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Da 0 a 10, il pagellone della stagione di Eurolega: Doncic fenomeno, Milano da 5

Da 0 a 10, il pagellone della stagione di Eurolega: Doncic fenomeno, Milano da 5

Il 07/04/2018 alle 11:33

Prima dell’inizio della grande battaglia dei playoff, tiriamo le somme di quanto successo nella regular-season di Eurolega: il voto più alto va di diritto a Luka Doncic, vera superstar del torneo, mentre l’Olimpia Milano, pur avendo migliorato i risultati rispetto alla scorsa stagione, non merita la sufficienza.

Voto 10 a quel fenomeno di Luka Doncic

Luka Doncic è stata la principale attrazione della stagione, se non altro perché sarà con molta probabilità l’ultima in cui lo vedremo calcare i parquet di Eurolega prima della sua dipartita verso gli Stati Uniti: dopo l’Europeo vinto con la Slovenia, Doncic ha confermato la sua dominanza totale nel gioco con un bagaglio tecnico-tattico condito da una dose di personalità che in pochissimi possiedono alla sua età. Con una valutazione che sfiora i 23 di media, è di gran lunga il primo del lotto.

Voto 9 all’impresa dello Zalgiris Kaunas

Diciannove anni. Quelli trascorsi dall’ultima apparizione dello Zalgiris Kaunas ai playoff di Eurolega. Gli stessi trascorsi dall’ultimo titolo della squadra lituana. Il 22 aprile 1999, nella cornice dell’Olympiahalle di Monaco, lo Zalgiris batteva la Kinder Bologna conquistando l’Eurolega: era la squadra di Tyus Edney, Anthony Bowie, Saulius Stombergas, Tomas Masiulis, Eurelijus e Mindaugas Zukauskas. Ora, lo Zalgiris torna ai quarti, e lo fa da grandissimo protagonista per aver espresso una delle migliori pallacanestro per la qualità del roster a disposizione di Sarunas Jasikevicius, seriamente candidato al premio di coach of the year.

Voto 8 alle bombe di Alexey Shved

Luka Doncic ci ha fatto impazzire, è vero, ma se vogliamo essere onesti, è d’obbligo anche un riconoscimento ad Alexey Shved: capocannoniere del torneo con 21.4 punti di media, sempre in doppia cifra in ogni singola partita, mai sotto i 15 punti realizzati, 91 triple segnate. Il Principe del Baltico ha avuto spesso (se non sempre) carta bianca nella gestione dei possessi offensivi del Khimki, ma, anche a questo livello, pochi altri possono vantare un talento offensivo e una pulizia/purezza dei fondamentali come i suoi.

Voto 7 alla rimonta-playoff del Baskonia

Senza offesa, sarebbe stato molto stuzzicante vedere la coppia Norris Cole-Pierre Jackson zigzagare nei playoff di Eurolega, ma tanto di cappello al Baskonia per averla spuntata sul Maccabi Tel Aviv nella volata finale per i playoff. Dopo l’inizio tragico da 4 sconfitte consecutive, l’addio di Pablo Prigioni e l’infortunio a Jordan McRae, il Baskonia ha cambiato totalmente marcia facendo quadrato attorno a Toko Shengelia e Rodrigue Beaubois: nello sprint finale, non ha mai sbagliato un colpo, coronando l’opera con la vittoria sul Maccabi nello scontro diretto decisivo. E l’emozione che dà la Fernando Buesa Arena, enorme e sempre piena di tifosi, resta sempre unica.

Voto 6 al calendario super-intasato

Diciamolo pure. L’Eurolega così, a 16 squadre con una regular-season da 30 partite, è una figata. Una proposta enorme di basket di altissimo livello qualitativo. Il problema, ovviamente, sta nell’incastrare il tutto con i calendari delle competizioni nazionali, quantitativamente della stessa misura. I doppi turni settimanali, necessari per non sconfinare con i playoff e le Final Four a giugno inoltrato, sono stati pesanti da affrontare, anche in termini di viaggi e spostamenti, per squadre che si sono ritrovate sostanzialmente a dover giocare 4 partite in 8 giorni, con annesse problematiche di turnover e rischi di arrivare scariche o non competitive a uno o più appuntamenti. Tutto comprensibile se non fosse che, a differenza della NBA, l’Eurolega ci ha storicamente abituati a vederer partite giocate sempre ad altissima intensità.

