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Da Splash Brother a giocatore vero: la splendida trasformazione di Amedeo Della Valle

Da Splash Brother a giocatore vero: la splendida trasformazione di Amedeo Della Valle

Il 15/09/2018 alle 16:50Aggiornato Il 15/09/2018 alle 16:51

Nonostante una squadra notevolmente rinforzata, Amedeo Della Valle è stato ancora devastante contro la Polonia, realizzando 28 punti con 8 triple: è stata una partita che ha confermato l’enorme maturazione vissuta nell’ultimo anno a Reggio Emilia, dove ha compiuto il decisivo salto di qualità per diventare un giocatore fatto e finito.

Con la Croazia, nell’ultima partita della prima fase, aveva perso un giro, passando inosservato dalla porta sul retro, sulle spalle un fagotto con un uovo e sette errori dal campo, tanti quanti i tiri tentati. Da quel giorno sono trascorsi quasi tre mesi, un’estate che ha cambiato la carriera (e la vita) di Amedeo Della Valle: è stata l’estate del grande salto, dalla provincia alla metropoli, dall’Eurocup all’Eurolega, ma, soprattutto, dal ragazzo che giocava a fare lo “Splash Brother” all’uomo che avrà le mani piene, anche con la maglia azzurra. Ma, prima, serve aprire una (grossa) parentesi.

Datome, Melli, Cinciarini, Brooks: il valore delle new-entry

Per la prima volta nel percorso di qualificazione ai Mondiali del prossimo anno, Meo Sacchetti aveva a disposizione una squadra vera, simile a quella (se non la stessa) che, toccando ferro, potrebbe scendere in campo in Cina: non ce ne vogliano i ragazzi che hanno onorato la maglia nelle finestre precedenti, ma con Gigi Datome, Nicolò Melli, Andrea Cinciarini e il debuttante Jeff Brooks, quest’Italia ha un tasso tecnico, tattico, fisico e di esperienza che ha poco da spartire con certi gruppi ammassati giocoforza nei mesi scorsi da coach Meo.

È stato gratificante per il cuore rigustare le triple e gli sbriciolate in pass-e-tiro di Datome, condite da quegli extra-pass che solo lui vede; il Melli in versione centro-difensore-regista alla Maarty Luenen, in un ruolo che ne esalta al massimo le sue caratteristiche tecnico-tattiche e che si adatta alla perfezione al gioco di Sacchetti; il pugno da generale del Cincia, ormai forgiato da due lunghi campionati di Eurolega, capace di risistemare la squadra nel finale subentrando a un Vitali un po’ perso e, soprattutto, di incollarsi a quell’AJ Slaughter “miglioratino” rispetto alla sua prima versione vista a Biella, semplicemente spaziale fino a quel momento; l’adattamento-lampo di Jeff Brooks, giocatore sacchettiano per eccellenza, che sembra già essere il veterano di una squadra in cui è sbarcato una settimana fa. Già, ma con il vecchio Meo è bastata una semplice strizzata d’occhio: d’altronde, i due avrebbero messo in bacheca il mini-triplete di Sassari nel 2014-15.

Addio, Splash Brother! Benvenuto, Amedeo Della Valle!

Bravi i nuovi, abbiamo detto, ma siamo finalmente arrivati al nostro Amedeo: 28 punti con 8/11 dall’arco, in una serata in cui l’Italia ha regalato un clinic di efficacia traslata nella pallacanestro moderna (18/28 da tre, pari al 64.3%). Non vi preoccupate a spulciare il libro delle statistiche, ve lo diciamo noi: l’anno scorso, 8 triple non le aveva mai fatte, in nessuna partita e in nessuna competizione. 28 punti sì, anzi, 29 per l’esattezza nella scampagnata contro la Romania, un exploit che aveva seguito i 22 con l’Olanda e i 25 con la Croazia. Tutte vittorie, ovviamente. Tolta la Croazia-bis, Della Valle ha viaggiato a 26 punti di media nelle ultime quattro in maglia azzurra, tirando 22/37 dall’arco (59.4%). Mica male, eh?

Le statistiche di Della Valle nelle qualificazioni:

Avversario Punti Tiri da due Tiri da tre
vs Romania 16 3/5 2/7
@ Croazia 25 3/6 5/8
vs Olanda 22 2/2 3/9
@ Romania 29 2/4 6/9
vs Croazia 0 0/3 0/4
vs Polonia 28 0/3 8/11
Totale 120 10/23 24/48
Media 20.0 43.5% 50.0%

Ma se nella prima fase aveva dovuto prendersi giocoforza il ruolo di leader offensivo di una squadra che di punti nelle mani ne aveva pochini, contro la Polonia lo ha fatto calandosi in un contesto molto diverso, che gli chiedeva di passare da primadonna a comprimario. E lui l’ha fatto alla perfezione, leggendo la partita come un campione. A prima vista, le 11 triple tentate potrebbero sembrare un numero esagerato, ma in realtà Della Valle ha preso i tiri giusti, quelli da prendere, perché costruiti dal sistema: ha saputo giocare con gli altri, ma anche caricarsi di responsabilità (e segnare, cosa che tende a fare le differenza) nei momenti in cui gli era richiesto farlo, con i 9 punti realizzati nel secondo periodo (con Datome e Melli in panchina per falli) e altri 9 nel quarto, con quella scarica di bombe decisiva per tagliare la testa al toro.

La differenza di maturità, capacità di leggere il gioco, la partita e gli avversari è enorme rispetto ai giorni spensierati della brutta copia degli Splash Brothers con Mussini: quello era un Amedeo ancora divertito e bambino, questo è un giocatore maturo e vero.

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