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Luis Scola e l'Olimpia Milano. Un matrimonio cestistico che può far ritornare grandi entrambi

Luis Scola e l'Olimpia Milano. Un matrimonio cestistico che può far ritornare grandi entrambi

Il 30/09/2019 alle 11:17Aggiornato Il 30/09/2019 alle 12:03

L'ala argentina, classe 1980, ha firmato per tutta la stagione 2019-20 con l'AX Armani Exchange Milano. Che tipo di giocatore è oggi Luis Scola e cosa può dare a questa Olimpia?

Dopo un Mondiale da assoluto protagonista, in cui ha conquistato l’ennesima medaglia con la sua Selección-Albiceleste, Luis Scola ha deciso di rilanciare la propria carriera e accettare la corte dell’AX Armani Exchange Milano. La scelta è maturata anche e soprattutto per l’interesse diretto e personale di coach Messina, come confermato direttamente dall’agente del giocatore, Claudio Villanueva.

La carriera

Gli esordi ovviamente in Argentina, a Buenos Aires, con la maglia del Ferro Carrill Oeste, ma il trasferimento in Spagna avviene praticamente subito. Nel 1998 Scola decide infatti di volare oltre oceano e accasarsi nei Paesi Baschi, col Tau Ceramica (oggi Kirolbet Baskonia). La società di Vitoria-Gasteiz lo gira in prestito per 2 stagioni al Cabitel Gijón Baloncesto, per un’esperienza utile a farne il futuro perno del proprio sistema di gioco. Col Tau disputa 7 annate, giocando sia la Liga ACB che l’Eurolega. Vince 3 Coppe del Re e altrettante Supercoppe spagnole, ma è con la vittoria in Liga (2002), la prima nella storia della formazione basca, che tutta Europa si accorge definitivamente dell’enorme talento di Scola. Premiato come miglior giovane della Liga nel 2000, ottiene anche un doppio riconoscimento di MVP (2005 e 2007). Col Tau Ceramica chiude con 219 partite giocate in Regular Season (16 punti e 6.1 rimbalzi di media) e 64 gare di Playoffs, raggiunti in tutte le stagioni. In Eurolega le presenze sono invece 144 (14.3 punti e 5.6 rimbalzi di media) e per 3 volte consecutive (2005-2007) Scola aiuta la squadra la squadra a raggiungere le Final Four. Nel 2006 e nel 2007 è inserito nel miglior quintetto della competizione europea per club.

Nel 2007 decide di chiudere l’esperienza europea e di ritornare in America, stavolta in NBA, lega che aveva già avuto modo di conoscere da vicino quando era stato scelto con la 56ª scelta assoluta dai San Antonio Spurs al Draft del 2002. In NBA rimane 10 anni, la metà dei quali spesi con gli Houston Rockets, con 791 presenze complessive, di cui 48 ai Playoffs. Oltre che con la franchigia texana, Scola gioca anche con Phoenix Suns, Indiana Pacers, Toronto Raptors e Brooklyn Nets. Con la Nazionale argentina la storia d’amore dura ormai da oltre 25 anni, in cui Scola è stato perno della Generación Dorada (2001-2016), insieme ai vari Carlos Delfino, Emanuel Ginóbili, Andrés Nocioni, Pablo Prigioni e Pepe Sánchez. Le medaglie conquistate coi colori dell’Albiceleste sono oltre 20 (in competizioni FIBA e a livello giovanile), ma il punto più alto raggiunto è sicuramente rappresentato dall’oro olimpico di Atene 2004, conquistato proprio ai danni dell’Italia, e dai 2 argenti mondiali, ottenuti a distanza di 17 anni uno dall’altro (2002 e 2019).