Voto 5 alla stagione dell’Olimpia Milano

Premessa: la squadra ha fatto meglio della scorsa stagione, sia a livello di risultati che di gioco espresso in generale, con tante partite decise in volata nonostante l’elevato numero di sconfitte. Il verdetto? Milano si è attestata nella fascia medio-bassa della classifica, dimostrando di potersela giocare con tutte le squadre dal sesto posto in giù, ma è mancato quello squillo, quell’acuto, quella vittoria contro una vera big che avrebbe potuto rianimare certi momenti della stagione e costruire mini-strisce positive. Con quasi 86 punti subiti in media a partita, Milano è stata la peggior difesa del torneo per il secondo anno consecutivo: è vero che gioca a un ritmo tendenzialmente alto, ma in Eurolega è difficile vincere facendo un canestro in più degli avversari.

Jordan Theodore, Andrew Goudelock - Olimpia Milano 2017/2018

Jordan Theodore, Andrew Goudelock - Olimpia Milano 2017/2018Imago

Voto 4 al tracollo del Barcellona

Per il secondo anno consecutivo, il Barcellona resta fuori dal tabellone dei playoff. Non succedeva dal biennio 2003-05, quando i blaugrana si fermarono alle Top16 in due stagioni consecutive. Nel mezzo, 6 partecipazioni alle Final Four e un trofeo sollevato nel 2010. La squadra è stata praticamente ricostruita da capo a piedi in estate, con il grande colpo Kevin Seraphin come fiore all’occhiello del mercato: il centrone francese, però, non ha avuto l’impatto stimato (l’operazione al ginocchio l’ha poi costretto a chiudere anzitempo la stagione) così come il recentemente esonerato coach Sito Alonso, prelevato dal Baskonia al posto di Bartzokas, non ha saputo mettere insieme le tessere del puzzle.

Thomas Heurtel in azione contro Dairis Bertans, AX Armani Exchange Milano-FC Barcelona Lassa, Euroleague 2017-18

Thomas Heurtel in azione contro Dairis Bertans, AX Armani Exchange Milano-FC Barcelona Lassa, Euroleague 2017-18LaPresse

Voto 3 al disastroso Anadolu Efes

Come si dice in gergo, l’“hanno data su” molto, molto presto. Probabilmente poco dopo la vittoria contro Milano, chiudendo con un girone di ritorno di bassissimo profilo. Nonostante un pacchetto di americani di livello, l’Efes è stata probabilmente la peggior squadra per chimica, spirito di gruppo e intensità difensiva. Eppure, era reduce dal 6° posto della scorsa stagione, con una serie di playoff tiratissima con l’Olympiacos, e quest’anno ha vinto la Coppa nazionale partendo come testa di serie numero 8...

Voto 2 alle infrazioni di passi che non esistono più

Nel basket con cui siamo nati e cresciuti, muovere il perno prima di aver messo palla a terra era una chiara infrazione di passi. Così come ricevere in movimento e compiere un passo prima di palleggiare. Nell’Eurolega di oggi, complice anche l’allineamento della FIBA con il cosiddetto “gather-step” di stampo NBA, l’infrazione di passi è ormai ampiamente sdoganata. Ne beneficiano certamente gli attacchi e lo spettacolo (quest’anno l’Eurolega è stato il campionato-top con la maggior efficienza offensiva del mondo), ma lo spirito del gioco riceve una bella pugnalata al cuore.

Voto 1 alla battaglia con la FIBA

Tra doppi turni settimanali, finestre per le nazionali con giocatori di seconda fascia e la moltiplicazione delle Coppe europee a quattro, con sistemi di promozioni e retrocessioni parallele, ci siamo ritrovati in una situazione molto complicata e intricata, difficile da comprendere anche per gli stessi appassionati (figurarsi per i neofiti che scoprono il basket per le prime volte!). FIBA ed ECA rimangono però ferme sulle proprie posizioni, in un rapporto muro contro muro che non sembra vedere sviluppi nel prossimo futuro.

Voto 0 al fastidiosissimo TV time-out

In un’epoca in cui si fa di tutto per rendere il basket sempre più rapido, veloce e coinvolgente anche per il pubblico, diminuendo i tempi morti e riempiendo le pause con spettacoli extra, il TV time-out rimane un mostruoso anacronismo. Vero, ci sono interessi di un certo tipo alle spalle, ma spezzare in modo artificioso il ritmo della partita non è la scelta più indovinata.

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