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Jackie Robinson, l'eroe che abbatté la barriera della segregazione razziale nel baseball

Jackie Robinson, l'eroe che abbatté la barriera della segregazione razziale nel baseball

Il 15/04/2019 alle 09:13

Il 15 aprile 1947, Jackie Robinson debutta con la maglia dei Brooklyn Dodgers, diventando il primo giocatore di colore in MLB: cade così la barriera razziale che, sin dalla fine del 1800, aveva precluso l'ingresso ai neri nel massimo campionato di baseball americano.

" Non mi interessa se questo ragazzo è giallo o nero, o se è a righe come una ca**o di zebra. Sono il presidente di questa squadra, e se dico che deve giocare, allora gioca. Vi dico di più: ci renderà tutti ricchi. E se qualcuno di voi non ha bisogno di soldi, allora sono pronto a venderlo subito [Leo Durocher, general manager dei Brooklyn Dodgers]"

Un anno dopo Kenny Washington (NFL), tre anni prima di Earl Lloyd (NBA), undici anni prima di Willie O'Ree (NHL), l'ultimo ad abbattere la Color Line nei maggiori sport americani: il 15 aprile 1947, Jackie Robinson gioca la sua prima partita MLB con i Brooklyn Dodgers, incrinando quel sistema di segregazione razziale che reggeva dalla fine del 1800. Già, perché nonostante la conclusione della Guerra Civile americana (1865) abbia sancito l'abolizione della schiavitù e la parità dei diritti tra le razze, lo sport rimane sostanzialmente un attività per bianchi. Quando nel 1903 viene fondata la MLB, le squadre non ingaggiano giocatori di colore secondo quello che viene definito come "gentlemen agreement", precludendo l'ingresso nella Lega ai soli bianchi: i giocatori neri vengono confinati nelle cosiddette Negro League, campionati di secondo livello aperti anche ai latino-americani, diretta evoluzione di quelle primissime squadre di soli neri sorte già a partire dal 1859.

I Newark Eagles sono stati una delle squadre storiche della Negro League tra il 1936 e il 1948: vinsero il titolo nel 1946.

I Newark Eagles sono stati una delle squadre storiche della Negro League tra il 1936 e il 1948: vinsero il titolo nel 1946.Getty Images

La risposta giusta: dalla Negro League alla MLB

Ed è proprio dalle Negro League che emerge Jackie Robinson, scovato nei Kansas City Monarchs nel 1946 da Branch Rickey, presidente e gm dei Brooklyn Dodgers, il primo proprietario illuminato della storia della MLB, desideroso di abbattere la Color Line nel baseball professionistico americano. Fratello di Mack Robinson, medaglia d'argento nei 200 metri alle Olimpiadi del 1936, battuto per quattro decimi dal leggendario Jesse Owens, Jackie gioca una buona stagione come seconda base nei Kansas City Monarchs: non è il giocatore più forte della Negro League (le cronache del tempo incoronano Satchel Paige e Josh Gibson), ma è quello che dà la risposta giusta durante un colloquio di tre ore precedente la firma del contratto.

  • Branch Rickey: "Sei sicuro di poter sopportare gli insulti razzisti che ti arriveranno senza reagire?"
  • Jackie Robinson: "State cercando un Negro che ha paura di rispondere?"
  • Branch Rickey: "No, un Negro che ha abbastanza fegato per non farlo".
I Brooklyn Dodgers in una foto del 1947: assieme a Jackie Robinson, posano Spider Jorgensen, Eddie Stanky e Pee Wee Reese.

I Brooklyn Dodgers in una foto del 1947: assieme a Jackie Robinson, posano Spider Jorgensen, Eddie Stanky e Pee Wee Reese.Getty Images

Rompere la barriera

Il suo ingresso, ribattezzato come "The Noble Experiment", avviene per gradi: Robinson debutta nei Montreal Royals, club delle minors affiliato a Brooklyn, e dopo un'ottima stagione arriva il suo momento. Il 15 aprile 1947, di fronte a 27.000 spettatori, più della metà dei quali di colore, Jackie Robinson debutta in MLB con la casacca dei Brooklyn Dodgers. Non è un momento facile.

Contro i St. Louis Cardinals, squadra che minaccia a lungo di scioperare se Robinson fosse sceso in campo, riceve un colpo che gli apre una ferita lunga 18 centimetri. Contro i Philadelphia Phillies è costretto a sentire per tutta la partita un triste ritornello proveniente dal dug-out: "Torna nei campi di cotone, negro". Il pubblico gli riversa addosso qualsiasi tipo di insulto e alcuni suoi stessi compagni di squadra gli si rivoltano contro, in una sorta di ammutinamento poi spento dall'intervento di Leo Durocher sopra citato.

La svolta arriva durante una partita a Cincinnati. Davanti a migliaia di spettatori che lo insultano, Pee Wee Reese, giocatore bianco di Brooklyn, abbraccia Robinson in un gesto che verrà poi immortalato in una statua nel 2005. "Puoi odiare un uomo per tantissimi motivi - dirà Reese -. Ma il colore non è uno di questi".

La statua eretta a Coney Island (Brooklyn) in memoria dell'abbraccio tra Pee Wee Reese e Jackie Robinson.

La statua eretta a Coney Island (Brooklyn) in memoria dell'abbraccio tra Pee Wee Reese e Jackie Robinson.Getty Images

Il successo e l'eredità di Jackie Robinson

" Una leggenda e un simbolo di quel tempo. Ha sfidato i cieli scuri dell'intolleranza e della frustrazione [Martin Luther King]"

In tutto questo, Robinson gioca dieci stagioni in MLB ad altissimo livello. È il primo giocatore a vincere il premio di Rookie of the Year nell'anno della sua introduzione (1947), viene nominato All-Star per 6 stagioni consecutive tra il 1949 e il 1954, diventa il primo MVP di colore della National League del 1949 e disputa addirittura 6 World Series, vincendo il titolo nel 1955. Si ritira nel 1957, a 37 anni, per problemi fisici che si scopriranno poi essere dovuti a una forma di diabete (al tempo non curabile con le terapie a disposizione oggi) che lo porterà a soffrire di artrite e perdere progressivamente la vista. Nonostante ciò, riesce ad abbattere un'altra barriera diventando il primo commentatore televisivo di colore.

I Los Angeles Dodgers schierati durante l'inno nazionale pre-partita: in occasione del "Jackie Robinson Day", tutti i giocatori vestono il #42.

I Los Angeles Dodgers schierati durante l'inno nazionale pre-partita: in occasione del "Jackie Robinson Day", tutti i giocatori vestono il #42.Getty Images

Jackie Robinson ha aperto una strada poi seguita da un numero sempre crescente di giocatori. Nel 2018, la MLB ha toccato la punta più alta di giocatori neri dal 2012, con l'8.4% sul totale. Dal 2004, la Lega ha introdotto in suo onore il "Jackie Robinson Day", giornata in cui ogni giocatore indossa la maglia con il suo numero, il 42.

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