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Forza della difesa e concetto di squadra: il sistema di Ettore Messina ha portato Milano in vetta

Forza della difesa e concetto di squadra: il sistema di Ettore Messina ha portato Milano in vetta

Il 02/11/2019 alle 10:30Aggiornato Il 02/11/2019 alle 10:31

La splendia vittoria dell'Olimpia sul Barcellona porta in bella vista il marchio di coach Ettore Messina: in questo momento, Milano è una squadra vera, mentalmente unita e forte, che poggia le basi del successo su una spiccata identità difensiva. Ci sono molte affinità con la squadra di Luca Banchi del 2013-14, l'unica capace di raggiungere i playoff nella storia dell'Eurolega moderna.

Nell'epoca dell'Eurolega moderna, apertasi nel 2000-01, l'Olimpia Milano ha vissuto soltanto due stagioni con record positivo. La prima è stata nel 2013-14, con Luca Banchi a condurre quella mitica ma altrettanto sfortunata cavalcata ai playoff contro il Maccabi Tel Aviv, finora unica apparizione biancorossa nella post-season. La seconda è quella in corso, con il filotto di cinque successi consecutivi che ha proiettato l'Olimpia in vetta alla classifica dopo sei giornate per la prima volta nella storia. Yikes!

Sebbene costruite con materiale umano di spessore e qualità differente, queste due versioni della Milano vincente hanno una base comune: entrambe rispondono perfettamente al concetto di "squadra", pilastro cardine per poter emergere sul palcoscenico internazionale, e poggiano le proprie fondamenta nella metacampo difensiva, un altro must imprescindibile per giocare ed essere competitivi ad alto livello.

La forza della difesa alla base di tutto

C'è affinità anche nei numeri. L'Olimpia di Ettore Messina è la sesta miglior difesa dell'Eurolega, con 76.5 punti subiti di media, un dato molto simile alla Milano di Luca Banchi, che ne incassava 75.4. Certo, l'anno scorso l'Olimpia di Simone Pianigiani era il miglior attacco del torneo, con 87.3 punti segnati a partita, pagati però a caro prezzo nella metacampo opposta: Milano chiuse come seconda peggior difesa con 87.2 punti subiti in media, un battito di ciglia meglio del solo (e derelitto) Gran Canaria (87.8). Con il sistema di Messina, Milano ora gioca, come prevedibile, a un ritmo più basso: segna molto meno (80.8 punti a gara, -6.5 punti rispetto alla gestione Pianigiani) ma costruisce i successi attorno al proprio canestro, con un differenziale positivo di 10.7 punti subiti in meno rispetto alla passata stagione. Mettete assieme tutti questi numeri, e i conti quadreranno abbastanza facilmente.

Coach Luca Banchi Simone Pianigiani Ettore Messina
Punti segnati 76.9 (9°) 87.3 (1°) 80.8 (8°)
Punti subiti 75.4 (10°) 87.2 (15°) 76.5 (6°)
Differenziale +1.5 +0.1 +4.3
Vladimir Micov stoppa Adam Hanga durante la partita tra AX Armani Exchange Milano e FC Barcelona.

Vladimir Micov stoppa Adam Hanga durante la partita tra AX Armani Exchange Milano e FC Barcelona.Getty Images

Squadra, coesione e mentalità: la differenza negli "intangibles"

E il lavoro oscuro di Scola (cui si unirebbero anche 14 punti e 9 rimbalzi, per gradire...) è il giusto input per introdurre il secondo tema: dopo un inizio balbettante (vedi la sconfitta all'esordio con il Bayern e qualche ribaltone imprevisto in campionato), Milano sta prendendo sempre più la forma di una squadra vera, compatta, unita, una sinergia che aumenta (e di molto) quel valore dato dalla semplice somma dei singoli. È un gruppo che soffre, che lotta, che non si perde mentalmente di fronte ai momenti difficili. La testa del collettivo, in questo momento, sta facendo la differenza. Come la faceva ai tempi della Milano di Banchi, quando l'affiatamento perfetto raggiunto dal gruppo nelle Top16 aveva scritto una pagina di storia biancorossa indimenticabile, dal sacco di Istanbul con uno Zeljko Obradovic paonazzo come non mai, al trentello rifilato al Barcellona, fino a quella mitica striscia di sette successi consecutivi (10 in 12 gare) ancora ineguagliata.

Video - Highlights: AX Armani Exchange Milano-FC Barcelona 83-70

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