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Spanoulis, Milutinov e un Olympiacos tornato "duro e puro": Milano soffre l'assenza di Gudaitis

Spanoulis, Milutinov e un Olympiacos tornato "duro e puro": Milano soffre l'assenza di Gudaitis

Il 30/11/2019 alle 17:02Aggiornato Il 30/11/2019 alle 17:15

Nella trasferta al Pireo, l'Olimpia Milano si è scontrata con un Olympiacos dal tradizionale spirito ritrovato: squadra dura, fisica, intensa e difensiva. La zona nevralgica è stata l'area pitturata, dove la formazione greca ha saputo sfruttare l'assenza di Arturas Gudaitis per prendere enormi vantaggi su entrambi i lati del campo, con un Nikola Milutinov giusto MVP della serata.

Manca soltanto una manciata di giorni al 2020 e all'apertura del prossimo decennio, ma finché in campo vedremo Vassilis Spanoulis, Georgios Printezis e Kostas Papanikolaou con quelle canotte a righe rosse e bianche, è difficile togliersi dalla testa l'immagine tradizionale del "vecchio" Olympiacos e di quella sua pallacanestro fatta di ritmo controllato, fisicità e durezza difensiva e mentale. Se dovessimo dare una forma all'Olympiacos dell'era moderna, probabilmente l'immagine di un blocco di calcestruzzo farebbe al caso nostro. L'anno scorso, con David Blatt in panchina, l'Olympiacos sembrava aver risvegliato il suo vecchio spirito nella prima parte di stagione, salvo poi naufragare malamente con il trascorrere delle partite. Quest'anno, al contrario, dopo un inizio quasi tragico, i Reds stanno ritrovando il loro taglio classico: tre vittorie nelle ultime quattro, calssifica risalita fino al margine della zona playoff, e riemersione dei punti di forza sopra citati, con grossa attenzione ai dettagli nella metacampo difensiva.

La sconfitta dell'Olimpia al Pireo sorprende per le dimensioni (-21 che era stato anche -26 nel corso del quarto periodo) e per un'arrendevolezza soprattutto mentale mai vista finora in stagione, nemmeno nel brutto esordio nella trasferta di Monaco. Non sorprende, però, per l'avversaria. L'Olympiacos, specialmente in casa, sarà sempre una squadra temibile. Anche in una stagione di transizione come questa, con il solo impegno in Eurolega, fattore che in questo momento sembra venire in favore dei Reds, che contro Milano hanno mostrato una freschezza fisica, atletica e mentale di altro livello. Anche l'aver picchiato la testa a ripetizione contro il muro difensivo dell'Olympiacos dovrebbe sorprendere il giusto: nelle cinque vittorie raccolte finora, i Reds hanno concesso soltanto 73.2 punti agli avversari. Milano ne ha messi 70. In linea.

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Quello che emerge dalla sconfitta del Pireo e, più in generale, dal mini-periodo di tre ko nelle ultime quattro uscite, è invece l'enorme vuoto lasciato dall'assenza di Arturas Gudaitis. Nikola Milutinov è un perfetto giocatore da Olympiacos, ne incarna lo spirito alla perfezione: un centro europeo old-school, pesante, grosso, fisico, ma anche e soprattutto scafato. Senza Gudaitis, ha aperto una voragine nell'area Olimpia. Lui e Vassilis Spanoulis, perché a 37 anni e con un solo impegno settimanale, il vecchio califfo del Pireo è ancora capace di torchiare le migliori difese di europa se affiancato a un lungo con quella capacità di bloccare e muoversi in successione negli spazi.

Poi, si può anche parlare del 6/19 dall'arco, delle difficoltà di Shelvin Mack regia e in attacco, dello scarso contributo realizzativo della panchina. Ma, prima di tutto, Milano ha perso la partita lì dentro, in quel rettangolo rosso vicino al canestro. Intimidita in difesa, surclassata a rimbalzo, scompaginata ancora una volta nelle rotazioni per i falli prematuri di Tarczewski. Non è un campanello d'allarme, ma un pensiero: anche nel basket moderno del pace-and-space e del tiro da tre punti, quelli grossi e bravi lì sotto fanno ancora la differenza.

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