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Rivoluzione Fosbury: come l’Oregon kid è entrato nel mito capovolgendo il salto in alto

I 72 anni di Dick Fosbury: come l’Oregon kid è entrato nel mito capovolgendo il salto in alto

Il 06/03/2019 alle 07:58Aggiornato Il 04/04/2019 alle 12:02

Compie oggi 72 anni Dick Fosbury, l’atleta statunitense che con un salto all’indietro alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968 rivoluzionò per sempre l’atletica leggera. Ripercorriamo le tappe di un viaggio che ha portato l’ex ragazzino impacciato del liceo di Medford, Oregon, a diventare un’icona globale dello sport.

Il 1968 è l’anno delle contestazioni giovanili e delle rivolte studentesche, di Berkeley, di Parigi e delle loro ramificazioni in tutto il mondo. Il vento della controcultura investe anche lo sport: in un’edizione dei Giochi particolarmente intrecciata con la politica, Dick Fosbury, grazie a un volo all’indietro, proietta il salto in alto in un’altra dimensione assurgendo a icona senza tempo. La sua parabola affonda le radici nello Stato dell’Oregon, il cui motto Alis Volat Propriis (vola con le proprie ali) si può facilmente interpretare come un profetico segno del destino.

Video - Il salto nel futuro di Dick Fosbury che cambiò per sempre l'atletica

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Eureka! La genesi del Fosbury Flop

L'approccio con il salto in alto è desolante: dopo essersi arenato a 1.63 con lo stile in voga allora, il ventrale, il dinoccolato Dick Fosbury chiede al suo allenatore del liceo di Medford il permesso di provare con l’antiquata tecnica della forbice. Qualche infinitesimale progresso si manifesta, ma la scintilla scocca in un meeting del secondo anno quando si accorge che, sollevando le anche, le spalle arretrano e la schiena tende ad appiattirsi sull’asticella. In una disciplina dove i miglioramenti sono esigui, lui si migliora di 15 centimetri in un colpo solo. Gli studi ingegneristici aiutano Dick a perfezionare il suo salto, ribattezzato dalla stampa locale Fosbury Flop; con la casacca arancione dei Beavers, la squadra della Oregon State University, conquista il titolo NCAA e strappa l’ultimo pass per le Olimpiadi di Città del Messico ai selettivissimi Trials americani. Il suo nome comincia a circolare, ma i giudizi sono contrastanti: qualcuno scrive che il cielo è il suo unico limite, altri lo paragonano a un pesce appena pescato che si dimena sul fondo della barca.

Dick Fosbury negli anni universitari

La notte perfetta

In Messico tutti fremono dalla curiosità di vederlo all’opera, ma lui sfugge i riflettori, riottoso all’etichetta di fenomeno da baraccone. Alla cerimonia inaugurale dei Giochi nemmeno si palesa: il giorno prima raggiunge infatti l’antica città di Teotihuacan a bordo del minibus Volkswagen del compagno d’Università Gary Stenlund. Nella cornice di uno dei siti archeologici più suggestivi al mondo i due inseparabili amici partecipano alla memorabile festa per il passaggio della torcia olimpica e trascorrono la notte ai piedi della Piramide della Luna in compagnia delle nuotatrici Cynthia Goyette e Donna De Varona. Fosbury confesserà di non ricordare nulla di quella notte, noi possiamo solo intuire quale grado d'intensità abbia raggiunto la socializzazione all’interno di quel camper. Il conto alla rovescia sta per finire: due settimane dopo quella notte perfetta è già tempo di scendere in pedana.

La Piramide della Luna a Teotihuacan

La Piramide della Luna a TeotihuacanGetty Images

Un alieno in pedana: l'oro a Città del Messico

Fermo immagine: Fosbury si presenta sulla pedana dell’Estadio Olímpico Universitario; indossa due scarpini di colore diverso, dondola avanti e indietro con il corpo, apre e stringe i pugni compulsivamente durante i preparativi del salto e disegna un’inusuale traiettoria semicircolare con la rincorsa. Gli spettatori si prendono beffe di lui, ma le risate si tramutano in applausi quando l’atleta supera tutte le misure al primo tentativo sino a 2.22, valicando l’asticella in senso contrario rispetto agli avversari. Il pubblico ne è talmente abbagliato, che quando il maratoneta etiope Mamo Wolde fa il suo ingresso nello stadio quasi nessuno gli presta attenzione. Il terzo salto a 2.24 è fatto della materia dei sogni: il 21enne di Medford stampa record statunitense e record olimpico, si mette al collo la medaglia d’oro e fissa i nuovi canoni della disciplina. D’ora in poi a dettare legge sarà il Fosbury Flop.

1968, Fosbury Flop: si riscrive la storia del salto in alto
" Riguardando la finale del 1968 ciò che colpisce è questo: per chiunque l’avesse visto allora lo stile di Fosbury sarebbe sembrato totalmente bizzarro. Per chiunque lo guardi adesso, sono tutti gli altri a risultare bizzarri. (Simon Burnton, Guardian)"

Allergico alla fama, campione nella vita

Acclamato da stampa e televisione al suo ritorno in patria, Dick svilupperà a stretto giro di posta una spiccata ritrosia nei confronti delle luci della ribalta. Il percorso di avvicinamento ai Giochi di Monaco 1972 non a caso si rivelerà fallimentare; svuotato e privo di stimoli, Fosbury appenderà gli scarpini al chiodo per dedicarsi anima e corpo allo studio. Una volta conseguita la laurea in ingegneria civile, si trasferirà nell’Idaho contribuendo con i suoi lungimiranti progetti a rendere l’area attorno alla ridente Sun Valley più confortevole. Nel corso della sua vita vincerà battaglie politiche ma soprattutto sconfiggerà un tumore alla colonna vertebrale. Del resto la scorza dura è tipica di chi procede in direzione ostinata e contraria rispetto agli altri.

Video - 18 ottobre 1968, quando Bob Beamon distrusse il record del mondo nel salto in lungo

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