L’evoluzione tecnica

Scola è un’ala grande molto versatile, dotata di un bagaglio tecnico praticamente sterminato, specie nel gioco in post basso e spalle a canestro. Nel corso della sua carriera ha giocato in varie occasioni anche da centro, facendo però del gioco interno il suo costante punto di forza. All’alba dei 35 anni si è poi scoperto tiratore, iniziando a prendere sempre più confidenza col tiro dalla distanza e a implementare nel proprio gioco la soluzione perimetrale, forse anche per sopperire all’età. Passatore ben più abile di quanto non dimostrino le statistiche (1.6 assist di media in NBA), pur non essendo certo una point-forward. Giocatore dotato di un I.Q. cestistico impressionante e di una duttilità che lo rendono fattore importante in ambo le fasi di gioco. L’esperienza accumulata, peraltro in competizioni così diverse tra loro, gli ha permesso di reinventarsi più volte sul parquet, in un’evoluzione cestistica costante che è sembrata sempre al passo coi tempi della pallacanestro mondiale.

Che cosa può dare a questa Olimpia

Che la firma di Scola rappresenti un motivo di totale interesse, sia per la società biancorossa che per tutta la LBA 2019-20, è innegabile. Ciò nonostante, da più parti sembrano già essere stati sollevati molteplici dubbi circa l’avanzata età e la tenuta fisica del giocatore. Sullo stato di forma, Scola ha già dato risposte importanti durante il Mondiale ed è certo che coach Messina saprà gestirlo al meglio, anche e soprattutto in una stagione così serrata. Quanto all’età, il tifoso milanese può consolarsi con qualche paragone storico. Bob McAdoo arrivò a Milano che aveva 35 anni e, dopo un inizio non proprio eccellente, venne considerato come la stella statunitense bollita e venuta in Italia solo per svernare. Andrés Nocioni firmò col Real Madrid nel 2014 e a 36 anni divenne MVP delle Final Four di Eurolega, risultando fondamentale per il successo dei Blancos. Se i dubbi sull’età possono, in minima parte, essere giustificati, quelli sull’utilità non hanno diritto di cittadinanza cestistica. Scola è un giocatore che completa il reparto lunghi dell’Olimpia in maniera totalizzante. Potendo giocare da ala forte e da centro, disponendo di una tecnica che non trova eguali tra tutti i giocatori impegnati in questa Eurolega 2019-20, e nonostante i 39 anni d’età, Scola aiuterà Milano ad aspettare il rientro di Arturas Gudaitis e l’inserimento completo di Aaron White. Quest’ultimo sembra attualmente un pesce fuor d’acqua nella pallacanestro di coach Messina, ma avrà l’occasione di partecipare a un clinic d’aggiornamento continuo, potendosi allenare proprio con Scola, e di ritrovare lo smalto delle stagioni con lo Zalgiris Kaunas.

È chiaro poi che l'arrivo di Scola debba essere visto nell’ottica di ampliare il roster soprattutto per gli impegni di Eurolega, competizione che, visto il format, non attende nessuno, neanche una delle società italiane più gloriose e con maggior tradizione. Le difficoltà nello spot 4, le incognite sul rendimento di alcuni giocatori nella massima manifestazione per club e la mancanza di esperienza a questi livelli verranno certamente compensate proprio dall’arrivo di Scola. Il connubio cestistico è potenzialmente una scelta non solo romantica. Su livelli di rendimento simili a quelli offerti durante il Mondiale, Scola potrebbe ritornare protagonista in Europa, rilanciando contestualmente le ambizioni dell’Olimpia e permettendole di centrare gli agognati Playoffs. Attenzione infine al numero di maglia. Più volte in carriera Scola ha indossato il #4, ma a Milano la tradizione vuole che tale numero non sia quasi mai assegnato per via di un avvenimento che coinvolse il padre-fondatore dell’Olimpia, Adolfo Bogoncelli. Il 4 aprile 1944 al futuro patron biancorosso venne infatti diagnosticata la poliomielite. Da quel momento il "Bogos” decise di bandire il numero 4 (e anche il 44) dalle divise delle Scarpette Rosse. La regola venne infranta solamente in un’occasione, con la firma di Sasha Djordjevic nel 1992.

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Video - Highlights: AX Armani Exchange Milano-Germani Brescia 65-73

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