel suo appartamento un "canestrino" da basket non manca proprio mai, giusto sopra il televisore. Se gli chiedete chi sia il suo idolo Gianmarco non ha dubbi. Troppo facile rispondere LeBron James, l'azzurro va controcorrente e tesse le lodi del mitico Tracy McGrady in arte T-Mac: "E’ grandissimo, ha vinto partite da solo segnando da 8 metri senza guardare il canestro". Una passione mai sopita quella per il basket: "Quando vedo una palla non resisto, potreste tranquillamente trovarmi su qualche campetto a fare gare di schiacciate."

Tamberi uin azione a Pechino

Tamberi uin azione a PechinoLaPresse

Quell'odio per le gare mattutine

Non è un mistero, Tamberi non è un estimatore delle gare mattutine e non è solito allenarsi alle ore antimeridiane: non lo prevede il programma studiato di concerto con papà Marco. È un dettaglio che ci permette di ben sperare in vista della finale: già perché la qualificazione strappata per il rotto della cuffia (l'azzurro ha fallito i tre tentativi alla quota d'ingresso in finale di 2.31) è stata la cartina di tornasole delle sue difficoltà di gareggiare la mattina. Quando il corpo fatica a risvegliarsi, le risposte sono un po' più lente e soprattutto non c'è il pubblico delle grandi occasioni. Alla faccia di chi sostiene che il mattino abbia l'oro in bocca...

" Qualificazione alle 9/9,30? Un disastro. Se mi chiedi qual è la mia paura per i mondiali rispondo la qualificazione alla mattina"

Rocker nell'anima

Tamberi non riscrive soltanto i record italiani del salto in alto a suon di balzi prodigiosi, a tempo perso si diletta suonando la batteria. E può vantare un passato a tinte rock da batterista del gruppo "The Dark Melody”, repertorio di cover rigorosamente Anni Settanta. Dagli adorati Led Zeppelin in giù. E che dire dell'Air Guitar eseguito all'interno del Nido d'Uccello di Pechino dopo aver valicato l'asticella a quota 2.29? Niente male quell'assolo di chitarra alla Angus Young degli AC/DC. Thunderstruck!

Non solo barba a metà

L'Half-Beard (come è stata ribattezzata dai media internazionale) non è l'unica trovata di quell'istrione di Gianmarco Tamberi, pifferaio magico capace d'incantare intere platee con la sua Joie de vivre. Agli Europei all'aperto di Helsinki 2012, per dire, si presentò in pedana con una folta chioma tinta d'azzurro. Non siete sazi? Dopo aver trionfato negli Assoluti di Bressanone dello stesso anno con volo a 2.31 chiese ai giudici di posizionare l'asticella a quota 2.46 (un centimetro più su del record del mondo di Sotomayor) per poi esibirsi in un'acrobatica capriola sul materasso. Suscitando, ça va sans dire, l'ilarità generale.

" Io trovo la forza nel pubblico, che mi esalta e mi dà un'adrenalina unica. Più persone ci sono, più riesco a caricarmi: è una ricerca per me naturale. Quando gareggio di fronte a poche persone solitamente faccio 10/15 centrimetri in meno rispetto al mio potenziale. "
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